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lunedì 4 luglio 2016

La signora Gabriella

Questo post è un ringraziamento pubblico per la signora Gabriella, e di tutte le signore come lei che ci tengono a renderci la vita un po' più complicata (pardon, interessante). Nota: Gabriella è un nome di fantasia, anche se casualmente coincide con il nome che aveva stampato sul proprio badge.
Gabriella si alza ogni mattina per andare a lavorare in banca, allo sportello di una filiale di una piccola località ligure. Ed aspetta la sua occasione per venire incontro alle esigenze dei clienti.
Capita, un giorno, che il cliente fossi io. A dir la verità, molto umilmente, volevo solamente prelevare qualche euro dal Bancomat della filiale, ma all'asetticità del Bancomat si è presto sostituito un rapporto personale con Gabriella. Ma andiamo per ordine.

  • Ore 12:00, arrivo al Bancomat (posto all'esterno della filiale), inserisco la tessera. Un gesto comune, fatto da milioni di persone ogni giorno.
  • Nessuna reazione. La tessera viene risucchiata, ma il Bancomat sembra non accorgersene. Continua a dire "Inserire la tessera". Attendo un attimo, non succede nulla. Provo a premere Annulla, non succede nulla. Un po' di altri tasti a caso, non succede nulla. Diagnosi: il Bancomat mi ha "catturato" la tessera per qualche motivo.
  • Poiché la banca è aperta, entro (semivuota, per fortuna niente code) e mi reco al primo sportello libero. Gabriella. Espongo il problema, e lei mi dice che devo semplicemente aspettare, e la tesserà verrà restituita automaticamente.
  • Faccio presente che, se il Bancomat dice "Inserire la tessera", probabilmente non si è accorto di averla catturata, ed è improbabile che la possa restituire. Ma Gabriella ne sa più di me, ed insiste di tornare fuori ad aspettare.
  • Con fatica, vista la mia stizza, si alza dalla sedia, percorre 5 passi fino a raggiungere l'interno del Bancomat, apre uno sportello, guarda dentro non molto convinta e ribadisce la verità inoppugnabile dei fatti: "Qui non c'è".
  • Coda tra le gambe, torno fuori ad aspettare come un cretino.
  • Passati 10 minuti, durante i quali ho provato una serie di cose inutili (prova ad inserire un'altra tessera: impossibile, non entra perché lo slot è già occupato; prova a schiacciare tasti che neanche Allevi: inutile; prova con qualche gentile scossone, vuoi mai che vada in 'tilt' come i flipper: inutile), decido di tornare dentro.
  • Lo sguardo di Gabriella, come avesse visto una nutria in decomposizione, cerca di scoraggiarmi dal rivolgersi nuovamente a lei. E lo farei volentieri, vista la simpatia dimostrata, ma purtroppo di fronte al bisogno sono costretto a ri-spiegare da capo il problema.
  • La risposta, questa volta, è stata di tornare fuori ad aspettare, che il Bancomat avrebbe restituito la tessera. Dopo quanto? chiedo io. 2 minuti, 5 minuti, 10 minuti, mezz'ora? La risposta, testuale, è stata "Se lo sapessi sarei un'indovina". Grande, impiegata dell'anno, anzi del secolo. Direttrice delle relazioni con i clienti. Preside della facoltà di comunicazione.
  • L'aspirante indovina, a riprova della sua dedizione al caso, ri-compie nuovamente i 5 passi, facendo pesare ogni movimento, e torna ad aprire la macchina. La tessera "non è caduta", e non può prenderla finché la macchina non la restituisce. E se la prendesse, non potrebbe restituirmela, ma sarebbe necessaria un'autorizzazione della mia banca.
  • Torno fuori, più per sbollire la rabbia che per realmente aspettare la tessera.
  • In tutto questo tempo passano diverse persone, che vorrebbero prelevare, con le quali condivido la storiella, e condividiamo l'amore per le cose che funzionano bene. Il commento di tutti, unanime, è stato "ma dentro non la possono aiutare?". E certo che no! Se no che ci stanno a fare?
  • Nel frattempo, il Bancomat fa un po' di tutto (Fuori servizio, attendere prego. Sincronizzazione con il server. Riavvio.), forse come parte di procedure di auto-diagnostica, forse perché magari qualcuno ha premuto un tastino. Fa un po' di tutto, ottenendo un po' di niente.
  • Passata mezz'ora dall'inizio dell'evento, decido di far bloccare la tessera e farmene spedire una nuova dalla banca, piuttosto che dover accampare lì fuori per 3 giorni e 2 notti.
  • Ritorno in banca per comunicare a Gabriella (cercava di nascondersi tra una risma di fogli) che poteva estrarre la tessera e distruggerla, quando scatta l'illuminazione: una collega, forse incuriosita dalla relazione che si stava creando tra me e Gabriella, suggerisce di chiedere a Roberto.
  • Roberto. La salvezza. Roberto è un tipo, presente in filiale, camicia hawaiana, capello lungo, sguardo vivo (finalmente). In 10 secondi riassumo la situazione. "Ma è mezz'ora che aspetta?" Certo, che dovevo fare? "Aspetti che verifico". Sguardi feroci tra Roberto e Gabriella. Gabriella che cerca di negare il fatto che io fossi già entrato 3 volte (forse mi ha confuso con la nutria).
  • Roberto fa i 5 fatidici passi (per lui sono solo 3, è un po' più agile), fa scattare una serratura, fa scorrere un meccanismo su una slitta, prende la mia tessera, e richiude il tutto. "Ci voleva tanto?" è il suo commento. Sarebbe anche il mio, ma non saprei a chi rivolgerlo.
  • Documento d'identità, fotocopia, data, controfirma, ed il 30 secondi sono fuori con la mia tessera.
Forse il post dovrebbe essere un ringraziamento a Roberto, tutto sommato. Che come tutte le persone sveglie di questo mondo, fa il suo lavoro. Lo fa bene, con cortesia ed efficienza. E vorrebbe probabilmente trasferire buona parte dei suoi colleghi a vivere in un allevamento di nutrie, visto che sul lavoro non fanno altro che creare problemi ed ostacoli.

