mercoledì 23 febbraio 2011

Opportunità (per chi?) che è bello non cogliere

A volte ci riusciamo. A volte vinciamo noi. Contro lo stillicidio di pubblicità, promozioni, comunicazioni, che si mascherano dietro informazione ma che in realtà non sono altro che bieco marketing di prodotti per noi inutili e per “loro” vantaggiosi.

Ma a volte vinciamo. Grazie a cabalistiche combinazioni di opzioni, firme apposte e firme omesse, e slalom tra clausole opt-in ed opt-out. Ed infatti sull’estratto conto della mia carta di credito compare ogni mese il seguente paragrafo strappalacrime:

Mancato consenso alle informaizoni commerciali

Loro sono estremamente tristi ed abbattuti per non potermi inviare le mirabolanti “informazioni commerciali”, con tanto di concorsi ed operazioni a premi. A cui mai mi sognerei di partecipare! E tutto perché non hanno ricevuto il consenso da parte mia. Ma quale terribile omissione da parte mia!

Non vi so dire il piacere che provo ogni mese a rileggere queste stesse parole, ed a volare con la fantasia a tutte le “opportunità” che mi piacerebbe davvero cogliere nella vita, certamente non quelle che potrebbero offrirmi costoro…

sabato 19 febbraio 2011

Controlli fiscali… precisissimi

Non è mai piacevole ricevere una lettera dall’Agenzia delle Entrate: di solito non scrivono per fare gli auguri di compleanno, ma per reclamare (con i salati interessi e sanzioni) un qualche balzello che per qualche motivo (distrazione o omissione) non è stato pagato nei tempi e nei modi (sempre difficili per un comune mortale).

Ancora più sibillino è il contenuto del messaggio, che fa riferimento al modello Unico:

«[…] i conteggi relativi ai dati dichiarati non presentano irregolarità […] Sono emerse, tuttavia, eccedenze d’imposta superiori a quelle dichiarate […]».

Cioè, scusa, puoi ripetere? i conti quadrano, ma ci sono eccedenze d’imposta. E cosa sono queste eccedenze? imposte che ho pagato di troppo, oppure che avrei dovuto pagare in più? Assolutamente indecifrabile per un umano medio.

Per fortuna nella pagina successiva c’è un prospetto dal quale si capisce quali sono le cifre in gioco e quale è stato l’errore nella dichiarazione.

entrate

Quindi, ancorché “da verificare” (testualmente), invece di € 0,00 avrei dovuto dichiarare € 0,00. Si vede che l’errore di dichiarazione giace sull’asse immaginario e non su quello reale.

Son felice che la nostra Agenzia delle Entrate, anziché combattere i veri evasori, impegni le proprie energie ad inviare delle notifiche irrilevanti (anzi, immaginarie) a coloro che avevano i conti in regola. Chissà se questi controlli hanno contribuito a pompare le statistiche presentate dall’Agenzia?

mercoledì 16 febbraio 2011

Isolamento da reti sociali

Sull’ultimo numero di IEEE Computer ho trovato un interessante articolo The Promise and Peril of Social Computing, nel quale si introduce una nuova rubrica mensile che dovrà trattare da un punto di vista critico il fenomeno del social computing, di cui ovviamente i social network sono un elemento essenziale.

image

Mi ha incuriosito ed interessato moltissimo la Figura 1 (qui riprodotta) nella quale sono riportati i link tra molti blog statunitensi di diversi orientamenti politici: liberali (blu) e conservatori (rosso). Emerge chiaramente che vi è una fortissima concentrazione di link tra blog con tendenze politiche analoghe, mentre le due emi-sfere (o emi-blogosfere) sono quasi disconnesse le une dalle altre.

La tendenza è quindi di parlare a persone che la pensano come noi, e ascoltare solo le persone che la pensano [già] come noi. La rete sociale non serve quindi tanto a creare dei collegamenti nuovi, quanto a rafforzare i gruppi esistenti (e se vogliamo creare delle “barriere all’accesso” ancora più forti, in cui è più difficile entrare in un gruppo già fortemente coeso).

