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domenica 30 giugno 2019

Risoluzione Infinita

Uno dei tanti esempi di come “il digitale” non sia per nulla compreso, nemmeno da chi se ne professa pioniere.

Tutta fiera, la bolletta di SEN (Servizio Elettrico Nazionale), che ancora ricevo in formato cartaceo (sarò retrogrado, probabilmente), mi spinge ad attivare Bollett@ Online, per ricevere le bollette via e-mail anziché via posta. Di per sé nulla di strano (a parte che l’utilizzo del ‘@’ nel nome mi ha fatto ripiombare negli anni ‘90 quando ciò “faceva moderno”. Ehi, mi fanno addirittura lo sconto di 6 euro l’anno! Come perdere questa golosissima occasione?

Ed è anche facile: basta inquadrare il QR code con lo smartphone. Ecco:


Qual è il problema? proprio il QR code. Quel codice è illeggibile. No, non all’occhio umano, ma a qualsiasi smartphone. I pixel sono troppo piccoli, perché il testo contenuto nel codice sarà troppo lungo. Aggiungiamo che viene stampato con una risoluzione scadente, su carta imperfettamente ruvida, ed il risultato è garantito: il codice non ha la risoluzione grafica sufficiente per essere decodificabile.
[Nota: lo ‘zig-zag’ è stato aggiunto per proteggere gli eventuali dati presenti, non fa parte del codice originale]

Questa è una lunga catena di incompetenza: dal programmatore dei sistema di backend, che ha fornito una URL (sarà una URL?) esageratamente lunga (mai conosciuti gli URL shortener), al programmatore che ha adattato il software per la creazione delle bollette, aggiungendo il QR code, senza porsi il problema della dimensione, al grafico che ha impaginato la bolletta senza rendersi conto che stava inserendo un elemento illeggibile, al controllo qualità (ma ci sarà) che probabilmente non aveva idea di cosa fosse il QR code, a parte che era una cosa “moderna” e “digitale”.

C’è questa illusione che il digitale sia infinitamente preciso e privo di errori, ma il concetto base del digitale è proprio la quantizzazione dell’informazione che avviene ad ogni interfaccia tra il mondo digitale e quello analogico. Sono parole troppo difficili. Bisogna pensare. Ed avere persone competenti. Meglio far finta di essere in una puntata di CSI, dove si può zoomare all’infinito in qualsiasi immagine.

venerdì 15 febbraio 2019

Condividere un file

Succede spesso che gli studenti inviino una e-mail per chiedere chiarimenti sull’esercizio che stanno svolgendo.

Ecco i metodi utilizzati per condividere l’esercizio che stanno svolgendo, che vanno dal meno frequente (ma più adeguato) al più frequente (ma orribile da tutti i punti di vista):

  • Codice sorgente su un repository GitHub, inviando il link al repository.
    Nota: non succede mai, ma sarebbe il mio sogno.
  • Codice sorgente completo (es. progetto Eclipse o progetto PyCharm) inviato come zip.
    Nota: quando lo zip supera i filtri dell’anti-spam, è un po’ scomodo da gestire, ma alla fine sei sicuro che ci sia tutto.
  • Codice sorgente parziale (es. solo un file, o parte di un file), inviato come allegato di e-mail.
    Nota: a patto che l’errore sia proprio in quel file (e comunque non hai modo di provarlo, quindi devi andare “ad istinto”… e sappiamo tutti quanto vale l’istinto nel debug).
  • Codice sorgente parziale, incollato nel corpo della e-mail.
    Nota: spazi, indentazioni, caratteri speciali, se se sono andati a farsi friggere.
  • Videata del codice sorgente (screenshot del PC), inviata come file immagine via e-mail.
    Nota: molto stupido (vedi solo una parte di un file, e non puoi studiarlo né modificarlo) e molto raro (quasi nessuno sa come salvare su file uno screenshot preso da PC… suggerimento: in Windows c’è uno “Strumento di Cattura”, oppure usate il freeware Greenshot).
  • Videata del codice sorgente, sbilenca e sfocata, ottenuta fotografando lo schermo con un cellulare.
    Nota: è di gran lunga la modalità più utilizzata. Di solito è impossibile capire cosa stavano facendo e cosa poter rispondere. Infatti, solitamente non rispondo, o chiedo che inviino il file originale.
    Ma soprattutto il dubbio amletico è: stai lavorando su un file, sei su un PC (o Mac che sia), hai un programma di posta… come ti viene in mente di fare una foto allo schermo?