giovedì 9 ottobre 2014

Divertimento innocuo (?)

Nelle giornate di noia ci sono molti modi per ingannare il tempo, divertimenti più o meno intelligenti, più o meno finalizzati.

E poi ci sono dei “divertimenti” che veramente sono più difficili da comprendere. Come questo:

2014-09-08 10.47.33 scala mobile

A quanto pare il pulsante rosso (arresto d’emergenza della scala mobile) non solo può servire in caso di reale bisogno, ma per taluni può anche essere fonte di divertimento.

Regalo mazzi di carte per giocare a solitario, fate meno danni ed imparate di più…

giovedì 5 settembre 2013

Marciapiedi puliti… magari con l’ironia?

Condivido questo interessante volantino comparso in molte vie della cittadina ligure dove ho passato la vacanza, affisso su vari muretti e pali.

Condivido al 90% il senso della campagna e gli ironici attacchi contenuti nel volantino. Come sempre succede, l’inciviltà di una minoranza di trogloditi si riflette sulla serenità della maggioranza di cittadini educati. [Il 10% che non condivido è la frase finale: il problema è di educazione e civiltà, non di politica o amministrazione].

Ce la potrà fare la chiave ironica a recuperare un barlume di civiltà e responsabilità nei trogloditi? O si sentiranno ancora più superiori, vantandosi dell’impatto (anche comunicativo) che la loro arroganza riesce ad avere?

2013-08-24 10.39.54

lunedì 22 luglio 2013

Civilizzati per divieto

Questo è un cartello simile a migliaia di altri identici, disseminati nelle stazioni ferroviarie, di fronte ai quali siamo passati moltissime volte, senza prestarvi troppa attenzione.

Ma proviamo a leggerlo realmente.

Vietato gettare rifiuti a terra (cicche, chewingum, carta, etc.)

