domenica 30 giugno 2019
Risoluzione Infinita
Tutta fiera, la bolletta di SEN (Servizio Elettrico Nazionale), che ancora ricevo in formato cartaceo (sarò retrogrado, probabilmente), mi spinge ad attivare Bollett@ Online, per ricevere le bollette via e-mail anziché via posta. Di per sé nulla di strano (a parte che l’utilizzo del ‘@’ nel nome mi ha fatto ripiombare negli anni ‘90 quando ciò “faceva moderno”. Ehi, mi fanno addirittura lo sconto di 6 euro l’anno! Come perdere questa golosissima occasione?
Ed è anche facile: basta inquadrare il QR code con lo smartphone. Ecco:
Qual è il problema? proprio il QR code. Quel codice è illeggibile. No, non all’occhio umano, ma a qualsiasi smartphone. I pixel sono troppo piccoli, perché il testo contenuto nel codice sarà troppo lungo. Aggiungiamo che viene stampato con una risoluzione scadente, su carta imperfettamente ruvida, ed il risultato è garantito: il codice non ha la risoluzione grafica sufficiente per essere decodificabile.
[Nota: lo ‘zig-zag’ è stato aggiunto per proteggere gli eventuali dati presenti, non fa parte del codice originale]
Questa è una lunga catena di incompetenza: dal programmatore dei sistema di backend, che ha fornito una URL (sarà una URL?) esageratamente lunga (mai conosciuti gli URL shortener), al programmatore che ha adattato il software per la creazione delle bollette, aggiungendo il QR code, senza porsi il problema della dimensione, al grafico che ha impaginato la bolletta senza rendersi conto che stava inserendo un elemento illeggibile, al controllo qualità (ma ci sarà) che probabilmente non aveva idea di cosa fosse il QR code, a parte che era una cosa “moderna” e “digitale”.
C’è questa illusione che il digitale sia infinitamente preciso e privo di errori, ma il concetto base del digitale è proprio la quantizzazione dell’informazione che avviene ad ogni interfaccia tra il mondo digitale e quello analogico. Sono parole troppo difficili. Bisogna pensare. Ed avere persone competenti. Meglio far finta di essere in una puntata di CSI, dove si può zoomare all’infinito in qualsiasi immagine.
venerdì 21 dicembre 2018
Fidarsi è bene?
Cari amici celiaci, di fronte ad un menù natalizio che espressamente prevede molti alimenti senza glutine, non c’è che da rallegrarsi.Certamente è un segnale di attenzione da parte del ristoratore.
A guardar meglio però, qualche dubbio sorge: voi vi fidereste del cibo preparato da chi non sa scrivere correttamente la vostra intolleranza?
mercoledì 31 maggio 2017
Un passettino fuori dal medioevo
Proposta di legge urgente per aiutare l'Italia ad uscire dal Medioevo.
Articolo 1 - Incremento di produttività
1. A partire dal 01/01/2018, i pagamenti attraverso bollettino postale, nei confronti di una qualsiasi pubblica amministrazione, sono vietati.Articolo 2 - Norme transitorie
1. A partire dal 01/09/2017, tutte le pubbliche amministrazioni dovranno offrire, per i pagamenti nei loro confronti, almeno una alternativa che abbia le seguenti caratteristiche: essere esente da costi per l'utente (comprese ricariche e abbonamenti), non richiedere spostamenti fisici, non richiedere al cittadino di fare delle code.2. Qualora le alternative di cui al precedente comma 1 non siano offerte, o non siano chiaramente comunicate, il cittadino è esentato dal versamento della cifra richiesta.3. A partire dal 01/01/2018, le modalità di pagamento ammesse dovranno avere tutte le caratteristiche di cui al comma 1.
Articolo 3 - Copertura finanziaria
1. Le misure di cui sopra saranno realizzate a costo zero per le amministrazioni e per gli utenti.2. La produttività guadagnata (tempo risparimiato per gli operatori e dei cittadini) sarà investita nella formazione alla cittadinanza digitale.lunedì 4 luglio 2016
La signora Gabriella
Gabriella si alza ogni mattina per andare a lavorare in banca, allo sportello di una filiale di una piccola località ligure. Ed aspetta la sua occasione per venire incontro alle esigenze dei clienti.
