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domenica 30 giugno 2019

Risoluzione Infinita

Uno dei tanti esempi di come “il digitale” non sia per nulla compreso, nemmeno da chi se ne professa pioniere.

Tutta fiera, la bolletta di SEN (Servizio Elettrico Nazionale), che ancora ricevo in formato cartaceo (sarò retrogrado, probabilmente), mi spinge ad attivare Bollett@ Online, per ricevere le bollette via e-mail anziché via posta. Di per sé nulla di strano (a parte che l’utilizzo del ‘@’ nel nome mi ha fatto ripiombare negli anni ‘90 quando ciò “faceva moderno”. Ehi, mi fanno addirittura lo sconto di 6 euro l’anno! Come perdere questa golosissima occasione?

Ed è anche facile: basta inquadrare il QR code con lo smartphone. Ecco:


Qual è il problema? proprio il QR code. Quel codice è illeggibile. No, non all’occhio umano, ma a qualsiasi smartphone. I pixel sono troppo piccoli, perché il testo contenuto nel codice sarà troppo lungo. Aggiungiamo che viene stampato con una risoluzione scadente, su carta imperfettamente ruvida, ed il risultato è garantito: il codice non ha la risoluzione grafica sufficiente per essere decodificabile.
[Nota: lo ‘zig-zag’ è stato aggiunto per proteggere gli eventuali dati presenti, non fa parte del codice originale]

Questa è una lunga catena di incompetenza: dal programmatore dei sistema di backend, che ha fornito una URL (sarà una URL?) esageratamente lunga (mai conosciuti gli URL shortener), al programmatore che ha adattato il software per la creazione delle bollette, aggiungendo il QR code, senza porsi il problema della dimensione, al grafico che ha impaginato la bolletta senza rendersi conto che stava inserendo un elemento illeggibile, al controllo qualità (ma ci sarà) che probabilmente non aveva idea di cosa fosse il QR code, a parte che era una cosa “moderna” e “digitale”.

C’è questa illusione che il digitale sia infinitamente preciso e privo di errori, ma il concetto base del digitale è proprio la quantizzazione dell’informazione che avviene ad ogni interfaccia tra il mondo digitale e quello analogico. Sono parole troppo difficili. Bisogna pensare. Ed avere persone competenti. Meglio far finta di essere in una puntata di CSI, dove si può zoomare all’infinito in qualsiasi immagine.

venerdì 3 maggio 2019

Tips: Unigram

Non c’è dubbio che Telegram sia una piattaforma di gran lunga migliore di WhatsApp, soprattutto perché è basata su un’architettura cloud “vera” (che gli permette di essere multi-device) e non sul database di messaggi e immagini immagazzinato sul telefono dell’utente.

Particolarmente comoda è l’esistenza di molte diverse applicazioni (mobile, web, desktop) tutte sempre sincronizzate ed intercambiabili: https://telegram.org/apps

In mobilità utilizzo l’applicazione Android, mentre quando sono in ufficio utilizzo l’applicazione nativa (quella presente sul Windows Store).

L’applicazione Android ha la capacità di supportare nativamente più account diversi, permettendo così di gestire diversi profili e cambiare rapidamente tra di essi. L’applicazione desktop ufficiale, invece, non ha questa capacità.

Si trovano diverse guide per permettere di attivare diverse istanze di Telegram Desktop in parallelo, ciascuna su un profilo diverso, ma è una soluzione pesante in termini di risorse e tutto sommato poco elegante.

Ma il fatto che (1) esiste un problema e (2) il protocollo e le API di Telegram sono pubbliche, fanno sì che gli sviluppatori si diano da fare e trovino delle soluzioni al problema. Le API aperte vincono sempre!

Ed infatti esiste Unigram, che è un clone praticamente identico di Telegram (tra l’altro, open source) che ha implementato la funzionalità multi-profilo. Per la massima comodità, anche Unigram è disponibile sul Windows Store.

venerdì 15 febbraio 2019

Condividere un file

Succede spesso che gli studenti inviino una e-mail per chiedere chiarimenti sull’esercizio che stanno svolgendo.

