mercoledì 24 novembre 2010

Murphy non dorme…

…e nello scorso week-end è passato a trovarmi.

Qualsiasi ingegnere (e non solo, direi chiunque abbia a che fare con la scienza o la tecnologia, come utente o come ricercatore o sviluppatore) ha sempre una forte adorazione riverenziale per la Legge di Murphy.

Ed è per me un onore testimoniare che Murphy ha prestato attenzione alla mia umile persona e dimora, pochi giorni fa.

Non si potrebbe spiegare altrimenti una contemporanea ed improbabile moria di oggetti tecnologici nelle mie vicinanze. Andando con ordine, nell’arco di due giorni sono passati a nuova vita:

  1. un alimentatore per notebook (originale HP), che poiché presentava in uscita una tensione di 0 V, è stato prti fontamente sostituito con esborso di euro
  2. il circuito di carica del notebook HP che mi aveva fedelmente servito da 4 anni: il PC funziona ancora perfettamente, ma non riceve alimentazione dal trasformatore (neppure da quello nuovo, che a questo punto ho comprato inutilmente, ed è in questi dettagli che si apprezza il genio di Murphy), per cui una volta scaricate le batterie, kaputt… non vi è più nulla da fare
  3. l’alimentatore del PC fisso che avevo in casa (rimasto l’unico disponibile, ovviamente, dopo l’ammutinamento del portatile). O meglio, si è guastata la ventola dell’alimentatore. Ma anche probabilmente il circuito di protezione, per cui a ventola ferma l’alimentatore non si è disabilitato (come dovrebbe), ma a continuato a lavorare producendo calore sufficiente a deformare le parti circostanti. Basta ovviamente cambiare l’alimentatore. Senonché ti fanno sapere che di quella forma e potenza ve ne sono pochi in giro, e sarà difficile (o lungo) trovare il sostituto.
  4. il mattino dopo ovviamente ti svegli di buona lena, intenzionato a comprare il trasformatore (speri ancora di trovarlo al primo colpo) e ad informarti sui prezzi dei notebook (sapendo già che farà male al portafoglio ricomprare un PC intero per un solo integrato morto ma non riparabile perché HP lo posiziona in modo da dover cambiare l’intera scheda madre). Ovviamente tutto il programma della mattina salta perché ti accorgi di avere l’orologio bloccato sull’ora sbagliata. E speriamo che sia solo la batteria…

L’unica nota positiva, l’unico punto di orgoglio: non ho perso neppure un file, neppure un byte, neppure una mail, neppure un bookmark né in indirizzo di mail. L’ho sempre sentito che essere paranoici sui backup, alla fine, paga. E d’ora in avanti farò più attenzione all’ipotesi implicita che “è troppo improbabile che si guastino due cose contemporaneamente”.

martedì 23 novembre 2010

Non ricordavo

Non ricordavo che si potessero prendere due voli di fila senza alcun intoppo.

Non ricordavo che si potesse cambiare volo in un aeroporto che non solo ha un terminal nuovo e tutto sommato gradevole a differenza dei soliti monoliti di calcestruzzo e vetro. E dove mangiare un panino è sì caro, come in tutti gli aeroporti, ma non iperbolico come a Caselle o Malpensa.

Non ricordavo che si potesse arrivare ai caroselli per le valigie grossomodo insieme alle valigie stesse, senza dover necessariamente aspettare 30 minuti. Anzi, poiché un nastro era guasto, ti sbuca un omino che gentilmente e simpaticamente ti avvisa di passare al nastro successivo, e non delega l’informazione ad impersonali annunci o all’arrangiarsi per necessità degli utenti.

Non ricordavo che a mezzanotte inoltrata, in una città grande la metà di Torino, non sia un problema trovare un taxi all’uscita dell’aeroporto. Anzi, ne trovi parecchi, tutti nuovi e con guidatori giovani e cordiali.

Non ricordavo che attraversando le periferie si potesse avere (tutto sommato) l’impressione di ordine e di pulizia.

Non ricordavo che una città che vuole vivere sul turismo possa adottare semplici accorgimenti come avere grandi marciapiedi, ampie zone pedonali, illuminazione e valorizzazione dei monumenti, arredo urbano gradevole e trasporti pubblici funzionanti.

Non ricordavo che potevi prendere un autobus suburbano, trovarlo pulito, pagare il biglietto solo € 1,20 per un viaggio di 40 minuti, poterti sedere ed osservare che neppure il 10% dei passeggeri è costretto a viaggiare in piedi, poter pagare il biglietto direttamente al conducente (che ti saluta), trovare ben 6 sedili per anziani, disabili e mamme, chiaramente indicati da icone ben visibili e da un colore diverso del sedile, ed addirittura trovare un cesto dei rifiuti a bordo del bus.

Non ricordavo che le strade ed i marciapiedi, per loro natura, tendenzialmente rimangono puliti se non ci sono incivili a sporcarli.

Non ricordavo di poter entrare in un hotel, salire in camera, collegarsi al wifi senza pagare e senza neppure recuperare né codici astrusi né password a tempo.

Forse perché non ricordavo che oggi sono in Spagna anziché in Italia, a Málaga anziché a Torino.

venerdì 5 novembre 2010

Viaggiare in treno… verso il web!

Freccia Rossa, Freccia Azzurra, Freccia Bianca: pensavate che fossero i modelli di punta delle nostre ferrovie italiane? Ebbene no, evidentemente vi siete persi la Freccia Internet: un treno che vi porta direttamente ad un sito web.

Non ci credete?

Quadro treni RFI con destinazioni http://

Deve essere un servizio ancora in prova (o dobbiamo dire in Beta?), visto che le destinazioni sono tutte sullo stesso sito web. Ma costruiranno certamente altri nuovi siti-stazioni.