Capita, un giorno, che il cliente fossi io. A dir la verità, molto umilmente, volevo solamente prelevare qualche euro dal Bancomat della filiale, ma all'asetticità del Bancomat si è presto sostituito un rapporto personale con Gabriella. Ma andiamo per ordine.
- Ore 12:00, arrivo al Bancomat (posto all'esterno della filiale), inserisco la tessera. Un gesto comune, fatto da milioni di persone ogni giorno.
- Nessuna reazione. La tessera viene risucchiata, ma il Bancomat sembra non accorgersene. Continua a dire "Inserire la tessera". Attendo un attimo, non succede nulla. Provo a premere Annulla, non succede nulla. Un po' di altri tasti a caso, non succede nulla. Diagnosi: il Bancomat mi ha "catturato" la tessera per qualche motivo.
- Poiché la banca è aperta, entro (semivuota, per fortuna niente code) e mi reco al primo sportello libero. Gabriella. Espongo il problema, e lei mi dice che devo semplicemente aspettare, e la tesserà verrà restituita automaticamente.
- Faccio presente che, se il Bancomat dice "Inserire la tessera", probabilmente non si è accorto di averla catturata, ed è improbabile che la possa restituire. Ma Gabriella ne sa più di me, ed insiste di tornare fuori ad aspettare.
- Con fatica, vista la mia stizza, si alza dalla sedia, percorre 5 passi fino a raggiungere l'interno del Bancomat, apre uno sportello, guarda dentro non molto convinta e ribadisce la verità inoppugnabile dei fatti: "Qui non c'è".
- Coda tra le gambe, torno fuori ad aspettare come un cretino.
- Passati 10 minuti, durante i quali ho provato una serie di cose inutili (prova ad inserire un'altra tessera: impossibile, non entra perché lo slot è già occupato; prova a schiacciare tasti che neanche Allevi: inutile; prova con qualche gentile scossone, vuoi mai che vada in 'tilt' come i flipper: inutile), decido di tornare dentro.
- Lo sguardo di Gabriella, come avesse visto una nutria in decomposizione, cerca di scoraggiarmi dal rivolgersi nuovamente a lei. E lo farei volentieri, vista la simpatia dimostrata, ma purtroppo di fronte al bisogno sono costretto a ri-spiegare da capo il problema.
- La risposta, questa volta, è stata di tornare fuori ad aspettare, che il Bancomat avrebbe restituito la tessera. Dopo quanto? chiedo io. 2 minuti, 5 minuti, 10 minuti, mezz'ora? La risposta, testuale, è stata "Se lo sapessi sarei un'indovina". Grande, impiegata dell'anno, anzi del secolo. Direttrice delle relazioni con i clienti. Preside della facoltà di comunicazione.
- L'aspirante indovina, a riprova della sua dedizione al caso, ri-compie nuovamente i 5 passi, facendo pesare ogni movimento, e torna ad aprire la macchina. La tessera "non è caduta", e non può prenderla finché la macchina non la restituisce. E se la prendesse, non potrebbe restituirmela, ma sarebbe necessaria un'autorizzazione della mia banca.
- Torno fuori, più per sbollire la rabbia che per realmente aspettare la tessera.
- In tutto questo tempo passano diverse persone, che vorrebbero prelevare, con le quali condivido la storiella, e condividiamo l'amore per le cose che funzionano bene. Il commento di tutti, unanime, è stato "ma dentro non la possono aiutare?". E certo che no! Se no che ci stanno a fare?
- Nel frattempo, il Bancomat fa un po' di tutto (Fuori servizio, attendere prego. Sincronizzazione con il server. Riavvio.), forse come parte di procedure di auto-diagnostica, forse perché magari qualcuno ha premuto un tastino. Fa un po' di tutto, ottenendo un po' di niente.
- Passata mezz'ora dall'inizio dell'evento, decido di far bloccare la tessera e farmene spedire una nuova dalla banca, piuttosto che dover accampare lì fuori per 3 giorni e 2 notti.
- Ritorno in banca per comunicare a Gabriella (cercava di nascondersi tra una risma di fogli) che poteva estrarre la tessera e distruggerla, quando scatta l'illuminazione: una collega, forse incuriosita dalla relazione che si stava creando tra me e Gabriella, suggerisce di chiedere a Roberto.
