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lunedì 14 gennaio 2019

The cat black

The cat black? Orrore! Lo sanno tutti che in inglese gli aggettivi vanno prima del nome: The black cat è la forma corretta. Sarà probabilmente una regola che vi hanno insegnato alla terza lezione di inglese.

Lo sanno tutti!

Lo sanno tutti?

Beh, probabilmente non i curatori di questa campagna di sconti, che hanno stampato probabilmente decine di migliaia di “shopping bag reusable and recyclable”.

Per fortuna che hanno precisato “Made in Italy”, manca forse il “and written in Ital-inglisc”. Sicuramente gli sconti li hanno fatti sui traduttori…

2019-01-09 09.09.27

venerdì 21 dicembre 2018

Fidarsi è bene?

Cari amici celiaci, di fronte ad un menù natalizio che espressamente prevede molti alimenti senza glutine, non c’è che da rallegrarsi.Certamente è un segnale di attenzione da parte del ristoratore.

Menù di Natale

A guardar meglio però, qualche dubbio sorge: voi vi fidereste del cibo preparato da chi non sa scrivere correttamente la vostra intolleranza?

mercoledì 10 settembre 2014

Per equità e reciprocità

La terza legge di Newton, in una versione adattata e rivista al pressapochismo moderno, recita che ogni cazzata fatta ne genera un’altra uguale e contraria.

Applicando questa legge all’ultimo post sugli occhiali, dove ci siamo scontrati con una traduzione italiana traballante, dovremo necessariamente trovare una traduzione uguale e contraria. Uguale nel senso di ugualmente terrificante. Contraria nel senso che questa volta saranno gli italiani ad avere tradotto un messaggio in una lingua estera. Diciamo una lingua facile, ben conosciuta: l’inglese.

Information: we advise all passenger to validate your ticket, in the green machine, before leaving.

Ovviamente è lodevolissimo l’impegno degli impiegati ferroviari nel cercare di aiutare gli stranieri a districarsi tra la giungla di macchinette, emettitrici, bollatrici, cambiamonete, e chipiùneha. Ma sarebbe stato semplice fermare uno di questi stranieri, magari madrelingua, e chiedere: «si capisce?»

lunedì 8 settembre 2014

Il tuo occhiale perde bicchieri

Quest’estate non è stata particolarmente calda, quindi non può essere il caldo eccessivo ad avermi dato alla testa, facendomi scrivere un titolo senza senso per questo post.

Il tutto deriva da un esilarante (o tragico) errore di traduzione che ho trovato sull’annuncio di richiamo di un prodotto (occhiali da sole per bambini)

2014-08-29 22_04_21-Richiamo prodotto Decathlon

Poiché il testo è difficile da leggere, lo riporto qui sotto (grassetto mio per evidenziare gli strafalcioni). Non rispondo di parti del corpo che vi dovessero cascare durante la lettura.

Richiamo prodotto

Vi invitiamo a riportare in negozio i lunettesde sole bambino della marca ORAO inserisco in campionario BEARO 0 0-2 blu / rosa / minima / arancioni (numeri vari inutili) acquistate tra il 1 Marzo ed i Giugni2014. Abbiamo scoperto una mancanza di solidità sugli occhiali.All’epoca di certe manipolazioni, un bicchiere può staccarsi dalla montatura, col rischio di essere messo nella bocca.

Sapere ne di più.

E chiamare un traduttore vero, anziché un surrogato ritardato di Google Translate? O forse sarebbe più adeguato un esorcista, visto il concentrato di orrori?

lunedì 1 settembre 2014

Conversazioni all’acqua fresca

Il titolo è da intendersi letteralmente: parliamo di conversazioni che si svolgono presso i distributori pubblici di acqua (ufficialmente dette “punto acqua” o “punto smat”, o ancora “punto acqua smat”, a seconda dei documenti che leggete). Volgarmente detta “la casetta dell’acqua”.

Punto Acqua Smat

L’esperienza di andare a prelevare l’acqua è molto socializzante: si incontrano sempre persone diverse, tutte del paese o del circondario, e nell’attesa inevitabilmente si scambiano quattro parole. O solamente si osservano i comportamenti altrui e se ne origliano le conversazioni.

