Visualizzazione post con etichetta divieto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta divieto. Mostra tutti i post

lunedì 13 maggio 2019

Sostenibilità? Non bastano le buone intenzioni

Ieri ho passato la giornata al Salone del Libro di Torino (non lo chiamo “Salone Internazionale” perché la dimensione internazionale era veramente evanescente).

Una delle caratteristiche di questa edizione è una maggiore attenzione alla sostenibilità, ed in particolare alla raccolta differenziata dei rifiuti. All’interno del salone vi erano bidoni diversi (plastica, indifferenziato), ed in un paio di casi ho visto degli addetti presidiare tali bidoni e suggerire la collocazione corretta dei rifiuti.

Hiking Sport di Montagna - Borraccia 500 Tritan 0,5L QUECHUA - Materiale TrekkingLodevole intento, soprattutto per separare la grande quantità di plastica (penso alle bottigliette d’acqua) che si genera in eventi di questo genere.

Ma allora perché ai cancelli di ingresso mi hanno sequestrato la borraccia (di plastica) che mi ero portato da casa proprio per non usare bottiglie usa e getta?

Piuttosto che separare i rifiuti (cosa ovviamente utile e necessaria), non sarebbe meglio evitare di produrli (anche per azzerare i costi della raccolta)?

Fortunatamente mi ero portato da casa anche un paio di bottigliette di plastica tradizionali (quale ingegnere non ha un Piano B pronto per ogni occasione?), le quali sono invece entrate liberamente al Salone senza suscitare alcun dubbio da parte degli addetti. Mah.

Devo dire che mi dispiace ancor più perché la borraccia era di mia figlia (8 anni), che utilizza a scuola, perché ai bambini, invece, hanno insegnato a riusare il contenitore dell’acqua. La scuola fa dei passi educativi, la società li vanifica e li mortifica.

Meno slogan, più coordinamento. Chissà se imboccheremo mai questa strada?


P.S.1. abbiamo potuto recuperare la borraccia all’uscita

P.S.2. ci sarebbero anche altri aspetti da rilevare (perché non c’erano contenitori per la carta? perché i bidoni non erano ben identificabili attraverso i colori convenzionali?), ma affrontiamo un punto per volta.

mercoledì 31 maggio 2017

Un passettino fuori dal medioevo

Gli eventi di queste ultime settimane mi hanno ispirato questa...

Proposta di legge urgente per aiutare l'Italia ad uscire dal Medioevo.

Articolo 1 - Incremento di produttività

1. A partire dal 01/01/2018, i pagamenti attraverso bollettino postale, nei confronti di una qualsiasi pubblica amministrazione, sono vietati.

Articolo 2 - Norme transitorie

1. A partire dal 01/09/2017, tutte le pubbliche amministrazioni dovranno offrire, per i pagamenti nei loro confronti, almeno una alternativa che abbia le seguenti caratteristiche: essere esente da costi per l'utente (comprese ricariche e abbonamenti), non richiedere spostamenti fisici, non richiedere al cittadino di fare delle code.2. Qualora le alternative di cui al precedente comma 1 non siano offerte, o non siano chiaramente comunicate, il cittadino è esentato dal versamento della cifra richiesta.
3. A partire dal 01/01/2018, le modalità di pagamento ammesse dovranno avere tutte le caratteristiche di cui al comma 1.

Articolo 3 - Copertura finanziaria

1. Le misure di cui sopra saranno realizzate a costo zero per le amministrazioni e per gli utenti.2. La produttività guadagnata (tempo risparimiato per gli operatori e dei cittadini) sarà investita nella formazione alla cittadinanza digitale.



lunedì 22 luglio 2013

Civilizzati per divieto

Questo è un cartello simile a migliaia di altri identici, disseminati nelle stazioni ferroviarie, di fronte ai quali siamo passati moltissime volte, senza prestarvi troppa attenzione.

Ma proviamo a leggerlo realmente.

Vietato gettare rifiuti a terra (cicche, chewingum, carta, etc.)

Viene da chiedersi se realmente sia necessario esplicitare questo divieto. Non dovrebbe fare parte delle più normali forme di civiltà il fatto di non gettare i rifiuti a terra? Cosa ne penseranno gli stranieri? Che immagine stiamo dando di noi stessi? trogloditi che getterebbero ogni cosa a terra, se non vi fosse un divieto esplicito, con tanto di sanzioni ridicole?