- Roberto. La salvezza. Roberto è un tipo, presente in filiale, camicia hawaiana, capello lungo, sguardo vivo (finalmente). In 10 secondi riassumo la situazione. "Ma è mezz'ora che aspetta?" Certo, che dovevo fare? "Aspetti che verifico". Sguardi feroci tra Roberto e Gabriella. Gabriella che cerca di negare il fatto che io fossi già entrato 3 volte (forse mi ha confuso con la nutria).
- Roberto fa i 5 fatidici passi (per lui sono solo 3, è un po' più agile), fa scattare una serratura, fa scorrere un meccanismo su una slitta, prende la mia tessera, e richiude il tutto. "Ci voleva tanto?" è il suo commento. Sarebbe anche il mio, ma non saprei a chi rivolgerlo.
- Documento d'identità, fotocopia, data, controfirma, ed il 30 secondi sono fuori con la mia tessera.
venerdì 13 febbraio 2015
Si prega di guardare in alto
È quasi finito. Dopo le lotte, le proteste, le prese di posizione. Dopo i lavori, le gru, le mega-macchine da costruzione. Dopo transenne, deviazioni stradali, sensi unici provvisori a sorpresa. Dopo innumerevoli progettisti, ancor più innumerevoli operai, ed enormemente più innumerevoli spettatori (ammiratori o antagonisti). Il grattacielo Intesa Sanpaolo di Corso Inghilterra è quasi finito.
Nelle ultime settimane si assiste infatti allo scaricamento di arredi, sedie, distributori del caffè, ed altri oggetti per interni, il che lascia presumere che la parte edilizia ed impiantistica siano completate.
Contemporaneamente, anche le sistemazioni esterne iniziano ad assumere la forma definitiva: la viabilità è ormai sgombra dalle aree di cantiere che l’avevano soffocata per 2 anni, ed è comparso uno spaziosissimo marciapiede (vera manna per coloro che si erano abituati ad un quotidiano guado nel fango).
C’è chi lo odia, c’è chi ho ammira, ma nessuno riesce a sottrarsi dal guardare verso l’alto, passandoci a fianco.
Direi che i progettisti sono così sicuri che lo sguardo dei passanti sia volto verso l’alto, che non si sono curati di realizzare il marciapiede in modo decente. Per una volta, fate l’esercizio di guardare verso il basso ed esaminare la pavimentazione in pietra.
Troverete pietre sconnesse, molte scheggiate o fratturate, alcune lisce ed altre più grezze, con scalini anche di 1 cm tra pietra e pietra. Troverete le fughe a larghezza variabile (tanto che stanno pensando di utilizzarle per la nuova versione di /dev/random), le macchie di olio (si sa, perenni) e pneumatici. Troverete le pietre intorno alle piante quasi sempre spezzate o fessurate.
Nulla di grave, per carità, basta fare attenzione e non inciampare. Però, per un’opera faraonica, anche i dettagli (e, guarda caso, gli unici dettagli fruibili dai cittadini) dovrebbero essere a regola d’arte. Basta fare 4 passi, attraversare via Cavalli, e confrontare il marciapiede di fronte al palazzo della Provincia, alle uscite della stazione di Porta Susa. Ecco, quello è un marciapiede ben fatto.
venerdì 25 aprile 2014
Ci sono due modi per essere guasta
A volte anche i luoghi piccoli e (relativamente) insignificanti come le stazioncine di provincia possono nascondere degli interessanti misteri. Eccoci a parlare nuovamente della stazione ferroviaria di Chivasso.
Ormai fa parte dell’arredamento la bilancia mostrata nella fotografia, che per 20 modici centesimi ci dovrebbe permettere di pesarci e confrontarci con l’auspicato peso forma.
Il condizionale è d’obbligo perché la bilancia è guasta da innumerevoli mesi, ed infatti il cartello “Guasta” fa bella mostra di sé, scoraggiando ogni interazione con la bilancia stessa (non vorrete mica rischiare di perdere 20 centesimi?).
Ad un certo punto, qualche utente esasperato dal non poter controllare il proprio peso (e, si sa, pesarsi con scarpe, vestiti, borse e zaini indosso rappresenta la condizione ideale), aveva aggiunto una frase come “ma quando la aggiustate?”. La frase non è piaciuta, ed infatti risiedeva sulla parte di foglio che ora vediamo strappata.
Ma la vera rivoluzione, degna di un applauso, è rappresentata dal testo scritto in bianco, difficilmente leggibile, che si può vedere nell’ingrandimento qui sotto.