Ovviamente temo il momento in cui mi invieranno un video in cui mi spiegano a voce il problema, inquadrando lo schermo con fare tremolante ed incerto. Lo temo, ma so già che prima o poi arriverà.

venerdì 11 gennaio 2019

Elenchi Laureati Politecnico

Succede spesso di ricevere richieste da parte di aziende che vogliano contattare studenti neolaureati. Mi sono reso conto che gli elenchi di laureati, pur essendo disponibili sul sito del Politecnico, non sono facili da trovare (ed anzi, una ricerca su Google rimanda ad un servizio dismesso dal 2011).

Per chi fosse interessato, la pagina da visitare per ricercare i profili di studenti e laureati del Politecnico è: http://stagejob.polito.it/aziende/profili_studenti_e_neolaureati

È disponibile una visualizzazione di tipo anonimo (senza dati identificativi dello studente, ma solo con dati riassuntivi sulla carriera e sulla tesi di laurea svolta) accessibile a tutti. Le aziende, inoltre, possono registrarsi e consultare le informazioni complete sugli studenti selezionati.

Unico problema: i laureati nel settore ICT, soprattutto quelli più bravi, tendono ad essere già occupati sin dal giorno della laurea (talvolta anche prima). Ma a questo problema si può ovviare solamente aumentando il numero di studenti e studentesse che scelgano una carriera informatica.

lunedì 7 gennaio 2019

Tips: Dizionario italiano in JetBrains

Gli IDE prodotti da JetBrains sono ottimi strumenti per lo sviluppo di applicazioni nei più disparati linguaggi. Inoltre, le versioni professionali degli IDE sono gratuite per studenti e docenti. In particolare, uso molto spesso PyCharm per programmare in Python.

Nella scrittura del codice, PyCharm segnala non solo (ovviamente!) gli errori di sintassi, semantica e stile nel codice, ma anche gli errori di ortografia (spelling) contenuti nei nomi delle variabili, delle funzioni, e nelle stringhe di testo.

Il controllo ortografico avviene normalmente in lingua inglese, ma è possibile aggiungere dizionari anche di altre lingue. Ad esempio, spesso noi italiani utilizziamo un misto di italiano ed inglese sia come identificatori di variabili e funzioni, sia come messaggi in output.

La procedura per installare nuovi dizionari è ben documentata in questa pagina della documentazione ufficiale JetBrains. e vengono supportati sia dizionari sotto forma di lista di parole (una parola per linea, con estensione .dic), sia dizionari nel formato Hunspell (composti da un elenco di parole .dic ed una serie di regole di modifica .aff), che però richiedono l’installazione di un plugin aggiuntivo.

Personalmente propendo per la maggior semplicità del semplice elenco di parole. Il passo successivo è: dove si trova un elenco (completo, aggiornato) di parole italiane? La cosa più semplice è fare riferimento ai dizionari ridistribuiti dall’editor WinEdt, che sono scaricabili da questa pagina.

lunedì 5 novembre 2018

mercoledì 5 settembre 2018

Tip: Open Live Writer

Da parecchio tempo questo blog era fermo. Il motivo principale (oltre alla pigrizia, sempre presente) è che Windows Live Writer (l’ottimo programma della suite Windows Live Essentials di Microsoft pensato per scrivere i post) non è più aggiornato da tempo, ed ha smesso di funzionare su blogger.com per via di una nuova modalità di autenticazione sui server Google.

L’interfaccia nativa di Blogger è troppo spartana ed irritante (oltre a non essere disponibile offline), ed il suo utilizzo supera già la “soglia di sbattimento”. Per cui, piuttosto che adattarsi ad un’interfaccia antipatica, non scrivo. Tanto per ricordarci quanto sia importante l’usabilità di una qualsiasi interfaccia.