Io non mi ci riconosco. Spero di non essere in minoranza.

lunedì 1 ottobre 2012

Tempestività

Quando: Oggi, 1 ottobre. Primo giorno del mese.

Dove: Chivasso, Parcheggio di piazzale Ceresa, nel quale parcheggiano quotidianamente qualche centinaio di pendolari al prezzo di € 7,30 mensili. Relativamente comodo, abbastanza conveniente.

Ed inevitabilmente qualcuno che non si è ricordato di rinnovare l’abbonamento ci sarà sempre. Soprattutto quando il primo giorno cade di lunedì, tendi a dimenticarti. Ma al mattino non hai tempo di andare in stazione, comprare l’abbonamento, tornare al parcheggio, esporlo in auto, e tornare in stazione per prendere il treno. Sì, perché il bar di fronte al parcheggio, chissà per quale accordo o inciucio, non vende gli abbonamenti dello stesso.

Ed allora il povero tapino pendolare (essendo pendolare è certamente un tapino) che fa? Spera. Spera che non vengano proprio oggi i controlli. Insomma, si organizza per comprare l’abbonamento al ritorno, così sarà a posto per tutto il mese.

multa parcheggio

E invece no. I solerti vigili urbani, evidentemente ben consci del fenomeno, sono passati a controllare ed appioppare dei regalini da € 39,00 ai malcapitati smemorati.

Intendiamoci: tutto perfettamente corretto, chi lascia l’auto senza il contrassegno sa a che cosa può andare incontro. Però il giro di controllo potevano farlo il giorno 2 o 3, no? In fondo si tratta di abbonamenti mensili. E magari anche in qualche altro giorno del mese, quando ci sono persone che lasciano l’auto in luoghi fantasiosi bloccando i passaggi?

 

P.S.: pagare per la singola giornata non avrebbe senso: a € 0,60 l’ora la singola giornata di costa quasi come l’intero mese (ma sempre meno della multa…)

P.S.2: no, non era mia l’auto, io sono in regola (conoscendomi, compro l’abbonamento intorno al 15-20 del mese precedente)

venerdì 4 maggio 2012

Ceci n’est pas un banc

È famoso il disegno di René Magritte “La trahison des images” in cui il pittore ci fa riflettere sulla relazione tra un oggetto e la sua rappresentazione, grazie alla famosa didascalie Ceci n’est pas une pipe.

Un messaggio dello stesso tipo, seppur probabilmente involontario, è riconoscibile in questo cartello in cui sono recentemente incappato.

Si prega di non sedersi sulla panca

Logica vorrebbe che l’oggetto possa essere una panca, oppure non essere una panca:

  • Se fosse una panca, dovrebbe essere sufficientemente robusta da potercisi sedere sopra, ed il cartello non dovrebbe vietarlo.
  • Se non fosse una panca, non ci sarebbe bisogno del cartello perché nessuno si sentirebbe legittimato a sedervisi, e comunque il cartello non la dovrebbe chiamare “panca”.

In realtà si tratta solo di uno sfortunato banchetto espositivo (su cui appoggiare riviste, brochure, piccoli oggetti) che per forma e dimensione ricorda vagamente una panca.

P.S. mi scuso con gli autori del cartello per la mia pignoleria e li saluto con simpatia

domenica 11 settembre 2011

Bancomat esplosivo?

Bancomat

Una normalissima giornata in cui ti fermi al primo Bancomat disponibile per prendere un po’ di contante (chissà perché finisce sempre così in fretta).

Il mio è un conto on-line e, non disponendo di sportelli fisici, la banca non fa pagare le commissioni per il prelievo da qualsiasi bancomat di qualsiasi banca, ragion per cui mi fermo spesso al primo che capita, senza farci molta attenzione.

È la prima volta però che mi imbatto in un avvertimento minacciosissimo. Lo si vede nella parte superiore della foto, sopra al display. Per comodità ecco un’immagine ingrandita…

Non introdurre gas

Ma certo, ingenuo io a non averci mai pensato, nei bancomat normalmente si cerca di introdurre gas. Quale gas, non importa, vanno bene tutti. Meglio se provi con la bombola da 20 litri intera. A patto di trovare una fessura adeguata.