Ecco i metodi utilizzati per condividere l’esercizio che stanno svolgendo, che vanno dal meno frequente (ma più adeguato) al più frequente (ma orribile da tutti i punti di vista):

  • Codice sorgente su un repository GitHub, inviando il link al repository.
    Nota: non succede mai, ma sarebbe il mio sogno.
  • Codice sorgente completo (es. progetto Eclipse o progetto PyCharm) inviato come zip.
    Nota: quando lo zip supera i filtri dell’anti-spam, è un po’ scomodo da gestire, ma alla fine sei sicuro che ci sia tutto.
  • Codice sorgente parziale (es. solo un file, o parte di un file), inviato come allegato di e-mail.
    Nota: a patto che l’errore sia proprio in quel file (e comunque non hai modo di provarlo, quindi devi andare “ad istinto”… e sappiamo tutti quanto vale l’istinto nel debug).
  • Codice sorgente parziale, incollato nel corpo della e-mail.
    Nota: spazi, indentazioni, caratteri speciali, se se sono andati a farsi friggere.
  • Videata del codice sorgente (screenshot del PC), inviata come file immagine via e-mail.
    Nota: molto stupido (vedi solo una parte di un file, e non puoi studiarlo né modificarlo) e molto raro (quasi nessuno sa come salvare su file uno screenshot preso da PC… suggerimento: in Windows c’è uno “Strumento di Cattura”, oppure usate il freeware Greenshot).
  • Videata del codice sorgente, sbilenca e sfocata, ottenuta fotografando lo schermo con un cellulare.
    Nota: è di gran lunga la modalità più utilizzata. Di solito è impossibile capire cosa stavano facendo e cosa poter rispondere. Infatti, solitamente non rispondo, o chiedo che inviino il file originale.
    Ma soprattutto il dubbio amletico è: stai lavorando su un file, sei su un PC (o Mac che sia), hai un programma di posta… come ti viene in mente di fare una foto allo schermo?

Ovviamente temo il momento in cui mi invieranno un video in cui mi spiegano a voce il problema, inquadrando lo schermo con fare tremolante ed incerto. Lo temo, ma so già che prima o poi arriverà.

lunedì 14 gennaio 2019

The cat black

The cat black? Orrore! Lo sanno tutti che in inglese gli aggettivi vanno prima del nome: The black cat è la forma corretta. Sarà probabilmente una regola che vi hanno insegnato alla terza lezione di inglese.

Lo sanno tutti!

Lo sanno tutti?

Beh, probabilmente non i curatori di questa campagna di sconti, che hanno stampato probabilmente decine di migliaia di “shopping bag reusable and recyclable”.

Per fortuna che hanno precisato “Made in Italy”, manca forse il “and written in Ital-inglisc”. Sicuramente gli sconti li hanno fatti sui traduttori…

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mercoledì 9 gennaio 2019

Tasto “Ricarica”

La vita del pendolare GTT è ormai appesa alle mitiche macchinette bippatrici di colore blu, con le quali convalidare in modalità contactless il proprio biglietto o abbonamento.
Alcune di queste, posizionate nelle stazioni, possono anche attivare un nuovo abbonamento acquistato on-line o attraverso altri canali (ad esempio, convenzioni aziendali), ricaricando la relativa tessera.
La procedura per ricaricare è autoesplicativa e documentata a caratteri belli grandi sulla macchinetta stessa e, se non bastasse, anche a fianco della stessa.
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Ci sarebbe da chiedersi: perché hanno dovuto scrivere due volte le istruzioni per la ricarica? in fondo è semplicissimo: basta premere il tasto “Ricarica”.
Solo che… il tasto “Ricarica” non esiste, bisogna invece selezionare “Attiva titolo”. Ovvio, no?

venerdì 21 dicembre 2018

Fidarsi è bene?