Oggi qualcosa è cambiato: ho letto un articolo di PC Professionale (di Antonio Maruccia, disponibile qui) in cui si racconta che la suite Windows Live è ormai scomparso (non più supportato e non più scaricabile dai server di Microsoft). Ma la buona notizia è che l’articolo citava Open Live Writer, un’alternativa open source che raccoglie l’eredità del prodotto Microsoft abbandonato. O, come dicono gli autori: An open source fork of Microsoft's Windows Live Writer.

Adesso, con uno strumento finalmente comodo e flessibile, mi rimane solamente la pigrizia come scusa per non scrivere. Chissà se riuscirò a vincerla?

venerdì 16 giugno 2017

Tecniche di Programmazione 2016/2017

Si è conclusa l'edizione 2016/2017 del corso di Tecniche di Programmazione per ing. Gestionale al Politecnico di Torino.
Principali trattati nel corso: Java, JavaFX, database, algoritmi, strutture dati, ricorsione, simulazioni ad eventi, pattern di programmazione).
Ricordo a tutti gli interessati le risorse didattiche prodotte durante il corso, liberamente accessibili con licenze "open"(se volete, chiamatele OER - Open Educational Resources):

Un ringraziamento ai collaboratori Andrea Marcelli ed Alberto Monge.

giovedì 30 giugno 2016

Un'estate calda

No, non parlo delle temperature estive, quelle è scontato che siano alte. Parlo delle serie TV che bisogna seguire in questo trimestre giugno-agosto. Quando aspetti da mesi la ripresa di alcune serie, e ti accorgi che riprendono tutte insieme, scatta il panico da telecomando...
Parlo di:

  • 12 Monkeys, di cui si sta concludendo la seconda stagione, con un finalone diviso sulle ultime 3 puntate. La prima serie era fenomenale, soprattutto in quanto a cura della coerenza e della timeline, oltre che della suspence. La seconda serie mi pare inferiore (il plot principale non mi convince troppo), ma comunque molto godibile.
  • Person of Interest, si è conclusa la quinta ed ultima stagione (mannaggia, ancora tutta da guardare!). È un po' ripetitiva, ma i commenti sull'ultima stagione sono tutti favorevoli, quindi vale la pena guardarla.
  • Dark Matter: la seconda stagione inizia il primo luglio, le antenne sono già puntate. Aspettative molto alte, la prima stagione era un continuo susseguirsi di colpi di scena e ribaltamenti.
  • Mr. Robot: grande cult per tutti i nerd che si rispettino, scava tra il mondo degli hacker, quello delle multinazionali, e della paranoia psicopatica. Un po' come la vita d'ogni giorno. Ottima prima stagione (il colpo di scena finale non me l'aspettavo, è da guardare due volte, prima e dopo la rivelazione). La seconda stagione inizierà il 13/07.
  • Halt and Catch Fire, ambientata negli anni '80, tra le startup che stavano creando il mondo e le tecnologie del personal computing. La terza stagione inizia il 9 agosto 2016. Nel cercare la data esatta mi sono accorto di una tragedia: non ho mai visto la seconda stagione, ed ora sta per cominciare la terza? Occorre riparare al più presto.
  • Per rimanere in tema startupparo, ma ambientato ai tempi nostri, non dimentichiamo Silicon Valley, la cui terza stagione è finita in questa settimana. Personalmente mi entusiasma di meno, l'impostazione è più banale e punta più a sfruttare i cliché più che a costruire una storia ricca.
  • Fortunatamente abbiamo più tempo per la seconda stagione di The Expanse, fino a luglio 2017. Nel frattempo si può recuperare leggendo i romanzi di James S. A. Corey da cui è tratta la serie.
  • Per chi se lo fosse perso, invece, obbligatorio 11.22.63, anche questo concluso da poco. Sia la serie TV, sia il libro. Obbligatori entrambi, guardate che interrogo.