“Non è vero, funziona gratis”
Cinque parole che cambiano completamente la prospettiva. La bilancia è sì guasta, ma nel modo sbagliato: chiunque può pesarsi senza mettere alcuna monetina. E funziona. Si è guastata nel peggiore dei modi: azzera i ricavi dei gestori, ed offre un servizio completo e gratuito agli utenti.
Non ci avevo mai pensato, a volte un’attrezzatura, da guasta, può funzionare meglio che da integra…
venerdì 18 aprile 2014
Saper contare
Ci sono persone che perdono la capacità di contare rapidamente e correttamente con l’avanzare dell’età. Ci sono persone che da giovani faticano ad apprendere a contare, ad esempio per disturbi dell’apprendimento.
E poi ci sono delle situazioni difficili da spiegare.
Li ho contati più volte, a me sembrano sempre e comunque 7 (sette). Eppure l’etichetta dice chiaramente 8 (otto), anche se poi ne elenca solo 7 misure.
Speriamo almeno nella precisione dei giraviti, perché in quella dell’etichetta siamo messi male.
giovedì 12 settembre 2013
Aggionramenti di sitsema
Il mondo Android è estremamente vasto e variegato, e non solo per la varietà di dispositivi esistenti sul mercato (variabili in quanto a prezzo, dimensioni, risoluzioni, funzionalità, e marchi), ma anche per le versioni supportate del sistema operativo.
Sono convinto che la serietà di un marchio si veda anche (direi soprattutto) dalla continuità di servizio sui propri prodotti. Sono facili tutti a vendere a prezzo basso, ma continuare a seguire, con aggiornamenti e bug fixing, prodotti ormai datati di qualche anno, richiede un piano industriale ed un “committment” reali.
Per questo sono particolarmente soddisfatto di avere acquistato un tablet della Asus, in particolare il Transformer Pad TF300TG. È sempre una buona notizia quanto compare la notifica che informa della disponibilità di una nuova versione di Android.
Il piacere nel pregustare l’aggiornamento è però scalfito da un piccolo errore sintattico, “disposnibile” anziché “disponibile”. Purtroppo è una malattia professionale dovuta all’overdose di compiti di informatica valutati negli anni: i piccoli errori mi saltano all’occhio in modo immediato e talvolta violento.
Ma il meglio deve ancora venire. Nella schermata di informazioni sull’aggiornamento, gli errori e gli strafalcioni non si contano più! Non vi anticipo nulla per non rovinarvi il piacere tutto maccheronico.
Fortunatamente la funzionalità e la stabilità di Android sono ben superiori a quelle dei traduttori della Asus.
lunedì 2 settembre 2013
Soddisfazione preventiva
In fondo è uno dei principi chiave della qualità: essere in grado di valutare il grado di soddisfacimento delle aspettative per qualsiasi prodotto o servizio. E quando si tratta di un servizio rivolto ad utenti umani, il metodo per valutarlo è quasi invariabilmente l’erogazione di un questionario.
Devono averlo pensato anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed in particolare alla CONSIP, che gestisce il Portale degli acquisti della pubblica amministrazione (come pomposamente si autodefinisce il sito acquistinretepa.it).
Ed infatti, puntuale come la fine delle vacanze, è arrivata una gentile e-mail che mi invitava a valutare il mio grado di soddisfacimento relativamente all’utilizzo del Contact Center.
Di fronte a tanta solerzia, mi sono sentito onorato.
Anzi, mi sono sentito ancora più onorato perché non ho mai usufruito del Contact Center e non ho mai chiamato il numero verde. Onoratissimo: vogliono addirittura sapere quanto sono soddisfatto del servizio, ancor prima di utilizzarlo.
Che si tratti dell’ultima frontiera nella gestione della qualità? La soddisfazione immaginata?
martedì 30 luglio 2013
Un luuuungo luglio di offerte
Le offerte speciali relative agli ebook mi interessano sempre, specialmente se si tratta di materiale di tipo tecnico, che è sempre bene ricevere non appena pubblicato, o anche in anteprima, ove possibile.
Purtroppo questa offerta di Apress rischio di perderla: oggi è il 30 luglio, ed è valida sono fino alla fine del mese.