Cari amici celiaci, di fronte ad un menù natalizio che espressamente prevede molti alimenti senza glutine, non c’è che da rallegrarsi.Certamente è un segnale di attenzione da parte del ristoratore.

Menù di Natale

A guardar meglio però, qualche dubbio sorge: voi vi fidereste del cibo preparato da chi non sa scrivere correttamente la vostra intolleranza?

mercoledì 10 ottobre 2018

Cacografia

No, non è una parolaccia. Cacografia è semplicemente il contrario di calligrafia. Dove quest’ultimo rappresenta una bella (calli-) scrittura (-grafia), il prefisso caco- indica la brutta scrittura.

Io sono certamente affetto da questo difetto, ed in effetti cerco di evitare in ogni modo di scrivere a mano (soprattutto se devo consegnarlo ad altri).

I rimedi alla cacografia cronica sono tre: scrivere lentamente, il più possibile ordinato; scrivere in carattere stampatello; scrivere con caratteri grandi e ben contrastati.

Gli esami degli studenti, invece, riescono spesso a contravvenire a tutte e tre le regole:

  • Scritti a matita (sì, nel mio corso è permesso). Con tratto leggerissimo, quasi invisibile. Su foglio non bianchissimo, ma di carta grigia (stesso colore della matita). Con quadrettatura pesante, certamente più pesante del testo scritto.
  • Scritti in corsivo, quasi mai a stampatello. Ma quel corsivo che usi quando hai fretta, pieno di scorciatoie sulla forma delle lettere, mancanza di spazi tra le parole, occasionali errori sintattici.
  • Scritti e riscritti, con correzioni, cancellature, riscritture, riporti, frecce e rimandi. Per cui ricostruire ciò che si voleva dire è effettivamente un’opera di enigmistica.

Comprendo bene lo stato di agitazione che si può provare sotto esame, ma ciò rischia di rendere più difficile la correzione, ed in ultima analisi rende difficile al docente capire che cosa lo studente volesse effettivamente descrivere.

E talvolta il desiderio di scrivere “di più” è controproducente, perché porta a scrivere in modo indecifrabile. Suggerimento: meglio essere sintetici, schematici, chiari e comprensibili. La correttezza non si misura mai dal numero di parole scritte o di pagine riempite.

lunedì 4 luglio 2016

La signora Gabriella

Questo post è un ringraziamento pubblico per la signora Gabriella, e di tutte le signore come lei che ci tengono a renderci la vita un po' più complicata (pardon, interessante). Nota: Gabriella è un nome di fantasia, anche se casualmente coincide con il nome che aveva stampato sul proprio badge.
Gabriella si alza ogni mattina per andare a lavorare in banca, allo sportello di una filiale di una piccola località ligure. Ed aspetta la sua occasione per venire incontro alle esigenze dei clienti.
Capita, un giorno, che il cliente fossi io. A dir la verità, molto umilmente, volevo solamente prelevare qualche euro dal Bancomat della filiale, ma all'asetticità del Bancomat si è presto sostituito un rapporto personale con Gabriella. Ma andiamo per ordine.