Se vi piacciono questi generi, non perdetevele! E non mancate si segnalarmi suggerimenti per le serie interessanti che mi sono sicuramente perso.
Ed ovviamente non ci sono speranze che questi grandi show (rivolti, forse, ad un pubblico di nicchia a cui appartengo?) possano finire sulle reti principali italiane.

lunedì 27 giugno 2016

Piccola Odissea digitale nei libri

I libri scolastici sono una delle cose più difficili da acquistare. A volte vengono segnalati dai docenti dei testi non ancora disponibili sul mercato. Quasi sempre le librerie non li hanno in giacenza, e devono ordinarli. Molti dei negozi on-line non trattano la categoria dei libri scolastici, e quando lo fanno i tempi di spedizione e di consegna non sono quasi mai garantiti.
La salvezza, spesso è andare alla fonte, al sito dell'editore, ed acquistare da lì. È ciò che ho provato a fare oggi con un testo si Simone Scuola Editore.
Nell'ordine, le disavventure sono state:

  1. Cliccando su "Acquista cartaceo" (l'equivalente di "Aggiungi al carrello", ma usare l'etichetta universalmente nota sembrava troppo banale), il sito non funziona, e visualizza il testo di un errore PHP (sì, il testo dell'errore all'interno dell'HTML della pagina -- si trattava di un errore di sintassi). Questo succedeva ieri sera, ed anche stamattina.
  2. Oggi cerco gli indirizzi di contatto dell'editore, e scrivo loro una mail spiegando l'accaduto, e dicendo che sono intenzionato ad acquistare il libro, ma non ci riesco. Ovviamente nessun utente del sito riesce ad acquistare nessun libro, visto l'errore presente.
  3. In giornata ricevo una mail di risposta. Anzi no, non un vero "reply" al mio messaggio. Ricevo una mail da un utente di gmail.com, con oggetto vuoto, che senza citare la mia richiesta né il nome dell'editore, mi rassicura dicendo che ci sono degli interventi in corso (in produzione, dove sennò?), e che ora posso procedere all'acquisto.
  4. Torno sul sito, e finalmente il bottone funziona. Forse. Un po'. Il bottone "Acquista cartaceo", infatti fa comparire sulla destra un riepilogo del carrello, con un ulteriore bottone per procedere all'acquisto. Da notare che non c'è alcun modo per andare al carrello, se non cliccando su "Acquista" (e quindi duplicando l'acquisto richiesto. Duplicando la riga, e non aumentando la quantità, tanto le primary key non le hanno ancora inventate).
  5. Volendo confermare l'acquisto, vengo portato ad un sito diverso (quello principale dell'editore), il quale mi richiede una serie di dati (nome, indirizzo, codice fiscale, ecc.). Ovviamente il mio sesto senso mi ha impedito di inserire i miei dati di carta di credito in un sito così farraginoso, per cui ho optato per il pagamento via PayPal. Cioè, avrei optato.
  6. Dico "avrei" perché, giunti alla conferma, ho notato che il costo totale era pari alle sole spese di spedizione. Come, il libro è gratis? No, il libro proprio non c'è. Il carrello era vuoto, inesistente, con zero elementi. Più le spese di spedizione (si sa, il vuoto è difficile da trasportare). Ferma tutto.
  7. Riprovo tutto il processo più volte (con il "carrello" del primo sito che si riempie di copie dello stesso libro, ed il "carrello" del secondo sito che rimane imperterritamente vuoto). Niente. Il contenuto del carrello non si trasferisce.
Quando è troppo è troppo. Domani faccio un salto nella libreria vicino a casa. Risparmierò anche le spese di spedizione (tanto il prezzo di copertina è uguale).
E quando mi parlano di digital divide, devo ricordarmi che si tratta di cultura, capacità imprenditoriale, comprensione dei problemi, corretta implementazione, ecc ecc, e quasi per nulla di capacità di banda.

giovedì 7 gennaio 2016

Il gesso passivo danneggia anche te

Oggi mi sento di lanciare una battaglia (semiseria) contro il gesso passivo. È certamente un problema di nicchia, ma sarà certamente sentito dai molti insegnanti digital-first della nostra penisola (se non oltre).
Scatole di gessetti

Da parecchi anni, in aula, non uso più le classiche lavagne (ardesia e gesso), a favore della soluzione digitale (PC e videoproiettore). Questo soprattutto per ragioni didattiche, tra le quali le due più importanti mi paiono: la possibilità di mostrare ed utilizzare i reali strumenti software con cui gli studenti dovranno lavorare (e non solo le "slide"), e la possibilità di registrare audio+video della lezione (screencast) ed immediatamente pubblicarlo su Internet.