Viene da chiedersi se realmente sia necessario esplicitare questo divieto. Non dovrebbe fare parte delle più normali forme di civiltà il fatto di non gettare i rifiuti a terra? Cosa ne penseranno gli stranieri? Che immagine stiamo dando di noi stessi? trogloditi che getterebbero ogni cosa a terra, se non vi fosse un divieto esplicito, con tanto di sanzioni ridicole?

Io non mi ci riconosco. Spero di non essere in minoranza.

lunedì 13 maggio 2013

Evasori senza ritegno

Molto si parla di paradisi fiscali, fuga di capitali, ed altri mezzi e mezzucci utilizzati dagli evasori di professione per scaricare il costo dei loro illeciti guadagni sul resto della società.

Ovviamente il tutto è possibile grazie ad una rete di agenzie, banche, società di servizi, di intermediazione, e di inscatolamento cinese che permette di gestire e trasportare i capitali in modo non tracciabile.

Tutto questo si sapeva. E, chi voleva, sapeva dove e come trovarlo.

Mi sono però un tantino irritato nel vederlo addirittura pubblicizzato. Giorni fa su LilnedIn mi sono imbattuto su questo banner:

Where to run from Cyprus? Click here for free consultation on offshore bank accounts and companies.

Si tratterebbe di una società che pubblicizza il servizio di apertura di conti offshore ed aziende offshore. Per scopi assolutamente legali e cristallini, ovviamente!

L’unica mia speranza di vendetta è che non si tratti di una vera società di consulenza, ma di una truffa “alla nigeriana” in cui ti rubano i dati ed i soldi e poi spariscono. Sarebbe un piccolo acconto del contrappasso dovuto.

giovedì 7 febbraio 2013

Quanto si impegnano per perdere clienti

All’inizio era una buona offerta, decisamente buona. Una carta di credito gratuita (con un massimale anche generoso), collegata ai punti-fedeltà del gestore telefonico. Usi la carta di credito normalmente (spesa, viaggi, acquisti on-line) ed ogni tot€ di spesa guadagni un punto. E Alla fine dell’anno ti accorgi di avere abbastanza punti da poter cambiare il telefono o approfittare di una promozione.

Per diversi anni sono rimasto soddisfatto della scelta e tutti ci guadagnavano (chi le commissioni, chi la fedeltà cliente).

Poi hanno iniziato a muoversi gli ingranaggi del marketing, quelli dell’ingordigia e quelli delle scelte strategiche.

Una mossa chiave è stata la trasformazione del programma di raccolta punti telefonico da “One” a “You”. Ma non è stato un cambiamento di nome, bensì la chiusura di un programma e l’attivazione di uno nuovo. Perché? ma per cambiare le regole, ovviamente.

Infatti, nel “nuovo” programma You, la carta di credito non matura più dei punti in proporzione alla spesa, ma solo pochi punti una tantum all’attivazione. Passi bruscamente da 1000 punti all’anno a 50. Ottima mossa, sicuramente pensata per tenersi stretti i clienti.

In parallelo, il gestore della carta è cambiato 2-3 volte, passando di banca in banca, per via di catene di acquisizioni e cessioni di branche aziendali, certamente decise a tavolino da qualche favoloso manager. Il diavolo però sta nei dettagli: ad ogni variazione, i sistemi informativi del “vecchio” fornitore e quelli del “nuovo” devono essere integrati, o allineati, o riuniti. Ovviamente il nostro favoloso manager sottostimerà la complessità ed il costo dell’operazione, ed il risultato saranno integrazioni farraginose, incomplete e piene di errori.

A valle dell’ultimo passaggio di mano, mi sono successi per ben 3 mensilità consecutive degli errori nel calcolo o nell’addebito sul conto corrente, che hanno portato anche all’addebito di interessi non dovuti. Tutti problemi risolti con un paio d’ore spese (perse) al telefono con il servizio clienti, il quale ha risistemato le cose (restituendo il maltolto, questo sì), ed incolpandoil sistema” che aveva sbagliato i calcoli.