Una conversazione mi è rimasta particolarmente impressa.

Chi non conoscesse le casette, sappia che vi è un erogatore (rubinetto) di acqua gassata e refrigerata (di solito a pagamento, 0,05 € per 1,5 litri) e due erogatori di acqua naturale (gratuita): uno a temperatura ambiente ed uno refrigerato.

acqua naturale (1)

Di fronte a questi due erogatori, una signora parlava con un’amica, e la discussione verteva sulle etichette: a sinistra “Acqua naturale”, a destra “Acqua naturale refrigerata”.

Stralcio di conversazione:

  • Signora 1: “Chissà che differenza c’è tra le due acque”
  • Signora 2: “Non so, ma io prendo sempre quella refrigerata”
  • S1: “E perché?”
  • S2: “Mio figlio vuole solo quella”.

Non so da che parte cominciare. Se dal significato della parola “refrigerata”, che evidentemente è troppo astruso. Se dal figlio, che non credo che decida di bere 6 litri d’acqua appena ricevuti, e quindi necessariamente l’acqua refrigerata tornerà a temperatura ambiente. Se da entrambi, che non pensano che il frigorifero di casa possa refrigerare l’acqua in ugual modo. O se dalla madre, che supinamente asseconda un capriccio del figlio senza comprenderlo né condividerlo (e dall’età di S2, direi che il figlio poteva essere maggiorenne o giù di lì).

Per evitare dubbi, io ho prelevato acqua gasata.

mercoledì 7 agosto 2013

Non troppo sensitivo

Il bello di utilizzare un ampio parcheggio pubblico in prossimità delle ferrovie è che vi si sbizzarriscono i più diversi e multiformi volantinatori. Sì, quelli che appicciano al vostro parabrezza un piccolo foglietto colorato, pubblicizzando servizi di scarsa utilità.

Non ho fatto statistiche, ma a naso direi che i volantini più frequenti sono quelli relativi alle agenzie di prestiti (altrimenti detti strozzini), poi seguono le nuove aperture di locali (outlet e palestre in primis). Per la prima volta ho invece trovato qualcosa di originale (qui riprodotto in fronte e retro).

giuseppe-sensitivo

Ovviamente “originale” non vuol dire “interessante”, infatti il mio interesse per la categoria dei (sedicenti) sensitivi è puramente antropologico (non tanto per loro, quando per i clienti).

Ed il nostro caro Giuseppe è talmente poco interessante che, nel proprio volantino non è neppure stato in grado di scrivere qualcosa di diverso nel retro rispetto al fronte. Ha talmente poco da dire che lo dice due volte. Ed ovviamente è superiore a qualsiasi forma di grammatica o punteggiatura.

Merita ovviamente una menzione speciale la scritta in piccolo, di traverso, sul fronte del volantino: “Non gettare a terra, rispetta l’ambiente” (punteggiatura mia). Ovviamente il 20% dei volantini cadono a terra per via del vento, il 50% vengono gettati con stizza da chi li ritrova, il 29% vengono affettuosamente raccolti e depositati nel più vicino cassonetto, mentre l’1% viene scannerizzato ed utilizzato in qualche blog. Se fosse realmente sensitivo, lo saprebbe.

Chioserei, piuttosto, “Non distribuire questa schifezza, rispetta le persone”.

lunedì 3 giugno 2013

Euro-Origami

Nessuno affiderebbe la riparazione del proprio lavandino ad una persona che non fosse in grado di dimostrare la competenza nella materia idraulica.

Chissà perché, invece, tutti affidano le traduzioni dall’italiano all’inglese al primo che capita, incuranti della qualità del risultato.

Come al self-service del benzinaio:

bank_notes_small

A parte il “bank notes”, che raramente si usa, e che sarebbe più corretto scrivere senza lo spazio (anche per non confonderlo con le “note sulle banche”), la vera chicca è nell’ultima riga.