Purtroppo le aule di lezione sono strutture condivise, per cui succede di capitare in un'aula che era stata precedentemente utilizzata da un utilizzatore-di-gessetti (specie risalente al passato, ma non ancora sulla strada dell'estinzione). L'utilizzatore di gessi si riconosce facilmente, in quanto oltre ad uscire dall'aula ricoperto di polverina bianca (e può essere solo gesso, perché per noi statali l'altra polverina bianca è fuori budget), abbandona le suppellettili dell'aula (lavagna, cattedra, sedie, ...) graziosamente ricoperte dal sottile velo.

La conseguenza è che anche i docenti "digitali" si imbrattano maglie, pantaloni, mani, giacche di gesso, per il semplice fatto di fruire in modo "passivo" del gesso altrui. Peggio ancora, la polvere di gesso ha la simpatica abitudine di intrufolarsi nelle fessure di areazione dei PC, nelle intercapedini tra i tasti, nella cornice del monitor, rischiando di condurre a veri e propri danni.

Quindi il mio appello è semplice: così come ci sono locali appositi per i fumatori, separati dai non fumatori, per proteggerli dal fumo passivo, dovrebbe sorgere un movimento di opinione per creare delle aule senza gessi, per proteggerci dall'esposizione al gesso passivo.

O forse basterebbe che chi la usa, a fine lezione, lasciasse l'aula come l'ha trovata?

martedì 8 dicembre 2015

Will Wolfram rewrite the physics of space-time?

Stephen Wolfram is one of the greatest mathematical and entrepreneurial minds of our generation (creator of Mathematica and Wolfram|Alpha, among other things).
I didn't know he was trying to postulate a computational basis for the whole universe, based on graph networks and cellular automata. He already derived Einstein equations (special relativity and general relativity) from his model.

I found his article quite enlightening: http://blog.stephenwolfram.com/2015/12/what-is-spacetime-really/  (quote: "I found it a bit amusing to say I had a computer in my basement that was searching for the fundamental theory of physics")

Note: reposted from facebook

lunedì 16 febbraio 2015

Tips: emClient

La posta elettronica è sacra, per molti di noi è una parte essenziale, critica e condizionante della nostra vita lavorativa. Proprio per questo, le modalità di gestione della propria posta elettronica sono affrontate con approcci spesso infervorati, quasi religiosi.

C’è chi preferisce gestire la propria posta su un servizio ‘cloud’ (ad esempio, l’ottimo e diffusissimo gmail), e chi invece preferisce utilizzare un programma installato sul proprio PC (e qui il mondo si divide tra i sostenitori di Outlook e quelli di Thunderbird).

Poi c’è chi, come me, vuole il meglio dei due mondi: un servizio in cloud (accessibile ovunque, supportato da device mobili, affidabile nella gestione dei dati), ma che sia utilizzabile anche da un client su PC (che normalmente ha più funzioni, è più veloce, e permette di lavorare anche in modalità offline).

Anzi, questi due mondi devono fare i conti con il fatto che ormai la posta elettronica non può più essere un servizio a sé stante, ma deve necessariamente essere integrata con il calendario e con i contatti. Non è un problema per i servizi cloud (offrono tutto loro, sui loro server), ma è una complicazione per i client, che devono interfacciarsi con servizi diversi mediante protocolli diversi.

Il mio motto è: back-end sul cloud, front-end ovunque (client mobile, client windows, interfaccia web, …).

Lo storico Thunderbird è eccellente per la gestione della posta elettronica, è sufficiente/discreto nella gestione del calendario (attraverso l’estensione Lightning), ma è assolutamente inesistente per la condivisione dei contatti.

emclient-logoDa un paio d’anni ho trovato, ed utilizzo regolarmente, un programma poco noto ma estremamente completo come funzionalità: si tratta di eM Client.