Ovviamente, un altro ottimo modo per tenersi stretti i clienti è affidare i loro dati (ed i loro soldi, e la sicurezza degli stessi) ad un “sistema” pieno di errori.

C’è una sola possibile conclusione per questa storia.

Carta di credito tagliata

venerdì 26 ottobre 2012

(Sno)Beata gioventù

Questa mattina, treno di pendolari MI-TO. Giovane ragazza, sui 20, aspetto serio, pulito, ordinato, iPhone e cuffiette. Atteggiamento tranquillo, abbigliamento sportivo impeccabile, non un capello fuori posto.

Sul sedile accanto (nulla di male, il treno non era pieno) borsa, cartellina, quotidiano.

Stazione di arrivo, si alza, prende la sua roba, esce. Lasciando il quotidiano sul sedile.

Un piccolo gesto, ma che indica (1) mancanza di rispetto per chi dovrà riassettare il vagone, (2) mancanza di abitudine alla cura degli ambienti in cui si vive, sia nei confronti di chi verrà dopo di lei, sia nei confronti della raccolta rifiuti, (3) mancanza di considerazione per il costo del giornale, abbandonato lì senza neppure averlo letto tutto (a giudicare dal suo stato, senza averne letto neppure il 10%). Tanto paga qualcun altro. Tanto a sistemare ci pensa qualcun altro.

Per fortuna conosco tanti altri ragazzi, magari più scapigliati o disordinati o chiassosi, ma con più attenzione alle persone ed alle cose che li circondano.

martedì 2 ottobre 2012

Esistono ancora aziende serie

    ReadyNAS DuoQualche anno fa mi sono comprato un NAS da tenere in casa, per scopi di backup dei file e memorizzazione di fotografie e video.
    Avevo optato per un modello a due dischi, configurati in RAID-1 (mirroring, se no che backup è?) e dopo avere spulciato tra diversi modelli, la scelta era caduta sul ReadyNAS Duo della Netgear.
    Montati due dischi da 1TB ciascuno, configurato, connesso alla rete… et voilà, ecco un server SMB, FTP, DLNA, client BitTorrent, ed altre cosucce. Nulla di fenomenale, per carità, è il lavoro che qualsiasi NAS è in grado di fare.
    Ma all’inizio avevo una preoccupazione: il modello Duo era pensato per il mercato “Home”, ed il prodotto era stato lanciato nel 2008 (un paio d’anni prima del mio acquisto). Troppe volte l’esperienza ci insegna che i prodotti informatici (o dell’elettronica di consumo) vengono sostituiti rapidamente da nuovi modelli, ed i modelli precedenti vengono rapidamente abbandonati. Tutti i prodotti ormai possono essere aggiornati mediante nuove versioni del firmware di sistema, ma in molti casi questi aggiornamenti non vengono mai rilasciati.
    Nel caso specifico del mio NAS, esso utilizza un processore SPARC, che nei modelli successivi (come il Duo v2) è stato sostituito da un più attuale ARM, e nei modelli più potenti lascia invece il posto ad un più potente Intel.
    Fate voi i conti: prodotto non più in vendita, vecchio di >4 anni, processore non più utilizzato sui nuovi modelli… ci si aspetta che sia abbandonato dalla casa madre.
    Ed invece no: è arrivata da poco una mail
    Quindi, per una volta, non uso questo blog per lamentarmi di qualcosa, ma anzi per complimentarmi con una casa che supporta i propri utenti in modo serio e continuativo. Lo terrò presente, ricordando che nei nuovi futuri acquisti non deve contare solo il prezzo di vendita…

    venerdì 8 giugno 2012

    Almeno Fufi sta comodo

    C’è chi viaggia in modo terribilmente organizzato. Curiosa ed interessante è la sistemazione di questo cagnolino su un treno locale, con tanto di copertina (morbida per lui, pulita per chi si siederà dopo di lui). Complimenti alla proprietaria per la pianificazione e per l’attrezzatura.

    cane comodamente seduto sul treno

    L’unico rilievo che mi sento di fare è lo stato del resto del treno, con tutti i sedili occupati e parecchia gente in piedi.