Credo di avere delle serie difficoltà ad inserire una banconota in modo che entrambi i lati siano rivolti verso l’alto. A meno di non ricorrere ad un complesso origami, oppure disporre delle banconote di Möbius, che però non passano dalla fessura.

venerdì 24 maggio 2013

Pura poesia

Lo so, noi tutti odiamo lo spam nella posta elettronica, perché è invadente, volgare, grezzo.

Però talvolta ricevi dei veri passaggi di poesia. Surrealista.

Non servono altre parole, godetevi questo capolavoro di composizione.

spam surrealista

mercoledì 16 maggio 2012

Coerenza a tutti i costi

Non ho potuto fare a meno di sorridere di fronte al messaggio giunto oggi tramite una mailing list (che invia annunci relativi a conferenze o riviste scientifiche).

uncertainty

Da ammirare la coerenza dei redattori di una rivista sull’incertezza, i quali non si sbilanciano più di tanto sul funzionamento del proprio sito web. Saranno deformazioni professionali…

domenica 6 maggio 2012

ies ui ar internascional

Per la serie: come l’Italia si presenta agli stranieri.

Ci teniamo a dimostrare sia che parliamo le lingue, sia che siamo ecologicamente avanzati: e quale occasione migliore di un cestino per la raccolta differenziata con spiegazioni anche in inglese? o… “quasi” inglese?

undifferentiated

Addirittura, l’inglese lo conosciamo così bene, che costruiamo nuove parole e le insegniamo agli stranieri che passano da noi.

Se servisse un’aggravante, il bidone in questione si trova presso il terminal internazionale dell’aeroporto di Roma Fiumicino.

venerdì 4 maggio 2012

Ceci n’est pas un banc

È famoso il disegno di René Magritte “La trahison des images” in cui il pittore ci fa riflettere sulla relazione tra un oggetto e la sua rappresentazione, grazie alla famosa didascalie Ceci n’est pas une pipe.

Un messaggio dello stesso tipo, seppur probabilmente involontario, è riconoscibile in questo cartello in cui sono recentemente incappato.

Si prega di non sedersi sulla panca

Logica vorrebbe che l’oggetto possa essere una panca, oppure non essere una panca:

  • Se fosse una panca, dovrebbe essere sufficientemente robusta da potercisi sedere sopra, ed il cartello non dovrebbe vietarlo.
  • Se non fosse una panca, non ci sarebbe bisogno del cartello perché nessuno si sentirebbe legittimato a sedervisi, e comunque il cartello non la dovrebbe chiamare “panca”.

In realtà si tratta solo di uno sfortunato banchetto espositivo (su cui appoggiare riviste, brochure, piccoli oggetti) che per forma e dimensione ricorda vagamente una panca.

P.S. mi scuso con gli autori del cartello per la mia pignoleria e li saluto con simpatia

domenica 4 marzo 2012

Troppo colto o troppo distratto?

Tratto da un volantino appeso all’ingresso del mio Dipartimento.

Ricerca laudeandi

A prima vista, mi è sembrato il solito svarione (ma lo spell checker sarà una tecnologia così avanzata?), visto che “laudeandi” non mi suonava troppo bene. Ma a ben ripensarci, forse sbaglio: linguisticamente, “laude-ando” potrebbe essere qualcuno che si laureerà “cum laude”. Ignoranza mia, non l’ho capito subito… cercano solo laureati con 110 e lode (e che non sappiano usare il correttore ortografico).

A parte l’errore di scrittura (o il neologismo iper-colto, decidete voi), potrebbe essere un’offerta decisamente interessante, visto che la retribuzione sembra essere commisurata alle vostre esigenze. Quindi basta presentarsi e dire “mi serve tot al mese”, per essere accontentati!

 

P.S. preciso che non conosco affatto questa azienda, né mi esprimo sulla qualità o interesse del lavoro offerto. Commento esclusivamente la qualità della comunicazione. D’altra parte, tutte le aziende di successo rimangono anonime, vi forniscono un indirizzo su gmail ed un numero di cellulare.

giovedì 8 dicembre 2011

Sottili contraddizioni, purché si venda

Qualche tempo fa ero rimasto scioccato dalla vendita di sale da cucina esotico a prezzi esorbitanti. Come tutte le tendenze illogiche ed assurde (ma con la dovuta spinta commerciale), anziché esaurirsi la tendenza si è espansa.