Si discute tanto di incomunicabilità a livello famigliare, lavorativo, sociale. Siamo riusciti a creare anche l’incomunicabilità sui social network. In fondo, da quando l’uomo ha inventato il linguaggio, ha anche inventato i dialetti e le inflessioni, che servono proprio a distinguere chi è del mio gruppo e chi no.

Ed allora, da domani faremo tutti un po’ più attenzione a mantenere una visione più aperta e critica sui blog che leggiamo. Rossi o blu.

lunedì 14 febbraio 2011

L’italianità in due cartelli

Mettiamoci nei panni di un alieno che intende farsi un’idea dei modi di pensare nelle diverse nazioni del mondo. Per avere un buon quadro sul modo di ragionare “all’italiana” posso suggerirgli di atterrare di fronte al cantiere che presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino sta ristrutturando i locali in vista delle celebrazioni per Italia 150.

A pochi decimetri l’uno dall’altro, si trovano i due seguenti cartelli. Il primo, ripetuto più volte nella cartellonistica gigante stampata sulle transenne di delimitazione del cantiere. Il secondo, posticcio e volante, appeso al cancello di ingresso.

Visite guidate tutti i sabati e domeniche dal 15 gennaio 2011

Le visite guidate si svolgeranno a partire da sabato 22 gennaio

Dall’analisi e dal raffronto tra i due cartelli, il nostro osservatore alieno particolarmente attento ed intelligente può facilmente dedurre quanto segue:

  1. L’Italia deve essere una nazione piena di anziani, la cui principale occupazione è ovviamente la visita ai diversi cantieri disponibili in città
  2. L’anniversario dell’unità di Italia deve essere veramente poco sentito, visto che il vero Evento è il Cantiere, non il festeggiamento
  3. La celebrazione di Italia 150 è un evento di portata e rilevanza solo locali, visto che tutta la cartellonistica è in italiano
  4. Per qualche motivo il Cantiere Evento (chissà perché le maiuscole?) deve assolutamente essere visitato da molte persone, addirittura si ribadisce che è gratuito e che si potranno ottenere buoni sconto per l’ingresso alle mostre.
  5. Ogni volta che gli italiani si impegnano su una data (15 gennaio per l’inizio delle visite), succede che non riescono a rispettare l’impegno (infatti è stato necessario rimandare al 22), perché qualcuno ha scoperto che all’interno di un cantiere si effettuano delle “lavorazioni” (ma va’?)
  6. Non ci si vergogna di non rispettare le scadenze, ed in fondo si è convinti che i cartelli non li legga nessuno, visto che dopo oltre 3 settimane il secondo cartello non è ancora stato rimosso.

Caro alieno, direi che ci hai capiti. Ora fai un giro in qualche nazione realmente civilizzata, così ti disintossichi di questo senso di nausea da pressapochismo.

domenica 13 febbraio 2011

I veri danni della riforma Gelmini

Si chiama “legge n. 240/10 del 30 dicembre 2010”, ed ha portato tanti studenti, ricercatori, professori nelle piazze nello scorso autunno ed inizio di inverno. Non mi sono appassionato alla protesta, e soprattutto alle sue forme, in quanto il linguaggio escatologico ed ideologico che veniva utilizzato mi pareva più dettato da logiche di contrapposizione che da confronti sul merito. Confronti che, per inciso, da parte ministeriale non sono mai stati offerti né permessi.

Ma guardiamo avanti. Ormai è Legge dello Stato (anche se mancano ancora diversi decreti attuativi) ed occorre adeguarsi.

I temi che più avevano fatto scaldare le proteste di piazza erano relativi alla cosiddetta “governance” (ossia la composizione ed i ruoli di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) e la riforma delle procedure di “reclutamento” (ossia assunzione e progressione di carriera), in particolare per l’abolizione dei ricercatori a tempo indeterminato.