    Non credo che il cane abbia pagato il biglietto, ma la gente in piedi certamente sì.

    La prossima volta, oltre ad organizzazione ed attrezzatura, magari converrà aggiungere un po’ di buonsenso e di rispetto per gli umani?

    gente in piedi

    venerdì 20 aprile 2012

    Lauti pranzi in Alenia

    Tutti sanno che il mercoledì pomeriggio, dalle 13:00 alle 17:30, qualche migliaio di studenti, ed una quindicina di docenti, transumano fino alla sede di c.so Marche del Politecnico (presso Alenia) per il pomeriggio dedicato ai “corsi a scelta” del primo anno comune di Ingegneria.

    Tutti, tranne i gestori del bar interno alla sede.

    Questa fotografia mostra il cibo rimasto a disposizione presso il bar alle ore 12:21 di mercoledì 4 aprile (l’ultima volta che sono passato di lì). Orario che generalmente è considerato ancora buono per il pranzo, anzi di solito il “picco” di presenze si verifica più tardi.

    due panini due

    Due panini due. Gusti a scelta: cotoletta o nulla. Uno dei due l’ho mangiato io, il secondo il ragazzo che era in coda dietro di me. Tutti gli altri sono rimasti a bocca asciutta.

    Ringrazio per il servizio a nome di tutti gli studenti, la cui presenza ed esistenza permette a quel bar di esistere e prosperare. Ma non vale il viceversa.

    sabato 29 ottobre 2011

    Puntualità interculturale

    Per noi popoli latini la puntualità, si sa, non è il nostro forte.

    Solitamente, quando si organizza un evento, ad esempio serale, vi è sempre un orario ufficiale (es. le 20:30) ed un orario entro cui ci si attende che le persone arrivino davvero (es. le 21:00). Addirittura vi è un’espressione apposita, che viene utilizzata esclusivamente in forma verbale: “alle 20:30 per le 21:00”.

    La conoscenza del contesto ci fa normalmente capire quale sia l’entità del “margine” di tempo: 5-10 minuti per riunioni/incontri di poche persone, 30 minuti per eventi serali organizzati da associazioni, fino a 60 minuti per manifestazioni più ampie oppure per l’uscita serale dei giovani.

    I popoli anglosassoni, anche questo si sa, si trovano a disagio con i concetti “flessibili”, ma in contesti internazionali devono ovviamente adeguarsi e/o gestire la cosa. E producono cose come il curioso invito qui riportato, che ho ricevuto in occasione della cena sociale di un recente congresso.

    Conference Dinner - 27 july 2011 - Old Library - 19:15 for 19:30

    Gli organizzatori (inglesi) hanno utilizzato la stessa convenzione (informale, non detta e non scritta) del “ritardo accademico” di 15 minuti, e l’hanno formalizzata ufficialmente sul biglietto di invito. La cena era infatti convocata alle “19:15 for 19:30”. Così non hanno rischiato di fare attendere inutilmente i nordici (che sarebbero arrivati puntuali all’ora X) né di veder arrivare in ritardo i meridionali (che sarebbero arrivati all’ora X+15). Anche questa è interculturalità.

    A modo loro, hanno risolto brillantemente il problema!

    martedì 7 giugno 2011

    Come in via Roma

    Macchine distributrici sul marciapiede di stazioneEd in effetti la stazione di Chivasso (come la maggior parte delle stazioni in Italia) è posta al termine di una via Roma.

    Sarà per questo che i prezzi applicati dalle macchine distributrici di bevande da poco poste ad ingombrare i marciapiedi di stazione sarebbero più adeguati ad un bar di via Roma (quella dei negozi del centro di Torino) che non ad un binario di stazione provinciale.