È importante anche spiegare ai consumatori perché si dovrebbe comprare del sale comune che ha attraversato il globo per arrivare sulla tavola. Dove il verbo “spiegare” è usato in accezione di marketing, ossia: “fornire una serie di frasi, non necessariamente coerenti, non necessariamente pertinenti, ma non smentibili facilmente ed invece ripetibili a piacere, anche parzialmente”. Così ciascuno ricorderà la parte che più lo avrà impressionato, e potrà diffondere il meme tra i conoscenti.

Interessante soprattutto dissezionare il testo dell’annuncio. Quanti errori logico-scientifici riuscite a trovare?

Foto0092

Io ho trovato i seguenti:

  • cosa significa la completezza della forma di un cristallo? e che impatto ha un cristallo perfettamente cubico sul suo sapore e sulle sue proprietà nutrizionali?
  • il fatto che il sale sia particolarmente prezioso è un’affermazione sul suo costo, non sulle sue qualità
  • ma se viene lavato ed asciugato (a mano ed al sole, certo), allora i cristalli si dovrebbero sciogliere e ri-formare, no? maledizione, ho perso la completezza della forma
  • cercate sul dizionario il significato di bioenergetica: trattasi di un metodo psicanalitico che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Mi sembra difficile trovare il nesso con le qualità di un sale
  • è invece innegabile l’evidente importanza del mare primordiale da cui abbiamo avuto origine…. ma di cosa stiamo parlando? E quale mare sarebbe?
  • Non mi risulta che l’Himalaya sorga su un mare prosciugato. Piuttosto, sono terre emerse per motivi tettonici, che inizialmente erano subacquee.
  • La mia preferita: puro con i suoi 84 elementi naturali. Uno strano concetto di purezza, se comprende ben 84 composti diversi. Non deve essere facile decidere quali composti estranei contribuiscono alla purezza, e quali invece sarebbero da evitare in quando inquinanti…
  • A questo punto, rimuovere le scorie che accumuliamo assumendo sali industriali diventa chiarissimo: i sali industriali non contengono quegli 84 composti privilegiati, ma ne contengono altri che quindi sono classificati come scorie.

Posso essere d’accordo che molti prodotti industriali siano qualitativamente infimi, ma se l’alternativa “naturale” deve essere questa, meglio starne lontani.

venerdì 28 ottobre 2011

Politically (troppo?) correct

IEEE Spectrum è una rivista abbastanza nota nel campo della ricerca, poiché viene inviata a tutti gli iscritti alla IEEE (l’associazione professionale internazionale degli ingegneri elettrici, elettronici, informatici). Come sempre, a fianco della rivista cartacea, vi è un sito web, che pubblica notizie aggiuntive, anteprime degli articoli ed altri aggiornamenti. Esiste anche un servizio “IEEE Spectrum TechAlert” che invia via e-mail i titoli degli articoli più recenti e rilevanti.
E stavolta l’ha fatta grossa. Almeno, così dicono loro, perché a me non pareva così grave.
Arduino boardIeri hanno pubblicato un articolo dal titolo “With the Arduino, Now Even Your Mom Can Program”. In realtà questo era il titolo della news alert, mentre l’effettivo titolo dell’articolo era un più insipido “The Making of Arduino”.
Putiferio.
Pare che vi sia stata una rivolta internazionale perché si faceva riferimento ad “even your Mom”, come metafora della facilità di utilizzo e programmazione, accessibile anche alla fascia di popolazione non native-digital.
Nonna PaperaEvidentemente questa immagine evoca un cliché di Mom più simile a Nonna Papera (che passa le giornate in casa a sfornare torte ed a gestire le marachelle dei nipotini), che non all’effettivo ruolo delle donne e madri contemporanee, che sono altrettanto capaci e tecnologicamente avanzate quanto i loro mariti o figli/e.
Ma era una battuta, no? Un titolo ad effetto, no? io credo di usare metafore simili moltissime volte, nei miei corsi, ma non mi sono mai preso una denuncia da associazioni di madri, nonne, prozie, o collaboratrici domestiche (per la frase “i conti della serva”).
Invece la cultura anglosassone è estremamente attenta a queste minuzie, accusando di sessismo e stereotipia la formulazione del titolo. Talmente attenta, che addirittura è costretta a violentare la sintassi della propria lingua madre (chi non è stufo di scrivere “he or she” per essere gender-neutral?).
Nel caso di IEEE Spectrum TechAlert, si è dovuta muovere l’Editor in Chief di IEEE Spectrum (il redattore capo), che fortunatamente (ai fini di placare l’incidente diplomatico) è una donna, Susan Hassler. Ella si scusa scrivendo:
Susan HasslerI'm an IEEE member, and a mom, and the headline was inexcusable, a lazy, sexist cliché that should have never seen the light of day. Today we are instituting an additional headline review process that will apply to all future Tech Alerts so that such insipid and offensive headlines never find their way into your in-box.
Forse perché il Italia abbiamo anche altri motivi per scandalizzarci, ma personalmente mi pare che sia una reazione un tantino esagerata, rispetto ad un titolo giornalistico, che in estrema sintesi riusciva a convogliare un messaggio chiaro.
Sono anch’io lazy and sexist oppure sono loro che esagerano con la mania del politically correct?