O forse no… Quest’anno sembra che il mese di luglio abbia almeno 280 giorni più del solito, a giudicare dalla scadenza (Expires 07/311/13).
lunedì 15 luglio 2013
Insalate incerte
Arriva il caldo, e sono sempre più appetibili pause pranzo a base di cibi freddi. Per il rapporto qualità/prezzo, sono particolarmente gettonate le insalate di riso e le insalate di pasta.
Non fanno eccezione, ovviamente, i bar del Politecnico, che offrono entrambe le varianti (pasta, riso).
Ciò che molti studenti affamati, forse, non notano è l’inversione semantica di ‘pasta’ con ‘riso’: il piatto denominato “insalata di pasta” contiene il riso, e viceversa. Senza dubbio un modo originale di dare il nome ai piatti.
lunedì 17 giugno 2013
Tempo laterale sinistro
La fotografia che segue non ha nulla di speciale, non è altro che un (inguardabile) programma televisivo della mattina, fotografato sull’apparecchio TV in una camera d’albergo.
A ben guardare, però, c’è una curiosità in basso a destra. Una scritta che a prima vista non si nota, ma che al secondo sguardo genera perplessità.
Meglio ingrandire per vedere meglio…
A questo punto immagino che i vostri riflessi condizionati, allenati da anni di Settimana Enigmistica consumata in gioventù, siano già al lavoro per decodificare l’arcano significato dei “Minuti Sinistra”.
Molto simile ad un Quesito della Sfinge, ci chiediamo se le maiuscole siano rilevanti alla soluzione dell’arcano, oppure se esistano anche i Minuti Destra, e nel caso anche quelli Alto e Basso, tanto per capire il contesto. Oppure rispolveriamo i quaderni con gli appunti di fisica moderna, visto che probabilmente c’entrerà il continuum einsteiniano, in cui i concetti di spazio e tempo si mescolano e si intrecciano.
Ma ovviamente non è nulla di così complesso. I nostri amici giapponesi della Toshiba (o i loro sottocontraenti chissà dove…) si sono fidati di uno zoppicante traduttore automatico per riportare in italiano il testo, che originariamente doveva essere un ben più sensato “8 Minutes Left”, ossia 8 minuti mancanti [alla fine del programma].
Ovviamente non possiamo dimostrarlo al 100%, visto che Google Translate è un bersaglio mobile, ogni giorno cambia. Ad esempio, oggi, per curiosità, “8 minutes left” viene tradotto come “8 minuti a sinistra”. Invece, stranamente, “8 Minutes Left” (con le maiuscole) fornisce come traduzione un quasi perfetto “8 minuti dalla fine” (io avrei usato ‘alla’).
lunedì 10 giugno 2013
Leggere l’etichetta
Durante l’ultima lezione tenuta nella sede di Corso Francia (Alenia) del Politecnico, in bagno ho notato questa etichetta.
Certamente fa piacere constatare che l’acqua che scorre nei bagni sia potabile (lo spero, la prendono dall’acquedotto…) e naturale (perché, invece, l’acqua artificiale cos’è?).
Curioso che l’etichetta si premuri di specificare che l’acqua analizzata è quella di corso Duca degli Abruzzi, visto che siamo ad oltre 4km di distanza.
Ci vuole anche un po’ di allenamento per leggere i dati, visto che i “valori limite” sono talvolta limiti superiori e talvolta intervalli di valori. E che i numeri frazionari sono scritti talvolta con il punto (7.3) e talatra con la virgola (6,5). E che speriamo che il simbolo ‘\’ in μS\cm indichi la stessa cosa di μS/cm.
Ma a parte questi peccati veniali, sui quali potrete giustamente incolparmi di eccessiva pignoleria, possiamo tranquillizzarci e consolarci con il fatto che le analisi sono state svolte proprio dal Centro Ricerche Smat. Lo sappiamo che i risultati migliori si ottengono quando il controllore ed il controllato coincidono, vero?
venerdì 17 maggio 2013
Operatore telefonico criptico
Qualche settimana fa, il mio tablet Asus Transformer TF300TG (di cui, peraltro, sono molto soddisfatto) ha ricevuto un aggiornamento alla versione 4.2.1 di Android.
Rispetto alla versione TF300T, l’aggiornamento è stato un po’ in ritardo, presumo perché il mio modello ha anche l’interfaccia 3G. Beh, avrebbero potuto ancora aspettare un po’.
Dopo l’aggiornamento, è sorta un’anomalia nella visualizzazione dell’operatore telefonico.