    Infatti ecco alcuni dei prezzi:

    • acqua naturale, 1/2 litro: € 1,00 (al Politecnico costa € 0,30 – rincaro del 233% rispetto ad un prodotto identico, venduto in un luogo con passaggio di persone di entità confrontabile)
    • caffé € 0,60 (al Politecnico € 0,30 – rincaro del 100%)
    • cappuccino € 0,80 (al Politecnico € 0,30 – rincaro del 166%).

    Ma vuoi mettere l’ambiente esclusivo e raffinato offerto dai sudici binari?

    Bottigliette d'acqua in vendita a € 1,00

    Prezzi delle bevande: caffé € 0,60, altre bevande € 0,80

    giovedì 26 maggio 2011

    Qualcuno ci salvi dal marketing in stazione!

    Sono nella stazione FS (pardon, RFI) di Chivasso, per il solito cambio treno in coincidenza. Coincidenza che ovviamente è saltata, per un ritardo di oltre 15 minuti accumulato dal locale proveniente da Ivrea. Ma non è questa la notizia.

    Ho appena scoperto che la stazione è stata dotata di due novità, di cui avrei fatto volentieri a meno:

    1. distributori automatici di bevande e panini, tutti rigorosamente con prezzi gonfiati, posti sui marciapiedi dei binari
    2. diffusione audio, a volume sparato e fastidioso, dell’inutile “radio FS”, che crea un sottofondo di indottrinamento veramente odioso sulla bontà e beltà delle offerte FS.

    In compenso, le macchine obliteratrici continuano ad essere assenti dai binari, i pannelli informativi sono fuori uso (Visualizzano: Avaria sistema), i passeggeri (pardon, clienti) devono continuare a fare gimkane per accedere al binario 6, …

    Certamente il marketing costa meno e rende di più rispetto alla qualità dei servizi. O no?

    martedì 17 maggio 2011

    Binario 6: la trama per un b-movie

    Continuano le quotidiane scene di ordinario attrito riguardo al famigerato binario 6 della stazione di Chivasso, sulla cui collocazione logistica, creata ad arte nel modo più scomodo e disagevole per l’utenza, ho già scritto.

    In questi giorni ho potuto apprezzare le varie forme di questa guerra tra sfigati (viaggiatori da un lato, macchinisti e capotreni dall’altro):

    • viaggiatori che, talvolta a rischio della propria vita, decidono di attraversare i binari dove invece ciò non è permesso
    • capotreno che litiga con i viaggiatori, minacciando di lasciarli a piedi e lamentando che stanno facendo ritardare la partenza (…trascurando il fatto che devono fare 800 metri anziché 40 metri per il cambio di binario), con tanto di dialogo del tipo «ma che ha da fischiare?» «si sbrighi se no la lascio a piedi» «ma che razza di coincidenza è questa?» «se non le sta bene, chiamo Roma e le faccio parlare con i responsabili»…. surreale…
    • passeggeri che dottamente disquisiscono sul fatto che sia più opportuno per il treno fermarsi un po’ più avanti o un po’ più indietro (pur sapendo che delle loro opinioni nessuno mai si occuperà)
    • turisti stranieri che, per andare da Torino ad Aosta, rimbalzano più o meno casualmente tra i binari 4, 5, 6, non capendo mai quale treno prendere, ma sicuramente percorrendo chilometri a piedi tra il disinteresse del personale di stazione.

    Quasi quasi ne esce una sit-com di serie B…

    sabato 7 maggio 2011

    Parcheggio selvaggio per il Fassino-bus

    In questi giorni, di fronte alle OGR, per via della mostra di Italia 150, passeranno moltissime persone”. Deve essere questo ciò che ha pensato il responsabile di questo pulmino elettorale pro-Fassino che ho fotografato ieri pomeriggio:

    Pulmino elettorale di Fassino in flagrante divieto di sosta

    Il furgoncino era parcheggiato in flagrante divieto di sosta, sul marciapiede di accesso alla mostra. Ovviamente è un ennesimo esempio di quanto la legalità, la correttezza e l’etica professionale siano radicate nelle menti dei nostri politici ed aspiranti amministratori (e soprattutto nei loro collaboratori e militanti).