giovedì 22 settembre 2011

The Orion Belt, Italy

Ho visto cose(1) che voi europei, che voi statunitensi, che voi dei paesi civilizzati non potete nemmeno immaginare.

Ho visto un ufficio postale aprire con 2 sportelli su 3 non operativi perché i PC non partivano; su quello che è partito non funzionava il POS. Ho visto gli impiegati postali iniziare a preoccuparsi dopo 20 minuti. Ho visto persone in coda, rassegnate, visto che anche l'erogatore di ticket per le prenotazioni non funzionava. Ho visto riavviare i PC come se fosse un rito propiziatorio. Ho visto telefonare al servizio di assistenza tecnica, che ha risposto che avrebbe prontamente informato il servizio di assistenza tecnica (nazionale). Ho visto impiegati telefonare all'amico che lavora per la ditta locale, che tanto sicuramente verrà chiamata dal servizio di assistenza tecnica nazionale, per anticipargli la chiamata e chiedere che un intervento immediato, in attesa che la comunicazione ufficiale arrivi.

Ho visto studenti che, alla fine della seconda settimana di scuola elementare, non hanno ancora tutti i libri di testo. Ho visto studenti per cui il non avere ancora i libri non è poi così grave, visto che mancano le maestre. Ho visto maestre arrivare dopo due settimane, sapendo che rimarranno solo per due mesi.

Ho visto l'università italiana prima in classifica che, ad una settimana dell'inizio del semestre, non aveva ancora pubblicato gli orari delle lezioni.

Ho visto un tecnico perdere 3 ore per cambiare un pezzo da 10 euro ad un portoncino blindato. Ho visto che alla fine non l'ha riparato perché il pezzo era difettoso alla fonte. Ed ho visto perché le aziende italiane, credendo di risparmiare sulla qualità, in realtà ci perdono sul personale e sul mercato.

Ho visto pendolari lottare per avere dei treni, piuttosto che compagnie ferroviarie lottare per avere dei clienti fedeli come solo i pendolari possono essere.

Mi sono visto attirare da un libro su uno scaffale, che prometteva di svelare i trucchi per non essere ingannati dal marketing. E quel libro, e quello scaffale, erano parte stessa del marketing. E mi sono visto acquistare quel libro e portarlo a casa.

Ho visto colleghi che ricevono ottime offerte di lavoro dall'estero, senza conoscenze e senza inviare curriculum, grazie ai propri titoli e pubblicazioni. Ho visto gli stessi colleghi essere rifiutati e bistrattati nei concorsi nazionali per un posto alla metà dello stipendio.

Ho visto l'IVA aumentare dell'1% ed i prezzi arrotondarsi all'euro superiore. Ho sentito che questo dovrebbe aumentare i consumi e ridurre l'evasione fiscale.