Sulla questione della governance non riesco ad avere un parere, anche perché moltissimo dipenderà dagli statuti che ciascuna università dovrà approvare. E poi sono argomenti troppo astratti per la mia povera mente da ingegnere.

Sulla questione del reclutamento non voglio entrare: il sistema precedente era accusato di essere farraginoso e clientelare, e quello futuro sarà altrettanto farraginoso e clientelare. L’istinto mi direbbe che sarebbe stato più facile e più efficace cercare di “correggere” un sistema esistente (che non era perfetto, ma di cui si conoscevano per esperienza pregi e difetti) piuttosto che buttarlo a mare e crearne uno nuovo di zecca (di cui i difetti non sono ancora noti). Ma forse il consumismo è arrivato anche qui…

Ma questi non sono i veri problemi. O meglio, sono dei cambiamenti, non si sa se avranno un impatto devastante o marginale, ma tutto sommato fanno parte dell’evoluzione del sistema, che in qualche modo si può governare.

I veri problemi sono nascosti negli altri articolini e commucci, a cui nessuno ha mai prestato attenzione.

Prendiamo ad esempio l’art. 18 comma 5. L’articolo 18 sembra quasi innocuo, con il suo titolo “Chiamata dei professori”, che specifica i meccanismi con cui le università chiamano i professori, a valle della valutazione di bilancio (dell’università) e dell’abilitazione nazionale (dell’aspirante professore). Nulla di strano. Le chiamate avvengono già adesso. È rarissimo che vi siano delle sorprese in questo processo. Quindi è un articolo innocuo.

E invece no.

L’ultimo comma (il comma 5, appunto) descrive quali sono le figure professionali che possono partecipare “ai gruppi  e  ai  progetti  di  ricerca […] e  [al]lo  svolgimento delle attivita' di  ricerca”. E la novità è che molte figure precedentemente legali, diventano escluse. Non è più possibile stipulare contratti di collaborazione continuativa per scopi di ricerca. E neppure collaborazione occasionale. E neppure contratti da tecnico a tempo determinato. Ma neanche borse di studio. La ricerca invece può essere fatta “esclusivamente” (sic) dal personale di ruolo, dai dottorandi e dagli assegnisti di ricerca.

Chi ha già avuto esperienza nei progetti di ricerca finanziati (a livello nazionale, regionale, europeo) o nelle collaborazioni con aziende, sa che la cosa essenziale per poter “portare a casa” il contratto è poter disporre di personale competente e dedicato al progetto. Le aziende chiedono che noi professori e ricercatori seguiamo e formiamo il personale giovane lo facciamo lavorare sul progetto: in tal modo a fine progetto avranno i risultati di qualità ed il personale pronto da assumere. I progetti europei richiedono che si investano molti mesi-uomo, e per questo è necessario assumere diverse persone.

L’effetto dei vincoli sarà molto semplice: diventerà più difficile o quasi impossibile assumere alcune tipologie di personale, perché i vincoli imposti sugli assegni di ricerca (durata minima e massima, titoli di studio, importi vincolati, …) e sul dottorato di ricerca (concorso annuale, durata triennale, importo risibile, …) non sono compatibili con molte delle richieste dall’esterno.

I risultati? Certamente meno spesa per personale. Certamente meno precariato nell’università (non perché si siano stabilizzati, ma perché andranno a fare i precari altrove). Certamente meno entrate. Sì, l’effetto sarà la riduzione della capacità di autofinanziamento delle università. Perlomeno di quelle tecnologiche, dove i meccanismi sono quelli che ho esposto.

Questo sì, è un danno. Reale. Quantificabile. Immediato. Non governabile.

venerdì 11 febbraio 2011

L’orologio si sta estinguendo?

