lunedì 31 dicembre 2018

The Death of Expertise

2018-12-31 08.34.15Nei pochi giorni di vacanza appena trascorsi, ho letto The Death of Expertise di Tom Nichols. Era da qualche tempo che l’avevo acquistato, anche a seguito delle citazioni incontrate in diversi articoli.
Il testo analizza la tendenza attuale per cui la “gente comune” sta sviluppando una sempre maggiore sfiducia nei confronti degli “esperti”, cercandone le cause ed ipotizzandone le gravi conseguenze in termini di impatto sulla società e sulla democrazia.
La lettura è molto interessante ed aiuta a riflettere sulle dinamiche sociali (soprattutto online, ma anche di persona) e sulle contromisure che gli “esperti” possono adottare. La conclusione del testo, purtroppo, è decisamente pessimistica.
Certamente lo posso consigliare a chi è interessato ad approfondire l’argomento. Due i difetti principali: una certa lunghezza e ripetitività (probabilmente metà delle pagine sarebbe stata sufficiente) e l’analisi molto legata alla realtà (della politica, della democrazia, dei media) statunitense, anche se molte delle dinamiche sono evidentemente trasferibili anche alla realtà italiana.

venerdì 21 dicembre 2018

Fidarsi è bene?

Cari amici celiaci, di fronte ad un menù natalizio che espressamente prevede molti alimenti senza glutine, non c’è che da rallegrarsi.Certamente è un segnale di attenzione da parte del ristoratore.

Menù di Natale

A guardar meglio però, qualche dubbio sorge: voi vi fidereste del cibo preparato da chi non sa scrivere correttamente la vostra intolleranza?

lunedì 19 novembre 2018

Lavoriamo per voi

Storia di un piccolo inconveniente: oggi la macchinetta del caffé mi ha rubato 20 centesimi. Ho inserito 50 centesimi, preso una bevanda da 30 centesimi, e non è uscito alcun resto.

Fortunato, io: a fianco c’era il tecnico che stava riempiendo la macchinetta a fianco. Tranquillo, lo dico a lui e tutto risolto: aprirà la macchietta e mi restituirà i miei preziosi 0,20€.

Invece no: il tecnico non può fare nulla sui rimborsi, a meno che non sia autorizzato dalla ditta. Quindi la procedura è questa: io dovrei telefonare alla ditta (numero verde indicato sulla macchinetta), indicare la macchina e spiegare il malfunzionamento. A questo punto la ditta potrebbe credermi (oppure no) e potrebbe autorizzare il tecnico (che nel frattempo sarà andato altrove) a rimborsarmi.

Quando faccio notare che per 20 centesimi non ho voglia di sobbarcarmi tutta questa trafila, il tecnico sbotta che, poiché facciamo tutti così (tradotto: visto che nessuno chiama il numero verde per segnalare i malfunzionamenti), il problema non sarà risolto. Poi, testualmente: “La macchina è evidente che abbia dei problemi, ma se non ci sono segnalazioni non verrà sistemata”.

Domanda molto ingenua: ma se un tecnico sul campo vede degli evidenti problemi, perché non fa lui la segnalazione? (perché non è autorizzato a farla?). Perché ‘N’ utenti devono perdere il proprio tempo per diagnosticare e segnalare guasti che personale affiliato all’azienda già conosce? Perché il cliente deve spendere tempo ed energie per risolvere i problemi già noti al fornitore?

mercoledì 10 ottobre 2018

Cacografia

No, non è una parolaccia. Cacografia è semplicemente il contrario di calligrafia. Dove quest’ultimo rappresenta una bella (calli-) scrittura (-grafia), il prefisso caco- indica la brutta scrittura.

Io sono certamente affetto da questo difetto, ed in effetti cerco di evitare in ogni modo di scrivere a mano (soprattutto se devo consegnarlo ad altri).

I rimedi alla cacografia cronica sono tre: scrivere lentamente, il più possibile ordinato; scrivere in carattere stampatello; scrivere con caratteri grandi e ben contrastati.

Gli esami degli studenti, invece, riescono spesso a contravvenire a tutte e tre le regole:

  • Scritti a matita (sì, nel mio corso è permesso). Con tratto leggerissimo, quasi invisibile. Su foglio non bianchissimo, ma di carta grigia (stesso colore della matita). Con quadrettatura pesante, certamente più pesante del testo scritto.
  • Scritti in corsivo, quasi mai a stampatello. Ma quel corsivo che usi quando hai fretta, pieno di scorciatoie sulla forma delle lettere, mancanza di spazi tra le parole, occasionali errori sintattici.
  • Scritti e riscritti, con correzioni, cancellature, riscritture, riporti, frecce e rimandi. Per cui ricostruire ciò che si voleva dire è effettivamente un’opera di enigmistica.

Comprendo bene lo stato di agitazione che si può provare sotto esame, ma ciò rischia di rendere più difficile la correzione, ed in ultima analisi rende difficile al docente capire che cosa lo studente volesse effettivamente descrivere.

E talvolta il desiderio di scrivere “di più” è controproducente, perché porta a scrivere in modo indecifrabile. Suggerimento: meglio essere sintetici, schematici, chiari e comprensibili. La correttezza non si misura mai dal numero di parole scritte o di pagine riempite.

mercoledì 5 settembre 2018

Tip: Open Live Writer

Da parecchio tempo questo blog era fermo. Il motivo principale (oltre alla pigrizia, sempre presente) è che Windows Live Writer (l’ottimo programma della suite Windows Live Essentials di Microsoft pensato per scrivere i post) non è più aggiornato da tempo, ed ha smesso di funzionare su blogger.com per via di una nuova modalità di autenticazione sui server Google.

L’interfaccia nativa di Blogger è troppo spartana ed irritante (oltre a non essere disponibile offline), ed il suo utilizzo supera già la “soglia di sbattimento”. Per cui, piuttosto che adattarsi ad un’interfaccia antipatica, non scrivo. Tanto per ricordarci quanto sia importante l’usabilità di una qualsiasi interfaccia.

Oggi qualcosa è cambiato: ho letto un articolo di PC Professionale (di Antonio Maruccia, disponibile qui) in cui si racconta che la suite Windows Live è ormai scomparso (non più supportato e non più scaricabile dai server di Microsoft). Ma la buona notizia è che l’articolo citava Open Live Writer, un’alternativa open source che raccoglie l’eredità del prodotto Microsoft abbandonato. O, come dicono gli autori: An open source fork of Microsoft's Windows Live Writer.

Adesso, con uno strumento finalmente comodo e flessibile, mi rimane solamente la pigrizia come scusa per non scrivere. Chissà se riuscirò a vincerla?