  • Ore 12:00, arrivo al Bancomat (posto all'esterno della filiale), inserisco la tessera. Un gesto comune, fatto da milioni di persone ogni giorno.
  • Nessuna reazione. La tessera viene risucchiata, ma il Bancomat sembra non accorgersene. Continua a dire "Inserire la tessera". Attendo un attimo, non succede nulla. Provo a premere Annulla, non succede nulla. Un po' di altri tasti a caso, non succede nulla. Diagnosi: il Bancomat mi ha "catturato" la tessera per qualche motivo.
  • Poiché la banca è aperta, entro (semivuota, per fortuna niente code) e mi reco al primo sportello libero. Gabriella. Espongo il problema, e lei mi dice che devo semplicemente aspettare, e la tesserà verrà restituita automaticamente.
  • Faccio presente che, se il Bancomat dice "Inserire la tessera", probabilmente non si è accorto di averla catturata, ed è improbabile che la possa restituire. Ma Gabriella ne sa più di me, ed insiste di tornare fuori ad aspettare.
  • Con fatica, vista la mia stizza, si alza dalla sedia, percorre 5 passi fino a raggiungere l'interno del Bancomat, apre uno sportello, guarda dentro non molto convinta e ribadisce la verità inoppugnabile dei fatti: "Qui non c'è".
  • Coda tra le gambe, torno fuori ad aspettare come un cretino.
  • Passati 10 minuti, durante i quali ho provato una serie di cose inutili (prova ad inserire un'altra tessera: impossibile, non entra perché lo slot è già occupato; prova a schiacciare tasti che neanche Allevi: inutile; prova con qualche gentile scossone, vuoi mai che vada in 'tilt' come i flipper: inutile), decido di tornare dentro.
  • Lo sguardo di Gabriella, come avesse visto una nutria in decomposizione, cerca di scoraggiarmi dal rivolgersi nuovamente a lei. E lo farei volentieri, vista la simpatia dimostrata, ma purtroppo di fronte al bisogno sono costretto a ri-spiegare da capo il problema.
  • La risposta, questa volta, è stata di tornare fuori ad aspettare, che il Bancomat avrebbe restituito la tessera. Dopo quanto? chiedo io. 2 minuti, 5 minuti, 10 minuti, mezz'ora? La risposta, testuale, è stata "Se lo sapessi sarei un'indovina". Grande, impiegata dell'anno, anzi del secolo. Direttrice delle relazioni con i clienti. Preside della facoltà di comunicazione.
  • L'aspirante indovina, a riprova della sua dedizione al caso, ri-compie nuovamente i 5 passi, facendo pesare ogni movimento, e torna ad aprire la macchina. La tessera "non è caduta", e non può prenderla finché la macchina non la restituisce. E se la prendesse, non potrebbe restituirmela, ma sarebbe necessaria un'autorizzazione della mia banca.
  • Torno fuori, più per sbollire la rabbia che per realmente aspettare la tessera.
  • In tutto questo tempo passano diverse persone, che vorrebbero prelevare, con le quali condivido la storiella, e condividiamo l'amore per le cose che funzionano bene. Il commento di tutti, unanime, è stato "ma dentro non la possono aiutare?". E certo che no! Se no che ci stanno a fare?
  • Nel frattempo, il Bancomat fa un po' di tutto (Fuori servizio, attendere prego. Sincronizzazione con il server. Riavvio.), forse come parte di procedure di auto-diagnostica, forse perché magari qualcuno ha premuto un tastino. Fa un po' di tutto, ottenendo un po' di niente.
  • Passata mezz'ora dall'inizio dell'evento, decido di far bloccare la tessera e farmene spedire una nuova dalla banca, piuttosto che dover accampare lì fuori per 3 giorni e 2 notti.
  • Ritorno in banca per comunicare a Gabriella (cercava di nascondersi tra una risma di fogli) che poteva estrarre la tessera e distruggerla, quando scatta l'illuminazione: una collega, forse incuriosita dalla relazione che si stava creando tra me e Gabriella, suggerisce di chiedere a Roberto.
  • Roberto. La salvezza. Roberto è un tipo, presente in filiale, camicia hawaiana, capello lungo, sguardo vivo (finalmente). In 10 secondi riassumo la situazione. "Ma è mezz'ora che aspetta?" Certo, che dovevo fare? "Aspetti che verifico". Sguardi feroci tra Roberto e Gabriella. Gabriella che cerca di negare il fatto che io fossi già entrato 3 volte (forse mi ha confuso con la nutria).
  • Roberto fa i 5 fatidici passi (per lui sono solo 3, è un po' più agile), fa scattare una serratura, fa scorrere un meccanismo su una slitta, prende la mia tessera, e richiude il tutto. "Ci voleva tanto?" è il suo commento. Sarebbe anche il mio, ma non saprei a chi rivolgerlo.
  • Documento d'identità, fotocopia, data, controfirma, ed il 30 secondi sono fuori con la mia tessera.
Forse il post dovrebbe essere un ringraziamento a Roberto, tutto sommato. Che come tutte le persone sveglie di questo mondo, fa il suo lavoro. Lo fa bene, con cortesia ed efficienza. E vorrebbe probabilmente trasferire buona parte dei suoi colleghi a vivere in un allevamento di nutrie, visto che sul lavoro non fanno altro che creare problemi ed ostacoli.