Ho visto avvisi sui diari scolastici dei figli, in cui si chiede di portare a scuola le cose più strane ed improbabili. Gli oggetti sono sempre diversi, ma la postilla è sempre "possibilmente per domani". Ed ho visto genitori sclerare per partecipare alla caccia al tesoro a tempo.

Ho visto offerte di lavoro per lavori anonimi, sostituibili e noiosi ma ben retribuiti. Ho visto offerte molto minori, alla stessa persona, per lavori innovativi, insostituibili ed interessanti. Ed ho percepito confusione e indecisione.

Ho visto una società di rating dire a proposito delle prospettive di sviluppo di una nazione ciò che ormai tutti sanno da anni. Ho visto persone agitarsi perché le società di rating iniziano a dire ciò che tutti sanno da anni.

Ho visto tutto solo nell'ultima settimana. Direi che ho visto troppo.

(1) Eterna riconoscenza a Philip K. Dick per il meme "ho visto cose" (I've seen things), tratto dal romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep?

[P.S. prima che qualcuno dubiti: tutti fatti vissuti realmente in prima persona]

giovedì 28 luglio 2011

Ripetere a piacere

Ci sono cose che impariamo da piccoli. Se chiami qualcuno e non risponde, prova a ri-chiamarlo. Se suoni un campanello e nessuno risponde, riprovi a suonarlo dopo poco.

Ci sono invece culture in cui questo non viene insegnato. Come in UK, dove si dà per scontato che una richiesta, una volta fatta, venga esaudita. Oggigiorno non è più così, ma la concezione della civiltà anglo-standard non è ancora mutata.

Per cui, meglio scriverlo. Mi vedo già l’inglese stereotipato (che non esiste) seguire alla lettera le istruzioni, e continuare a premere il pulsante per 8 giorni di fila, se nessuno risponde.

Emergency telephone. Press alarm button for 3 seconds. If unobtainable press again

venerdì 19 febbraio 2010

Scusarsi

Ritorno sul tema delle ferrovie, e del loro rapporto con i clienti (o meglio dire la ‘merce trasportata’?). Chiedo scusa per la monotonia, ma visto che ci spendo diverse ore al giorno, è un tema che sento sul vivo.

E’ da tempo che rifletto sulla frase “Ci scusiamo per il disagio” che chiude ogni annuncio di treni in ritardo. Che il ritardo sia di 10 minuti o di 3 ore, la frase è sempre la stessa. Aggiunta in automatico. Con voce sintetizzata.

Ma che razza di “scuse” sono quelle generate da un algoritmo? Se ho sbagliato e devo scusarmi, lo faccio di persona, ci metto la faccia, mi immedesimo nelle persone a cui ho causato un problema, cerco di motivarne le cause, e non delego certamente ad un comunicato preconfezionato. No, una scusa pre-registrata non può essere una scusa valida, perché manca il riconoscimento dell’errore, il pentimento per lo stesso, la condivisione delle cause, e l’empatia tra il causante disagio e gli sfortunati disagiati.

Inoltre vogliamo discutere sul significato di “disagio”? Dis-agio, ossia non-del-tutto-comodo-e-pasciuto. Sarà magari un disagio un ritardo di 5 minuti, ma solo se non mi fa perdere una coincidenza, o non mi fa arrivare tardi al lavoro o a un appuntamento. Ma dai 10, 20, 30 e oltre minuti, come osi chiamarlo ‘disagio’? Chiamalo problema, grave intoppo, disastro, … Se hai un figlio da recuperare all’uscita da scuola, e non arrivi in tempo, è un dis-agio o un serio problema organizzativo che coinvolge altre persone che devono intervenire e supplire alla tua assenza? Se hai una riunione con i vertici della tua azienda, fissata per le 8:30 del mattino, ti organizzi per prendere un treno prima perché tanto non ti fidi, e riesci ad arrivare comunque in ritardo, è un dis-agio oppure una grande figuraccia con conseguenze sulla percezione che gli altri avranno della tua affidabilità? Sarà dis-agio per il dirigente movimento, che se ne sta seduto comodamente e deve sollevare un dito per lanciare l’annuncio, tanto lui quando finisce l’orario (e non 10, 20, 30 minuti dopo) se ne va a casa… ma per i passeggeri di solito è più che un semplice dis-agio.