Ma invece, se lo introduci, che cosa succede? Si ubriaca di gas esilarante e ti dà tutti i soldi? Si arrabbia fino all’incandescenza ed esplode? Si alleggerisce troppo e l’intera banca si solleva come la casa di UP?

mercoledì 31 agosto 2011

Proibizionismo Wi-Fi

Certo che l’Italia non è famosa per essere la patria del Wi-Fi libero e gratuito ovunque (nelle biblioteche, librerie, bar, coffee shop, …) come altre nazioni più civilizzate.

Però l’accesso ad Internet offerto dal campeggio toscano nel quale ho passato una settimana di vacanza mi ha veramente terrorizzato. Tariffe allucinanti. Condizioni capestro. Obbligo di essere maggiorenni. Ma sto affittando un accesso Internet oppure un superalcolico? o un mitragliatore da guerra?

L’unica cosa che mi consola è che gli stranieri (ed il campeggio ne era pieno) avranno qualche storiella denigrante in più su noi italiani, quando torneranno in patria.

Wi Fi Codes Tariff (1 hour, 3 euro; 5 hours, 10 euro; 10 hours, 15 euro; 20 hours, 20 euro). To buy the code you must be 18!! And you have to show us an ID!!

venerdì 22 aprile 2011

RFI Chivasso: percorsi intelligenti (2)

Nel mio post precedente avevo analizzato la tortuosità e l’illogicità dei percorsi pedonali di accesso ai binari della stazione ferroviaria di Chivasso. Era emerso come non vi fosse alcuna progettazione che tenesse conto delle reali esigenze degli utenti, ma piuttosto fosse improntata a risolvere in modo estemporaneo e non sistemico una serie di veri o presunti problemi di sicurezza, nel più totale disprezzo per il servizio offerto.

Ora, come promesso, vorrei analizzare l’ultima “chicca” dei nostri progettisti di RFI. Il Binario 6.

Il Binario 6 è storicamente sempre stato il più sfortunato degli altri: il marciapiede è più corto, non è raggiunto dal sottopassaggio (infatti per raggiungerlo occorre attraversare i binari), è privo di pensilina, viene instradato solo sulla direttrice Ivrea-Aosta, …

Voglio concentrarmi sull’accesso al binario: come si vede dalla foto aerea annotata (cliccare per ingrandire), da anni (o decenni?) per raggiungere il binario 6 era possibile prendere il sottopassaggio S, salire in superficie sul binario 5, infine attraversare i binari nel punto di passaggio P. E proprio nel punto P, quando vi erano treni in arrivo, partenza o transito, vi era sempre un ferroviere che controllava che nessuno attraversasse in momenti pericolosi. Semplice, rapido, sicuro.

Accesso al Binario 6 (situazione precedente)

Ma recentemente arriva il momento di gloria anche per il Binario 6. A seguito della variazione di orario in vigore dal 6 marzo 2011, causata dal divieto di accesso ai locomotori a trazione diesel nel passante ferroviario di Torino, occorre “cambiare treno” ad Ivrea oppure a Chivasso, in modo che da/verso Torino prosegua un treno dotato di motrice elettrica, mentre da/verso Aosta continuano a viaggiare le motrici diesel.

In questo modo si raddoppiano le necessità di stazionamento di treni a Chivasso, ed il nostro binario 6 ha un marciapiede troppo “corto” rispetto ai treni che dovrà ospitare nel nuovo assetto. Partono e si concludono i lavori per l’allungamento del marciapiede.

La nuova figura rappresenta la situazione odierna: il marciapiede binario 6 è stato notevolmente allungato sul lato Ovest (verso Torino). Fin qui tutto bene. Ma l’allungamento non è ancora sufficiente: alcuni treni in fermata sul binario 5 occupano l’intera lunghezza del marciapiede, e si prolungano oltre la posizione del sottopassaggio, in direzione Est. Pertanto il precedente passaggio pedonale P non è più agibile (in generale): talvolta è occupato da un treno il sosta.

Accesso al Binario 6 (situazione odierna)

Finalmente arriva l’idea geniale! Spostiamo l’attraversamento P in un nuovo punto, P’, all’estremità Ovest del marciapiede. Ed ovviamente il ferroviere di controllo assisterà i passeggeri nell’attraversamento al punto P’.

Risultato: per prendere un treno in partenza sul binario 6 ora occorre: (1) percorrere il sottopasso S fino al binario 5 e risalire in superficie, (2) percorrere tutto il marciapiede del binario 5 fino al punto P’ di attraversamento (circa 180 metri), (3) attraversare nel punto P’, (4) ripercorrere a ritroso il marciapiede del binario 6 fino alla posizione in cui si trova il treno (altri 180 metri, in funzione di dove si arresti il treno). Complicato, lento, pericoloso.