Il proncipale vantaggio di eM Client è che permette di impostare un account di un provider in cloud (nel mio caso, gmail), e di lavorare localmente sincronizzando tutte le informazioni: cartelle, messaggi, calendario e contatti. In aggiunta, integra anche una funzione di chat. Il setup è di una facilità incredibile (altro che lottare con le extension di Thunderbird), le funzioni implementate sono complete (compresa la posta cifrata con s/mime, la gestione degli eventi ricorrenti, l’allineamento bidirezionale dei contatti, tutte cose critiche per i molti client che ho provato).

Ci sono ovviamente alcuni difetti, come “falsi allarmi” sui contatti (spesso il programma crede che un contatto sia stato modificato, e chiede conferma per poterlo sovrascrivere), la mancanza di scorciatoie da tastiera (questa la soffro moltissimo). Altro difetto: esiste solo per Windows, per cui i miei amici Mac e quelli Linux dovranno cercare altrove.

La versione gratuita è limitata ad un uso personale ed al massimo di 2 account, ma è più che sufficiente per un utilizzo normale. Suggerimento: provate a scaricarla da http://www.emclient.com/ e ad utilizzarla per alcuni giorni.

venerdì 3 ottobre 2014

Download per i pronipoti

Effettivamente, 420mila anni mi sembrano un po’ troppi da aspettare, soprattutto per le ultime 15 ore. In fondo dovrebbero essere solo 16 zettabyte.

Però, per le immagini dello Student Showcase di Ambient Intelligence, sicuramente vale la pena!

2014-10-02 14_28_45-14030_AmbientIntelligenceStudentShowcase - Dropbox

Si ringrazia la combinazione di Firefox e Dropbox per l’involontaria ilarità.

venerdì 5 settembre 2014

Informatica paranormale

L’informatica è una disciplina molto particolare.

A cavallo tra la scienza e l’ingegneria, tra l’industriale e l’artistico, in realtà ha permesso all’umanità di costruire i sistemi più complessi esistenti al mondo. Non vi è alcun altro tipo di manufatto (grattacieli, centrali atomiche, stazioni spaziali, scegliete voi) che raggiunga la complessità di un sistema informatico.

Ed una scienza tanto avanzata, ovviamente rischia di essere confusa con la magia (parafrasando la citazione del grande A.C. Clarke).

Questo deve avere pensato l’algoritmo di “ad targeting” che ha scelto i link pubblicitari da inserire in una pagina che stavo visitando: tra i “Tech Jobs” proposti, il primo in assoluto è relativo al ruolo di “Cartomante esperta”.

2014-08-21 Tech Jobs Cartomante Esperta

lunedì 14 aprile 2014

Visitate Escher al Filatoio di Caraglio

Ieri ho fatto una gita nel cuneese per visitare la mostra “L’enigma Escher” installata presso il Filatoio di Caraglio (CN).

Come ogni nerd che si rispetti, conoscevo già da tempo le principali opere di Escher, che è stato in grado di visualizzare concetti molto astratti (come l’infinito, la ricorsione, i limiti, l’autoreferenzialità) in forme graficamente accattivanti e decisamente ipnotizzanti.

Confesso che la visione dal vero, a grandezza naturale, è decisamente più appagante e completa rispetto alle riproduzioni su un libro od alle immagini viste su un PC. Impressionante la dimensione di “Metamorphosis II”, che occupa la larghezza di un’intera stanza. Ed il mio preferito continua ad essere “Relativity”.

escher-caraglio-2014

La mostra è aperta fino a fine giugno, ne consiglio decisamente la visita, se passate da quelle parti.

Per completare la giornata, è anche visitabile il Filatoio, l’edificio che ospita la mostra, e che anticamente veniva utilizzato per creare il filo da seta a partire dai bozzoli dei bachi da seta coltivati in Piemonte. Impressionanti i macchinari ricostruiti fedelmente, al 98% in legno ed azionati ad energia idraulica, per la lavorazione del filato. Si vede un esempio dell’imponente macchina al lavoro in questo video, circa dal minuto 4:40.