    Chissà se il furgone è stato multato (come qualsiasi altro mezzo che avesse parcheggiato lì), o i vigili urbani hanno chiuso un occhio? O l’immunità parlamentare si estende anche a qualsiasi mezzo riporti l’effigie del politico? O nel programma elettorale di Fassino compare un “più parcheggio (selvaggio) per tutti?”.

    O forse, semplicemente, ci si comporta così quando un partito si sente “padrone” della città, convinto di continuare a rimanerlo.

    domenica 13 marzo 2011

    Giudizi affrettati?

    La TV era sintonizzata su Rai3, in attesa dell’appuntamento settimanale con Luciana Litizzetto nel programma di Fazio. Per rovinare l’attesa delle solite 4 risate (e 16 amari sorrisi) settimanali, hanno inserito un’intervista con la ministro Gelmini, che ha ovviamente recitato (con scarsa convinzione) la lezione che le avevano preparato, e su questo nulla di nuovo.

    Il motivo del post è un altro: durante l’intervista, mia figlia (10 anni) stava tranquillamente giocando con un giochino del mio telefono, e le ho spiegato che la Gelmini era in effetti il “capo” di tutte le scuole e tutte le università, e quindi era anche il “capo” suo (che è studente) e mio (che lavoro all’università).

    Dopo un paio di minuti, uno scambio di battute, senza alzare neppure troppo lo sguardo dal videogiochino:

    lei: ma è davvero il capo di tutte le scuole?

    io: sì

    lei: non ha l’aria molto intelligente

    io: (silenzio)

    io: ma perché lo pensi?

    lei: mah, l’ho guardata

    Un buon padre avrebbe dovuto, a questo punto, propinare il “pippone standard” sul fatto che le persone non vanno giudicate in modo affrettato, a prima vista, ma bisogna vedere effettivamente come si comportano, quali risultati raggiungono, ecc ecc.

    Ma questa volta non me la sono sentita.

    sabato 5 febbraio 2011

    Banda bassotti anche al Poli

    Speravamo di non arrivarci mai. Che gli episodi talvolta raccontati a bassa voce e sempre in modo indiretto fossero solo sporadici. O addirittura falsi. Che i locali del Poli fossero popolati da persone concentrate sullo studio, sul farsi appassionare dalle nuove tecnologie, e sul cercare nuove amicizie e creare sodalizi, lavorativi o sentimentali.

    Avviso "banda bassotti"Così ci immaginavamo le sale studio del Politecnico (che, detto per inciso, da “sale” sono cresciute con il raddoppio diventando anche “corridoi”, “capannoni” e “spazi” studio).

    Invece questi locali si sono trasformati in terreno di caccia. Da parte di altri studenti malintenzionati, o da parte di gruppetti semiorganizzati, indifferentemente italiani o stranieri, che hanno iniziato a “battere” i locali frequentati dagli studenti alla ricerca di qualcosa da sgraffignare.

    Anche per questo sono comparsi in tutte le sale studio i volantini qui rappresentati, che avvisano sull’opportunità di custodire sempre i propri averi, e non perderli mai di vista. Non solo, tra le parole si legge di fare attenzione a persone che potrebbero avvicinarti con proposte o discorsi strani, con il solo scopo di distrarti.

    È sempre stato così? difficile fare un confronto, perché 10 anni fa (ad esempio) nessuno si portava mai appresso cellulare, mp3 e laptop per un valore di qualche migliaio di euro, semplicemente perché tali strumenti non erano ancora così diffusi. Certo avevamo tutti delle “buone” calcolatrici programmabili (ogni tanto riaccendo la ancora la mia fedele HP-28C), ma non ricordo furti o sparizioni, forse perché non così facili da piazzare sul mercato del rubato.

    Ricordo invece che i primi giorni di lezione (non ti conoscevi, non conoscevi l’ambiente) molti nelle ore di intervallo chiudevano a chiave le proprie valigette (altro cimelio ormai scomparso ma un tempo dotazione standard). Poi, dopo le prime settimane, il clima si rilassava e l’aula diventava spazio comune in cui ti sentivi al sicuro.