lunedì 14 dicembre 2015

Non leggete le istruzioni

È ormai conoscenza comune, e frutto degli enormi progressi nel campo della User Experience, che le istruzioni d'uso non servano, per qualsiasi prodotto, dallo spazzolino da denti alla centrale nucleare.

Alcuni coreani, però, hanno voluto rendere ancora più esplicita l'inutilità delle istruzioni. Come? Scrivendole. Ma scrivendole come?

Mi è capitato per le mani un sacchetto di non meglio definite palline per costruire "Crystal Boll" (qualunque cosa siano), probabilmente acquistato per qualche frazione di euro in un banco di random-things in qualche fiera.

Sacchetto di Seven Color Crystal Boll (fronte e retro)

Non essendo chiaro che cosa farsene di queste palline di materiale plastico (c'è scritto 500G, ma probabilmente erano 50g, suvvia non facciamo i pignoli), abbiamo provato a leggere le istruzioni, chiaramente stampate sul retro del sacchetto.

Zoom sulle istruzioni

La fotografia non è il massimo della leggibilità, per cui conviene riportare per esteso il testo delle istruzioni (riportata fedelmente, maiuscole comprese).
product use information:
1. add water 400G on the product. about 4 hours it will grow up
2. one clear beauty satiety face will grow up
3. when the flower want to oxygen and nutrition, I will help you too much
Non sono riuscito a collegare il concetto di volto della sazietà con il bisogno d'ossigeno del fiore, altrimenti il resto era tutto chiaro.

Quindi la lezione dei coreani-cinesi (il sacchetto è "Made in China" ma "Designed by Korea", fate voi) è chiara: se leggi le istruzioni, te lo sei cercato. Non dovevi farlo. E basta.

sabato 12 settembre 2015

Risolvere i problemi, all’italiana

Di fronte a problemi complessi, che coinvolgono persone, città, territori, ma anche investimenti, strategie, pianificazioni, è sempre arduo riuscire ad intervenire. Ancora più arduo intervenire correttamente, ed ancor di più riuscire a farlo tempestivamente.

Quantomeno, nella definizione “classica” della risoluzione di un problema, quanto più esso è complesso, quanto sarà articolata la sua soluzione.

Faccio un esempio: tutti ricordiamo le terribili alluvioni che hanno colpito la Liguria nel 2011 ed ancora nel 2014, devastando strade, abitazioni, automobili, e causando vittime umane. Nell’analisi degli eventi, gli esperti concordavano sulla necessità di complessi ma urgenti interventi alla viabilità, alle strutture idrogeologiche, ed all’urbanizzazione.

Ma gli italiani, si sa, sono creativi. Amano trovare soluzioni originali ai problemi, anche i più complessi. E con la loro creatività riescono anche a scovare soluzioni infinitamente più semplici (ed efficaci?), che a tutti gli altri sfuggono. La creatività italiana, come potremmo farne a meno?

Ed infatti, la soluzione italiana ai problemi degli allagamenti liguri è quantomeno geniale, come testimonia questa fotografia.

cartello stradale di pericolo, con testo: zona soggetta ad allagamenti in caso di forti piogge

Cosa dicevo? problema risolto. È stato sufficiente disseminare cartelli come questi in tutte le strade, e non ci potrà mai più essere alcuna alluvione imprevista.