Allora riportiamo le parole al loro reale significato. Facciamo gli annunci a voce. Diciamo le cause. E non minimizziamo i problemi altrui.

E magari recuperiamo il rispetto per gli utenti.

martedì 16 febbraio 2010

Comunicazione lampante

Per background personale e professionale, io non so molto di comunicazione, ma ho una sola certezza: l’efficacia della comunicazione dipende dall’informazione che arriva al destinatario. Non dalla buona volontà di chi comunica, non dai soldi spesi per farlo, non dalla dimensione dei cartelli, ma in ultima analisi da quanto il destinatario capisce e ricorda rispetto al messaggio che vogliamo inviare.

Negli oltre due mesi nei quali la mitica “Porta Susa Sotterranea” è entrata in funzione, un problema di comunicazione era rimasto: l’unico modo per uscire dalla stazione “lato Porta Susa” è quello di prendere il sovrappassaggio “D”. Il footbridge D, se seguiamo le indicazioni internazionali. Tutti gli altri sovrappassaggi portano in Corso Inghilterra. Esistevano delle timide indicazioni perlopiù ignorate dai passeggeri, ed il “trucco” per uscire dalla parte giusta veniva tramandato oralmente dai viaggiatori abituali ai “pivellini”, riconoscibili dal volto spaesato che assumono appena messo piede a terra.

Ieri finalmente il problema è stato risolto: in tutti i sovrapassaggi è comparso l’evidentissimo cartello che qui vi riporto:

Cartello esplicativo

Un capolavoro di comunicazione. Chi di noi non avrebbe usato la locuzione “lato fabbricato di stazione” per indicare la “vecchia” stazione di Porta Susa? Chi di noi correttamente sa identificare “Piazza XVIII Dicembre”, che per decenni era stata semplicemente “davanti a Porta Susa”? E che cosa succede se non vi servite “solo” del sovrappassaggio D? venite catapultati nell’iperspazio?

La versione inglese è ancora più esilarante, miracoli che solo Google Translate può realizzare, se usato male.

Fortunatamente l’icona dell’omino che vomita all’indietro ci permetterà di capire al volo il corretto comportamento da tenere.

Grazie Ferrovie, problema di comunicazione risolto! La prossima volta, magari, spendete quei 200 euro in più per farvi scrivere i testi da qualcuno che lo faccia di mestiere, o anche solo fateli leggere a qualcuno dei vostri passeggeri prima di stampare due dozzine di cartelli. O forse avete speso tutti i soldi per farvi dire se ‘sovrappassaggio’ si scrive con una o due ‘p’?

mercoledì 27 gennaio 2010

Scadenze

Ci sono due parole della lingua italiana che probabilmente hanno perso di significato, o l’hanno modificato. Ma nessuno mi aveva avvisato, quindi scusatemi.

Queste parole sono: “obbligatorio” e “scadenza”. Come ad esempio nella frase “è obbligatoria la prenotazione, entro la scadenza delle ore xx del giorno yy”.

Se per qualche motivo non ti prenoti entro le ore xx del giorno yy, e te ne accorgi alle ore xx+1 o +2 o +3, oppure al giorno yy+1, cosa fai?

  • Opzione 1 (obsoleta): te la prendi con te stesso, perché nelle varie settimane prima della scadenza in cui avresti potuto prenotare, e non l’hai fatto, e ti riprometti di fare più attenzione la prossima volta
  • Opzione 2 (attuale, a valle della riforma del significato delle parole): inizi a cercare il/la responsabile della prenotazione, cerchi di giustificare le tue motivazioni, cerchi di convincerlo/a a prenotarti ugualmente, e se non basta chiederlo una volta, lo chiedi due. Il tutto presumibilmente in base a due solidi principi: (a) tutto si può sistemare, bussando alle porte giuste, e (b) il livello di verità di un’affermazione tende ad aumentare con il numero di ripetizioni dell’affermazione stessa.
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