    Ciò che rimane da questi episodi recenti è un fondo di tristezza, un profanamento di un spazio ma soprattutto di un modo di vivere e di intendere la giornata di cui noi ex-studenti andavamo fieri.

    giovedì 25 marzo 2010

    Libertà e diritti… per chi?

    Ieri, visto lo sciopero dei ferrovieri piemontesi, da persona previdente e ben organizzata, ho pensato di tornare a casa in autobus.

    Se non fosse che il percorso del bus intersecava una manifestazione di protesta (a quanto pare non annunciata), nella quale alcuni ambulanti, con i rispettivi furgoncini, hanno deciso, in modo totalmente disorganizzato ed improvvisato, di invadere e bloccare le strade e gli incroci di Corso Giulio Cesare, tra Porta Palazzo e l’imbocco dell’autostrada.

    Insieme a qualche furgone (il “centinaio” citato da La Stampa mi pare decisamente esagerato), c’erano altrettante auto delle varie forze dell’ordine, che li scortavano in direzione Nord, portandoli fuori dalla città, finché non si sono assembrati nel tratto finale di Corso Giulio Cesare (zona Auchan – Iveco – McDonald’s, per capirci).

    Non so quale fosse il merito della protesta, perché oltre gli slogan non si riesce mai a vedere, né dal vivo né attraverso i giornali. So anche che la libertà di manifestare è garantita dalla costituzione. Non mi risulta invece che circolare in furgone nascondendo ed oscurando la propria targa (come facevano in manifestanti) sia proprio legittimo, ma fingiamo di sorvolare.

    Ma per garantire la manifestazione di 300 commercianti, si doveva necessariamente fare perdere 60-90 minuti a 10000 persone, sequestrate nelle proprie auto o nei mezzi pubblici da un traffico paralizzato e strade chiuse? Non c’è nessuno che garantisce il mio diritto a ritornare a casa la sera?

    giovedì 11 marzo 2010

    L’Itaca del bonus

    Ogni Odissea si conclude con la sua Itaca.

    Questa mattina (approfittando di un ‘lieve’ ritardo di ‘soli’ 120 minuti del treno che avrei voluto prendere), sono passato in biglietteria per vedere se l’autorizzazione al mio rimborso era arrivata.

    Ovviamente la pratica non deve essere delle più frequenti, poiché ha richiesto all’impiegato (oculatamente scelto, perché sapevo che era uno dei più disponibili e mediamente svegli di quell’ufficio) una certa dose di scartabellamento in una cartellina piena di fax e fotocopie, oltre che il doversi consultare con un collega sulla sorte che avrebbe dovuto fare la mia tesserina originale ormai scaduta (che io assolutamente ho rivoluto indietro, poiché è necessaria in fase di dichiarazione dei redditi).

    Per farla breve, l’autorizzazione finalmente era giunta, la data odierna ricade negli intervalli ayurvedici nei quali le Ferrovie possono risarcire gli abbonati, per cui mi sono allontanato dallo sportello con in tasca una trentina di euro in più.

    A questo punto ero molto più felice di affrontare i 120 minuti di ritardo, sapendo che l’anno prossimo questo vorrà dire che potrò ritirare qualche centesimo in più per compensarmi del tempo perduto.

    Peccato che non esista il servizio inverso, ossia: io ti dò 30 euro all’inizio dell’anno, e tu non farai mai più ritardo!

    domenica 7 marzo 2010

    Non posso più

    Non posso più lamentarmi quando qualche studente, o collaboratore, non rispetta più una scadenza.

    Da questo week-end, la prassi ufficialmente legalizzata di fronte a qualsiasi mancanza è di auto-giustificarsi, scrivendosi da soli una nuova norma che ridefinisca i termini della consegna.

    Dovrò, evidentemente, adeguarmi a questo nuovo andazzo, anche se richiede uno stravolgimento di molti dei valori con cui sono cresciuto.