Ed adesso mi è tornato un forte desiderio di rileggere l’epico “Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid”: spolveriamolo per le vacanze estive.

mercoledì 2 aprile 2014

Tips: CSVed per manipolare file CSV

Il formato CSV (comma separated variables) è un formato testuale, utilissimo per scambiare informazioni tra basi dati di tipo diverso. E’ un formato accettato da Microsoft Excel, Microsoft Access, OpenOffice/LibreOffice Calc, e dalla maggior parte dei server SQL. Molti siti Internet (soprattutto intranet) permettono di scaricare tabelle di dati in formato Excel o CSV.
Tecnicamente, si tratta di un formato testuale, i cui ciascuna riga contiene un “record” di informazione (es. una riga di Excel), ed i diversi “cambi” (es. le colonne) sono riportati sulla stessa riga, separati da un opportuno carattere.
La semplicità del formato, tuttavia, lascia spazio a molte “varianti”. Ad esempio, il carattere separatore può essere la virgola (“comma”, da cui il nome CSV), il punto e virgola (più utilizzato in Italia, per evitare confusione con la virgola decimale), o più raramente il carattere di tabulazione od il simbolo di barra verticale (|). I campi di tipo stringa possono a loro volta essere demarcati da virgolette doppie (“…”), apici semplici (‘…’) o nulla. La prima riga del file può contenere già il primo record, oppure può contenere i nomi dei campi. E così via, le varianti sono moltissime.
Se dobbiamo leggere, modificare ed agire sul formato di file di tipo CSV, ci viene in aiuto un piccolo programmino gratuito (freeware) denominato CSVed, reperibile al sito http://csved.sjfrancke.nl/ e sviluppato dall’olandese Sam Francke.
CSVed-screenshot
Il programma CSVed permette di gestire file CSV con qualsiasi variante di formato, e di eseguire una serie di operazioni di manutenzione (aggiungere, eliminare, spostare, rinominare, unire, dividere colonne) e di modifica (inserimento, aggiornamento, cancellazione, ordinamento di righe).
L’utilizzo del programma non è molto intuitivo, e l’usabilità dell’interfaccia non è tra le migliori. Superato questo ostacolo di usabilità, tuttavia, lo strumento si rivela potente e completo.

giovedì 12 settembre 2013

Aggionramenti di sitsema

Il mondo Android è estremamente vasto e variegato, e non solo per la varietà di dispositivi esistenti sul mercato (variabili in quanto a prezzo, dimensioni, risoluzioni, funzionalità, e marchi), ma anche per le versioni supportate del sistema operativo.

Sono convinto che la serietà di un marchio si veda anche (direi soprattutto) dalla continuità di servizio sui propri prodotti. Sono facili tutti a vendere a prezzo basso, ma continuare a seguire, con aggiornamenti e bug fixing, prodotti ormai datati di qualche anno, richiede un piano industriale ed un “committment” reali.

Per questo sono particolarmente soddisfatto di avere acquistato un tablet della Asus, in particolare il Transformer Pad TF300TG. È sempre una buona notizia quanto compare la notifica che informa della disponibilità di una nuova versione di Android.

aggiornamenti-notifica

Il piacere nel pregustare l’aggiornamento è però scalfito da un piccolo errore sintattico, “disposnibile” anziché “disponibile”. Purtroppo è una malattia professionale dovuta all’overdose di compiti di informatica valutati negli anni: i piccoli errori mi saltano all’occhio in modo immediato e talvolta violento.

Ma il meglio deve ancora venire. Nella schermata di informazioni sull’aggiornamento, gli errori e gli strafalcioni non si contano più! Non vi anticipo nulla per non rovinarvi il piacere tutto maccheronico.

aggiornamenti-dettaglio

Fortunatamente la funzionalità e la stabilità di Android sono ben superiori a quelle dei traduttori della Asus.

lunedì 9 settembre 2013

Tips: Non solo Dropbox

Tutti ormai conosciamo, ed in buona parte siamo dipendenti, dai servizi di sincronizzazione di file come Dropbox o i molti servizi alternativi dello stesso tipo. Sono servizi fantastici, in quanto la loro natura set-and-forget permette di avere sempre i propri file sincronizzati su una o più macchine, e/o con i propri collaboratori, senza alcuno sforzo aggiuntivo.