Come dicevo? Geniale? Appunto.

mercoledì 10 settembre 2014

Per equità e reciprocità

La terza legge di Newton, in una versione adattata e rivista al pressapochismo moderno, recita che ogni cazzata fatta ne genera un’altra uguale e contraria.

Applicando questa legge all’ultimo post sugli occhiali, dove ci siamo scontrati con una traduzione italiana traballante, dovremo necessariamente trovare una traduzione uguale e contraria. Uguale nel senso di ugualmente terrificante. Contraria nel senso che questa volta saranno gli italiani ad avere tradotto un messaggio in una lingua estera. Diciamo una lingua facile, ben conosciuta: l’inglese.

Information: we advise all passenger to validate your ticket, in the green machine, before leaving.

Ovviamente è lodevolissimo l’impegno degli impiegati ferroviari nel cercare di aiutare gli stranieri a districarsi tra la giungla di macchinette, emettitrici, bollatrici, cambiamonete, e chipiùneha. Ma sarebbe stato semplice fermare uno di questi stranieri, magari madrelingua, e chiedere: «si capisce?»

lunedì 8 settembre 2014

Il tuo occhiale perde bicchieri

Quest’estate non è stata particolarmente calda, quindi non può essere il caldo eccessivo ad avermi dato alla testa, facendomi scrivere un titolo senza senso per questo post.

Il tutto deriva da un esilarante (o tragico) errore di traduzione che ho trovato sull’annuncio di richiamo di un prodotto (occhiali da sole per bambini)

2014-08-29 22_04_21-Richiamo prodotto Decathlon

Poiché il testo è difficile da leggere, lo riporto qui sotto (grassetto mio per evidenziare gli strafalcioni). Non rispondo di parti del corpo che vi dovessero cascare durante la lettura.

Richiamo prodotto

Vi invitiamo a riportare in negozio i lunettesde sole bambino della marca ORAO inserisco in campionario BEARO 0 0-2 blu / rosa / minima / arancioni (numeri vari inutili) acquistate tra il 1 Marzo ed i Giugni2014. Abbiamo scoperto una mancanza di solidità sugli occhiali.All’epoca di certe manipolazioni, un bicchiere può staccarsi dalla montatura, col rischio di essere messo nella bocca.

Sapere ne di più.

E chiamare un traduttore vero, anziché un surrogato ritardato di Google Translate? O forse sarebbe più adeguato un esorcista, visto il concentrato di orrori?

venerdì 5 settembre 2014

Informatica paranormale

L’informatica è una disciplina molto particolare.

A cavallo tra la scienza e l’ingegneria, tra l’industriale e l’artistico, in realtà ha permesso all’umanità di costruire i sistemi più complessi esistenti al mondo. Non vi è alcun altro tipo di manufatto (grattacieli, centrali atomiche, stazioni spaziali, scegliete voi) che raggiunga la complessità di un sistema informatico.

Ed una scienza tanto avanzata, ovviamente rischia di essere confusa con la magia (parafrasando la citazione del grande A.C. Clarke).

Questo deve avere pensato l’algoritmo di “ad targeting” che ha scelto i link pubblicitari da inserire in una pagina che stavo visitando: tra i “Tech Jobs” proposti, il primo in assoluto è relativo al ruolo di “Cartomante esperta”.

2014-08-21 Tech Jobs Cartomante Esperta

venerdì 18 aprile 2014

Saper contare

Ci sono persone che perdono la capacità di contare rapidamente e correttamente con l’avanzare dell’età. Ci sono persone che da giovani faticano ad apprendere a contare, ad esempio per disturbi dell’apprendimento.

E poi ci sono delle situazioni difficili da spiegare.

2014-03-31 09.10.14

Li ho contati più volte, a me sembrano sempre e comunque 7 (sette). Eppure l’etichetta dice chiaramente 8 (otto), anche se poi ne elenca solo 7 misure.