Il nome dell’operatore, infatti (evidenziato in figura) è uno stranissimo 492054494D. La cosa curiosa è che, ciò nonostante, la connessione 3G funziona perfettamente.
Per chi non ci credesse, riporto anche un ingrandimento.
L’illuminazione sulla causa dell’anomalia mi è arrivata solo dopo qualche settimana… Invito tutti a pensarci!
(La soluzione è dopo l’immagine, non sbirciate!)
Soluzione: si tratta della rappresentazione esadecimale dei codici ASCII della stringa “I TIM” che rappresenta l’effettivo operatore! Qualche programmatore avrà confuso un toString con un toHexString…
mercoledì 19 dicembre 2012
Rete a singhiozzo sulle frecce
Uno dei servizi più sbandierati delle “frecce” di Trenitalia, ed in particolare del Frecciarossa, è la disponibilità di collegamento Internet gratuito a bordo.
Ovviamente riuscire ad accedere è già di per sé un piccolo calvario di (non)usabilità, ma alla fine il Wi-Fi si connette. Non è particolarmente veloce, ma per essere gratuito è accettabile.
Tranne ogni tanto: a quanto pare le gallerie, la velocità eccessiva, l’attraversamento di zone scarsamente popolate, e qualche altro fattore casuale, fanno sì che il collegamento sia abbastanza instabile ed intermittente.
E fin qui nulla di male: l’intera rete Internet è stata progettata su criteri di ridondanza, per cui una breve interruzione di connettività non è mai catastrofica (anche se i sedicenti sviluppatori web 2.0 se ne “dimenticano”, quando danno per scontato che una chiamata Ajax risponda sempre, e sempre velocemente).
Anche qui, però Trenitalia ci ha messo del suo.
Anziché permettere ad una perdita di connettività di comportarsi normalmente, invece, ti re-dirigono su una loro pagina di errore (che ovviamente non è particolarmente più esplicativa di ciò che ti avrebbe scritto il browser).
Tale pagina si rinfresca periodicamente, ed alla ripresa della connessione, si trasforma in quella sottostante. In un italiano un po’ zoppicante, ci informa che cliccando “qui” potremo riprendere la navigazione.
A parte il fatto che speravo che i link con scritto “qui” fossero scomparsi da almeno 10 anni (sono uno dei più diffusi errori di usabilità, sono proibiti dalle norme sull’accessibilità, e sono controproducenti per la search engine optimization), la cosa triste è che il link non porta alla pagina che si stava cercando di raggiungere quando è mancata la connettività. No, porta alla pagina iniziale del servizio, quella con tutte le promozioni ed auto incensazioni di quantèbbellalafrecciarossa.
Istruzioni per l’uso: mai cliccare su “qui”, una bella pressione sul “back” è molto meglio.
giovedì 7 giugno 2012
Valutazione: oltre la caccia al “bollino”
Parte della mia lezione di Informatica di lunedì scorso è stata “ceduta” ad un comitato di valutazione che deve raccogliere informazioni dagli studenti, come parte del percorso di certificazione Eur-Ace per i corsi di studio europei.
Non ne sapevo nulla, quindi mi sono informato.
Eur-Ace, certificazione praticamente sconosciuta a Google, che invece la confonde con un progetto europeo Eurace che non c’entra nulla, significherebbe “European Accreditation of Enginering Quality” e sarebbe una etichetta di qualità assegnata dalla ENAEE (European Network for Accreditation of Engineering Education) a corsi di studio di laurea e laurea magistrale nelle varie branche dell’ingegneria.
Il processo di accreditamento si basa su una serie di indicatori descritti nel Framework Standards (PDF; vedere pagine 9-11) che valutano principalmente indicatori di contesto e di processo, quasi mai di merito. Viene quindi certificata la qualità del processo formativo, non tanto la qualità della formazione erogata (tranne l’indicatore 4.2, che indirettamente valuta la tipologia di occupazione lavorativa ottenuta ed il tempo necessario per ottenerla).
L’elenco dei corsi di studio accreditati è disponibile on-line e finora non contiene alcuna università italiana. Sono contento che il Poli si stia muovendo tra i primi. Peccato constatare che nel database on-line non ci siano i dettagli dei valori attribuiti ai singoli indicatori, potrebbe essere interessante confrontarli (sia per chi deve scegliere un corso di studio, sia per capire come siamo messi nei confronti degli altri: uniamoci al grido Raw Data Now!). E’ solamente un bollino on/off.