In alcuni casi, però, si vorrebbe avere un maggior controllo sui propri file: il “cloud” è bello, ma cedere la gestione dei propri file ad un’azienda esterna a volte può essere preoccupante, soprattutto se si tratta di documenti aziendali di carattere riservato.

ownCloud logoUltimamente sto sperimentando, per ora su piccola scala, un prodotto che si chiama ownCloud, e che ha il vantaggio di poter essere installato sul proprio server. Essendo open source, è compatibile con molte delle distribuzioni linux, ed in oltre si iniziano a trovare dei server che fanno hosting del servizio. In particolare, su OpenSUSE 12.3 l’installazione è stata condotta il 30 secondi utilizzando il pacchetto di installazione.

La modalità di funzionamento è simile a Dropbox, dove i propri dati sono salvati su un server (e sono accessibili anche via web, con tanto di accesso alle versioni precedenti ed ai file cancellati), mentre sulle proprie macchine occorre installare un piccolo “client” di sincronizzazione (disponibile per tutti i sistemi operativi, compresi quelli mobili, anche se per questi ultimi è a pagamento).

Oltre al fatto di poter decidere dove memorizzare i propri dati (eventualmente su un proprio server aziendale, assumendosi ovviamente la responsabilità della gestione e dell’integrità degli stessi), un altro vantaggio è dato dalla possibilità di definire molte cartelle di sincronizzazione indipendenti, e non necessariamente solamente il contenuto di un’unica cartella. Le funzioni di condivisione sono anche più avanzate in quanto prevedono la nozione esplicita di “gruppi”.

Il client è molto essenziale ed un po’ immaturo, ma l’impressione è che lo sviluppo proceda rapidamente (da pochi giorni è disponibile una nuova versione sensibilmente modificata).

Sicuramente un prodotto da tenere sul radar e continuare a provare.

giovedì 18 luglio 2013

Una preposizione a piacere

Sospetto che il 98% degli sviluppatori software segretamente sogni un mondo alternativo, nel quale esista una lingua universale come l’Esperanto, scritta e parlata dagli abitanti di tutte le nazioni.

Già, perché nel mondo attuale il problema della localizzazione (la traduzione di un software in diverse lingue) è uno dei meno appassionanti ma pieno di insidie e grane.

Anche gli sviluppatori di software di larga diffusione come Spotify non ne sono immuni, tanto che mi sono sempre lambiccato sul significato della frase “Tizio ascoltati su Canzone”.

spotify-IT

Per capire cosa significa, basta riavviare il programma in lingua inglese:

spotify-EN

Come abbiano potuto tradurre “listened to” in “ascoltati su” è ancora un mistero, almeno per me.

P.S. spero che Marco mi perdoni per la nano-violazione della sua privacy

venerdì 31 maggio 2013

Sensorizziamoci

Da qualche giorno sono fiero utilizzatore di un nuovo gadget sviluppato dai colleghi del CSP. Si tratta di uno zainetto che integra un sensore atto a misurare la qualità dell’aria (direttamente misura la concentrazione di alcuni gas, ed indirettamente ricava le polveri sottili).

2013-05-27 12.11.31Lo zainetto è stato realizzato nel contesto del progetto EveryAware ed è lo strumento “tangibile” attraverso cui avviene la raccolta dei dati ambientali da parte di un insieme di volontari, che nei loro spostamenti aiuteranno a monitorare le caratteristiche dell’aria che respiriamo.

Lo zaino ospita una SensorBox, con a bordo varie tipologie di sensori, ed è interfacciata ad un server per tramite di un’applicazione Android chiamata AirProbe. Maggiori dettagli sull’architettura, sulle funzionalità e sui sensori sono su questa pagina del progetto EveryAware.

Sono curioso di vedere quali dati verranno raccolti, e di confrontare l’aria che si respira in città rispetto a quella dei paesi canavesani. Tanto per alleggerire e motivare le quotidiane fatiche del pendolarismo…