Speriamo almeno nella precisione dei giraviti, perché in quella dell’etichetta siamo messi male.

giovedì 19 settembre 2013

Tripla negazione

Il marketing, si sa, trascende.

Il linguaggio del marketing, in particolare, trascende ogni regola logica, grammaticale, matematica o fisica.

mondovicino-poster

Questo non è altro che uno dei tanti manifesti (rigorosamente in formato 200x150, e rigorosamente replicati in decine di copie) con cui vi potete imbattere in uno dei vari outlet, in questo caso quello monregalese.

Il contenuto semantico è, come sempre, quasi nullo e del tutto prevedibile: sconti, offerte, opportunità, vantaggi, e permutazioni più o meno casuali di queste parole abusate ed autoreferenziali sono ciò che ci possiamo aspettare in ogni outlet d’Italia.

Ma il diavolo, anche questa volta, abita nei dettagli, e si manifesta non appena cerchiamo di analizzare il significato della dichiarazione (presumibilmente) più interessante: l’entità dello sconto.

mondovicino-dettaglio

Innanzitutto la definizione di “sconto” è una riduzione del prezzo. Pertanto uno sconto del 10% comporterà una riduzione del costo di un bene. Ma uno sconto negativo? Se la matematica non ci abbandona, uno sconto negativo corrisponde ad un incremento del prezzo. Addirittura, uno sconto del –50% significa gonfiare di una volta e mezza il valore.

Non paghi di questa assurdità, gli autori hanno deciso di usare (o meglio, abusare) la classica locuzione “a partire da”, che in gergo markettaro significa “non ve lo sognate neppure, tanto è difficile il verificarsi della congiunzione astrale che vi permetterebbe anche solo di avvicinarvi a tale valore”.

In senso matematico “a partire da” di traduce come “maggiore o uguale a”. Ma qui dobbiamo intenderlo in senso algebrico (sconto >= –50%) oppure in valore assoluto (|sconto| >= |–50%|)? Nel primo caso avremmo forse qualche possibilità che lo sconto diventi effettivamente positivo (e quindi riduciamo i prezzi). Ma il secondo caso è probabilmente quello che appare più intuitivo, e quindi potremo dilettarci con sconti negativi (cioè aumenti) del –70% o addirittura, regaliamo tutto, del –100% od oltre.

La confusione è data dalla combinazione di tre negazioni: il concetto di sconto, già intrinsecamente negativo; il segno meno di fronte al valore numerico; il concetto di “a partire” che non ha un verso predefinito, e quello algebricamente valido non sempre coincide con quello intuitivamente percepito.

Anzi no, la confusione è data dall’ignoranza degli autori.

giovedì 5 settembre 2013

Marciapiedi puliti… magari con l’ironia?

Condivido questo interessante volantino comparso in molte vie della cittadina ligure dove ho passato la vacanza, affisso su vari muretti e pali.

Condivido al 90% il senso della campagna e gli ironici attacchi contenuti nel volantino. Come sempre succede, l’inciviltà di una minoranza di trogloditi si riflette sulla serenità della maggioranza di cittadini educati. [Il 10% che non condivido è la frase finale: il problema è di educazione e civiltà, non di politica o amministrazione].

Ce la potrà fare la chiave ironica a recuperare un barlume di civiltà e responsabilità nei trogloditi? O si sentiranno ancora più superiori, vantandosi dell’impatto (anche comunicativo) che la loro arroganza riesce ad avere?

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mercoledì 7 agosto 2013

Non troppo sensitivo

Il bello di utilizzare un ampio parcheggio pubblico in prossimità delle ferrovie è che vi si sbizzarriscono i più diversi e multiformi volantinatori. Sì, quelli che appicciano al vostro parabrezza un piccolo foglietto colorato, pubblicizzando servizi di scarsa utilità.