Io amo la valutazione. Davvero. Meglio se è (anche) di merito e non (solo) di processo. Meglio se tiene in conto sia la qualità che la quantità. Ma in ogni caso è sempre meglio che non valutare.
Ne sono convinto da sempre. Ricordo ancora con emozione i primi “questionari CPD” che gli studenti compilavano al termine del corso, nei miei primi anni di insegnamento. Critiche feroci (non si capisce, ci fai addormentare, leggi solo le slide, lezioni inutili, ecc…). Feroci ma corrette, puntuali, educate. Senza quelle critiche non avrei mai potuto cercare di migliorarmi (e spero un pochino di esserci riuscito). Ancora oggi, dopo 20 anni, il momento in cui leggo i questionari studenti è sempre un confronto importante, che rimette in discussione il lavoro svolto e fornisce spunti per migliorarlo.
Questo dal punto di vista personale.
Chissà se un giorno, oltre che al miglioramento personale, tutti questi indicatori di qualità, strumenti di valutazione, questionari di gradimento, statistiche di superamento esami, ecc ecc ecc potranno essere utilizzati anche per indirizzare le scelte economico-organizzative e le carriere dei docenti? In quel giorno farò festa. Festa grande.
domenica 6 maggio 2012
ies ui ar internascional
Per la serie: come l’Italia si presenta agli stranieri.
Ci teniamo a dimostrare sia che parliamo le lingue, sia che siamo ecologicamente avanzati: e quale occasione migliore di un cestino per la raccolta differenziata con spiegazioni anche in inglese? o… “quasi” inglese?
Addirittura, l’inglese lo conosciamo così bene, che costruiamo nuove parole e le insegniamo agli stranieri che passano da noi.
Se servisse un’aggravante, il bidone in questione si trova presso il terminal internazionale dell’aeroporto di Roma Fiumicino.
giovedì 19 aprile 2012
Autocompletamento incompleto
Ormai sui siti web è normale disporre della funzionalità di auto-completamento, o di auto-correzione, come ad esempio nella scelta degli aeroporti nei principali siti di viaggi.
Uno dei vantaggi, oltre al fatto di non dover scrivere per esteso il nome, è che il testo “auto-completato” sarà sicuramente corretto, perché viene inserito automaticamente dal sistema.
Sicuramente corretto, quindi. O no? Perché nella pagina successiva, il sistema non era più sicuro di sé stesso…
Ho provato tutte le paia di occhiali a mia disposizione, ma non sono riuscito a trovare le differenze…
domenica 4 marzo 2012
Troppo colto o troppo distratto?
Tratto da un volantino appeso all’ingresso del mio Dipartimento.
A prima vista, mi è sembrato il solito svarione (ma lo spell checker sarà una tecnologia così avanzata?), visto che “laudeandi” non mi suonava troppo bene. Ma a ben ripensarci, forse sbaglio: linguisticamente, “laude-ando” potrebbe essere qualcuno che si laureerà “cum laude”. Ignoranza mia, non l’ho capito subito… cercano solo laureati con 110 e lode (e che non sappiano usare il correttore ortografico).
A parte l’errore di scrittura (o il neologismo iper-colto, decidete voi), potrebbe essere un’offerta decisamente interessante, visto che la retribuzione sembra essere commisurata alle vostre esigenze. Quindi basta presentarsi e dire “mi serve tot al mese”, per essere accontentati!
P.S. preciso che non conosco affatto questa azienda, né mi esprimo sulla qualità o interesse del lavoro offerto. Commento esclusivamente la qualità della comunicazione. D’altra parte, tutte le aziende di successo rimangono anonime, vi forniscono un indirizzo su gmail ed un numero di cellulare.
lunedì 10 ottobre 2011
Capacity planning?
È come sparare sulla Croce Rossa, era facilissimo prevedere che il sito dell’ISTAT per la compilazione del censimento della popolazione non avrebbe retto al “giorno della compilazione”, ieri 9 ottobre 2011.
Troppi sono gli esempi in tal senso, ogniqualvolta un ministero propone una procedura web, questa puntualmente si intasa il giorno della scadenza. Noi universitari ricordiamo il sito CINECA per il caricamento di progetti PRIN, le aziende ricordano l’invio di richieste di agevolazione (in cui conta il millisecondo del submit, e ci sono addirittura ditte che hanno sviluppato un software distribuito apposito…).