La diffusione, pari o superiore al 100%, dei telefoni cellulari tra i giovani si accompagna spesso ad un fenomeno inverso: la riduzione del numero di persone che porta un orologio al polso.

Meridiana di precisione (fonte: Wikipedia)E’ sempre più frequente il fatto di trovarsi di fronte a dispositivi che ti comunicano l’ora: il computer, il cellulare, la televisione, la stazione ferroviaria, …ed è quindi sempre meno necessario dover consultare l’ora sul proprio orologio. Al punto che molti ne fanno completamente a meno.

Ma esiste almeno un contesto in cui tutte le usuali fonti di “ora esatta” non si possono utilizzare: gli esami. In un esame scritto non si possono usare né PC né cellulari, per cui risuona sempre più frequente la domanda “prof., quanto manca alla fine?”.

Per la fine dell’esame, mancano 15 minuti. Per la fine della capacità di organizzarsi… siamo arrivati troppo tardi.

martedì 8 febbraio 2011

Google Code-In, un posticino per gli italiani

Si è appena chiusa la prima edizione del Google Code-In, un concorso di programmazione aperto agli studenti pre-universitari.

Alcune anticipazioni sulla classifica dei vincitori (che sarà pubblicata il 14/02) sono in questo post:

Google Code-In Final Statistics - Google Open Source Blog: "Google Code-In Final Statistics"

Curioso che nei top 10 ci sia anche l'Italia. Molto interessante (a parte USA Canada Germania ed Australia, che sono quasi scontate) l'elenco delle altre nazioni nella top 10. Forse in alcuni stati la competenza tecnologica è davvero vista come un modo per emergere.

sabato 5 febbraio 2011

Banda bassotti anche al Poli

Speravamo di non arrivarci mai. Che gli episodi talvolta raccontati a bassa voce e sempre in modo indiretto fossero solo sporadici. O addirittura falsi. Che i locali del Poli fossero popolati da persone concentrate sullo studio, sul farsi appassionare dalle nuove tecnologie, e sul cercare nuove amicizie e creare sodalizi, lavorativi o sentimentali.

Avviso "banda bassotti"Così ci immaginavamo le sale studio del Politecnico (che, detto per inciso, da “sale” sono cresciute con il raddoppio diventando anche “corridoi”, “capannoni” e “spazi” studio).

Invece questi locali si sono trasformati in terreno di caccia. Da parte di altri studenti malintenzionati, o da parte di gruppetti semiorganizzati, indifferentemente italiani o stranieri, che hanno iniziato a “battere” i locali frequentati dagli studenti alla ricerca di qualcosa da sgraffignare.

Anche per questo sono comparsi in tutte le sale studio i volantini qui rappresentati, che avvisano sull’opportunità di custodire sempre i propri averi, e non perderli mai di vista. Non solo, tra le parole si legge di fare attenzione a persone che potrebbero avvicinarti con proposte o discorsi strani, con il solo scopo di distrarti.

È sempre stato così? difficile fare un confronto, perché 10 anni fa (ad esempio) nessuno si portava mai appresso cellulare, mp3 e laptop per un valore di qualche migliaio di euro, semplicemente perché tali strumenti non erano ancora così diffusi. Certo avevamo tutti delle “buone” calcolatrici programmabili (ogni tanto riaccendo la ancora la mia fedele HP-28C), ma non ricordo furti o sparizioni, forse perché non così facili da piazzare sul mercato del rubato.

Ricordo invece che i primi giorni di lezione (non ti conoscevi, non conoscevi l’ambiente) molti nelle ore di intervallo chiudevano a chiave le proprie valigette (altro cimelio ormai scomparso ma un tempo dotazione standard). Poi, dopo le prime settimane, il clima si rilassava e l’aula diventava spazio comune in cui ti sentivi al sicuro.

Ciò che rimane da questi episodi recenti è un fondo di tristezza, un profanamento di un spazio ma soprattutto di un modo di vivere e di intendere la giornata di cui noi ex-studenti andavamo fieri.