Non ho fatto statistiche, ma a naso direi che i volantini più frequenti sono quelli relativi alle agenzie di prestiti (altrimenti detti strozzini), poi seguono le nuove aperture di locali (outlet e palestre in primis). Per la prima volta ho invece trovato qualcosa di originale (qui riprodotto in fronte e retro).

giuseppe-sensitivo

Ovviamente “originale” non vuol dire “interessante”, infatti il mio interesse per la categoria dei (sedicenti) sensitivi è puramente antropologico (non tanto per loro, quando per i clienti).

Ed il nostro caro Giuseppe è talmente poco interessante che, nel proprio volantino non è neppure stato in grado di scrivere qualcosa di diverso nel retro rispetto al fronte. Ha talmente poco da dire che lo dice due volte. Ed ovviamente è superiore a qualsiasi forma di grammatica o punteggiatura.

Merita ovviamente una menzione speciale la scritta in piccolo, di traverso, sul fronte del volantino: “Non gettare a terra, rispetta l’ambiente” (punteggiatura mia). Ovviamente il 20% dei volantini cadono a terra per via del vento, il 50% vengono gettati con stizza da chi li ritrova, il 29% vengono affettuosamente raccolti e depositati nel più vicino cassonetto, mentre l’1% viene scannerizzato ed utilizzato in qualche blog. Se fosse realmente sensitivo, lo saprebbe.

Chioserei, piuttosto, “Non distribuire questa schifezza, rispetta le persone”.

martedì 30 luglio 2013

Un luuuungo luglio di offerte

Le offerte speciali relative agli ebook mi interessano sempre, specialmente se si tratta di materiale di tipo tecnico, che è sempre bene ricevere non appena pubblicato, o anche in anteprima, ove possibile.

Purtroppo questa offerta di Apress rischio di perderla: oggi è il 30 luglio, ed è valida sono fino alla fine del mese.

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O forse no… Quest’anno sembra che il mese di luglio abbia almeno 280 giorni più del solito, a giudicare dalla scadenza (Expires 07/311/13).

lunedì 29 luglio 2013

Nais trai (Nice try)

Luogo di villeggiatura marina. C’è un’ottima pizzeria da asporto, pizze molto buone e focaccine terribilmente appetitose. Infatti il problema principale sono le lunghe code di attesa negli orari di punta.

I gestori sono anche attenti alla raccolta differenziata, ed alla clientela internazionale. O forse, più alla raccolta differenziata che agli utenti internazionali.

Solo piatti e bicchieri di plastica (only plastic glasses and plats) / Avanzi di cibo (scrap for food)

Forse il neologismo “Plats” si avvicina all’esperanto, ibridando “Piatto”, “Plat” (francese), “Plate” (inglese) e “Platte” (tedesco).

Di più difficile interpretazione è invece lo “Scrap for food” (letteralmente: rottame per il cibo), probabilmente fa riferimento ad una sensibilità ecologica futuristica iper-spinta, in cui ci si potrà nutrire di rottami (speriamo organici).

In ogni caso, la pizzeria è fantastica ed assolutamente da consigliare. Magari qualche cliente potrebbe dare una mano nelle traduzioni: per due porzioni di focaccine proverò a propormi!

lunedì 22 luglio 2013

Civilizzati per divieto

Questo è un cartello simile a migliaia di altri identici, disseminati nelle stazioni ferroviarie, di fronte ai quali siamo passati moltissime volte, senza prestarvi troppa attenzione.

Ma proviamo a leggerlo realmente.

Vietato gettare rifiuti a terra (cicche, chewingum, carta, etc.)

Viene da chiedersi se realmente sia necessario esplicitare questo divieto. Non dovrebbe fare parte delle più normali forme di civiltà il fatto di non gettare i rifiuti a terra? Cosa ne penseranno gli stranieri? Che immagine stiamo dando di noi stessi? trogloditi che getterebbero ogni cosa a terra, se non vi fosse un divieto esplicito, con tanto di sanzioni ridicole?

Io non mi ci riconosco. Spero di non essere in minoranza.