Nessuna sorpresa, quindi.
Trovo invece allucinante il tono dei comunicati pubblicati sul sito. Sulla home page compare questo:
9 ottobre 2011 - Moltissimi cittadini stanno compilando il questionario on line. Ciò potrebbe causare temporanei disservizi. Stiamo provvedendo, ci scusiamo per il disagio.
ed è accompagnato dal link ad un comunicato stampa (in PDF).
La news citata sopra è molto deludente. Cosa vuol dire “potrebbe”? È un fatto certo che molti utenti non riescono a compilarlo. In nazioni più civili, questo verrebbe quantificato in termini di ore-lavoro equivalenti perse, qui ce la caviamo con generiche scuse per il disagio.
Ancora peggio il comunicato stampa, che vale la pena di commentare riga per riga.
| Dal comunicato…. | Commenti…. |
| 9 ottobre 2011: al via il 15° Censimento della popolazione e delle abitazioni | Certo che è un grande successo, è ovvio, nel 2011 tutte le attività lavorative si svolgono con l’ausilio di Internet, perché gli utenti non dovrebbero preferirla anche in questo caso? Se vogliamo, aggiungiamo l’effetto novità, che spinge le persone a voler “provare” una modalità nuova. Magari, a pensarci prima, si potevano spendere meno soldi in tipografia, no? |
| Nelle prime ore punte di 500.000 accessi in contemporanea | Effetto sperato: oooohhhhh! Ma non c’è da stupirsi, in fondo si sapeva già prima quante sono le famiglie italiane, no? e che si sarebbero collegati proprio il 9 ottobre non era un segreto da custodire, era solo la scelta più ovvia. Al che si aggiunge la disinformazione. Cosa vuol dire “accessi in contemporanea”? pagine al secondo? nuove sessioni al secondo? visitatori unici? |
| Sorprendente la partecipazione da parte dei cittadini alla compilazione online del questionario. Già dalle prime ore del mattino, sono stati, infatti, raggiunti picchi di 500.000 collegamenti contemporanei al sito http://censimentopopolazione.istat.it/. | “Sorprendente”? ma vivete sulla luna? E ricordo che 500.000 è solo pari all’1% scarso della popolazione italiana (diciamo il 2-3% del numero di famiglie). Ci sembra una percentuale “sorprendente” ed inattesa? Adesso però parlano di “collegamenti contemporanei” anziché di “accessi”. Sarà la stessa cosa? Non si sa, perché non si curano di dircelo in modo non ambiguo. |
| Il grande afflusso di utenti ha creato di conseguenza rallentamenti e difficoltà di | Ecco il “di conseguenza”. È lento e non funziona perché siete in troppi. La colpa è vostra. Non dovevate collegarvi. Ancora una volta, gli utenti sono percepiti come un fastidio, e non un’opportunità. Ho poi seri dubbi che Telecom (fornitore di infrastruttura) possa avere qualche ruolo nell’aumentare la potenza del sistema installato. Se è un problema di capacity planning, non lo risolvi aumentando la banda di accesso. È come risolvere i problemi di traffico di una città costruendo una corsia in più nelle vie di accesso… dove era congestionato, continuerà ad esserlo. Bellissimo comunque il ricorso al termine “potenza”, mi evoca una quadriglia di buoi alle prese con un aratro… |
| Si ricorda, comunque che per compilare e restituire il questionario online - come pure nelle altre modalità previste (riconsegna agli uffici postali e ai centri comunali di raccolta) - c’è tempo fino alla fine dell’anno in corso. | E perché non l’avete detto prima? E perché la data di scadenza non è scritta sul modulo cartaceo (ma solo sulla lettera di accompagnamento, che nessuno legge)? E perché non è scritta sul sito web, neppure sulla pagina di inizio della compilazione, su cui tutti gli utenti si sono bloccati? |
Veramente un concentrato di schifezze dal punto di vista tecnico (pagare per un sistema che non è chiaramente adeguato) e da quello della comunicazione (classico comunicato per calmare le mandrie, non per spiegare né scusarsi).
Ma ve lo immaginate Facebook oppure Google che dicono ai propri utenti di scollegarsi perché sono il troppi, e che il messaggio che volevano scrivere o la ricerca che volevano fare possono aspettare fino a domani?