Sì, pericoloso, ripeto pericoloso, perché molti utenti, per la fretta, il ritardo o la semplice stanchezza, non hanno voglia di sobbarcarsi 360 metri di amena passeggiata solamente per attraversare il binario… ed allora attraversano ancora nel vecchio punto P, nonostante ora sia vietato e, soprattutto, non vi sia nessun ferroviere di guardia.

Solo pochi giorni fa ho visto un treno proveniente da Aosta ed in arrivo al binario 5 dover frenare improvvisamente (o quantomeno provare a farlo, vista l’inerzia che lo contraddistingue) visto che alcuni passeggeri stavano attraversando il binario nel punto vietato-ma-comodo P.

Esiste soluzione? certamente esiste, tutti la conoscono: prolungare il sottopassaggio di altri 10 metri, facendolo arrivare fino al binario 6. Ma nessuno vuole pagare i lavori.

Forse si aspetta che qualcuno muoia nell’attraversamento, e si possa utilizzare il clamore mediatico per avere ulteriori fondi a favore di RFI per sistemare una stazione di sua proprietà con fondi pubblici. Infatti il prolungamento del sottopassaggio rientra in una serie di lavori che RFI stima in circa 10 milioni di euro, mentre la Regione Piemonte attualmente ne mette a disposizione solo 5,5 milioni.

Il nuovo Binario 6 visto dal sovrappassaggio

sabato 26 marzo 2011

RFI Chivasso: percorsi intelligenti (1)

Vorrei parlare di un luogo per me di transito quotidiano: la stazione ferroviaria di Chivasso. E vorrei condividere alcune domande la cui risposta, nella mia dichiarata ingenuità, francamente mi sfugge. In particolare vorrei concentrarmi sul layout dei percorsi pedonali.

In parole povere: la strada più breve per arrivare ai binari. Ciò che vi racconto è facilmente misurabile e verificabile sulla mappa di google da cui ho ricavato queste immagini.

La stazione (p.zza Garibaldi) è dotata di un vicinissimo parcheggio (via Ceresa, evidenziato in rosso), accessibile a modico prezzo (€7,00 al mese per gli abbonati) e comodo per raggiungere i binari (evidenziati in verde):

Parcheggio e stazione

La domanda è semplice: un amministratore pubblico o un gestore dell’infrastruttura, se vuole agevolare gli utenti della ferrovia, come provvederà a collegare il parcheggio ai binari? Si vedano tre percorsi possibili:

Percorsi possibili tra parcheggio e binari

Il percorso verde (nel rispetto dei fabbricati esistenti) è il più ovvio ed il più breve. Si entra nell’area di stazione, si attraversa un cortile, si imbuca il sottopassaggio dal lato Nord (binario 5), e risale al binario voluto. E ciò era realmente possibile, diversi anni fa.

Poi ‘qualcuno’ si deve essere accorto della semplicità e banalità della soluzione, ed ha deciso di sbarrare l’accesso al cortile da via Ceresa. Sicuramente ci saranno state motivazioni di sicurezza, di controllo degli accessi, ecc ecc, e da un giorno all’altro quello che era un cancello spalancato si è trasformato in un cancello chiuso con apertura telecomandata. Pedoni: stop.

Ai pedoni non rimane che il percorso giallo: prosegui su via Caluso, sali le scale del sovrappassaggio, lo percorri, ne scendi le scale, costeggi il fabbricato di stazione, entri in stazione, imbuchi il sottopassaggio, ti rechi al binario, e finalmente risali. Ad occhio e croce il doppio della lunghezza, il doppio del tempo e il triplo delle scale (perché quelle del sovrappassaggio sono decisamente alte).

Tutto ciò in piena [dis]applicazione di un banale principio: un servizio verrà utilizzato in misura proporzionale alla sua utilità e comodità d’uso. Davvero non vi erano soluzioni per mettere in sicurezza il percorso verde?

Ma c’è di più: diverse persone, a sprezzo del pericolo e della propria incolumità personale, sceglievano di percorrere la “variante” rossa al percorso giallo. Alla base del sovrappassaggio sceglievano di scavalcare la bassa staccionata (tra l’altro non troppo ben raccordata) ed evitare il faticoso sali+ridiscenti, risparmiando minuti preziosi. E ciò conferma quanto il percorso giallo sia innaturale e sgradito agli utenti, tanto che molti preferiscono la scomoda (e rischiosa) operazione si scavalco piuttosto che il percorso ufficiale.

Ma sicuramente l’occhio attento del ‘qualcuno’ di cui sopra se ne sarà reso conto. Ed anziché riconoscere il legittimo interesse degli utenti a fruire agevolmente della struttura, e magari facilitare (allargandolo, ufficializzandolo, proteggendolo) il percorso rosso, decide invece di sbarrare anche questo. Ecco infatti come appare il “punto di scavalco” da qualche giorno:

Grata anti-scavalco

In un modo francamente maldestro ed antiestetico, è stata apposta una nuova grata in ferro per dissuadere ed impedire l’operazione di scavalco anche ai più temerari scalatori urbani.

Solo noi italiani possiamo realmente anteporre ipotetici problemi di sicurezza rispetto alla fruibilità dei servizi pubblici. Quali sono le alternative? Basta guardare ad alcuni esempi fotografici svizzeri (dalla figura 1.15 in avanti) oppure altri esempi tedeschi.

Ma la pensata più geniale deve ancora arrivare: il nuovo binario 6… alla prossima puntata.

mercoledì 23 febbraio 2011

Opportunità (per chi?) che è bello non cogliere

A volte ci riusciamo. A volte vinciamo noi. Contro lo stillicidio di pubblicità, promozioni, comunicazioni, che si mascherano dietro informazione ma che in realtà non sono altro che bieco marketing di prodotti per noi inutili e per “loro” vantaggiosi.

Ma a volte vinciamo. Grazie a cabalistiche combinazioni di opzioni, firme apposte e firme omesse, e slalom tra clausole opt-in ed opt-out. Ed infatti sull’estratto conto della mia carta di credito compare ogni mese il seguente paragrafo strappalacrime:

Mancato consenso alle informaizoni commerciali

Loro sono estremamente tristi ed abbattuti per non potermi inviare le mirabolanti “informazioni commerciali”, con tanto di concorsi ed operazioni a premi. A cui mai mi sognerei di partecipare! E tutto perché non hanno ricevuto il consenso da parte mia. Ma quale terribile omissione da parte mia!

Non vi so dire il piacere che provo ogni mese a rileggere queste stesse parole, ed a volare con la fantasia a tutte le “opportunità” che mi piacerebbe davvero cogliere nella vita, certamente non quelle che potrebbero offrirmi costoro…

mercoledì 24 febbraio 2010

Vietato(?) fumare

Premessa: non fumo, quindi non sono in grado di valutare quale possa essere l’impatto di una crisi di astinenza per chi è abituato a fumare.

Tuttavia, le proprie abitudini o i propri vizi non dovrebbero arrogarci il diritto di derogare alle norme della civile convivenza (prima) e del reciproco rispetto (poi, visto che quest’ultimo è in perenne declino).

Pochi minuti fa, nel mio quotidiano pellegrinaggio attraverso il binario 4 di Torino Porta Susa Sotterranea, mi sono imbattuto in ben due persone che beatamente si fumavano la propria sigaretta. In barba ai cartelli di divieto. In barba agli annunci vocali emanati periodicamente.

Non voglio discutere sull’opportunità di applicare tale divieto in una galleria che è a metà strada tra il luogo chiuso ed il luogo aperto, e nel quale passano fior di treni diesel che ammorbano l’aria ben più di qualche decina di grammi di tabacco.

Ma se esiste una regola, o ti batti per cambiarla, o ti adegui, che ti piaccia o no. Così ti insegnavano l’educazione civica a scuola (*). Sarò prevenuto, ma mi par di leggere sui volti di quelle persone un’aria di sfida, o meglio un senso di superiorità e vittoria contro le istituzioni.

E’ certo che il (mio) livello di tolleranza si riduce con l’avanzare della (mia) età, ma alle manifestazioni di arroganza e presunta superiorità non riuscirò mai ad abituarmi senza rodermi dentro. Per fortuna!

 

(*) no, non è vero, queste cose non le insegnano a scuola, e neppure nei canali televisivi che dovrebbero consolidare il senso civico nelle masse. Sono valori tramandati a livello famigliare, per chi ha la fortuna di nascere e crescere nei contesti giusti.