Visualizzazione post con etichetta civiltà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta civiltà. Mostra tutti i post

lunedì 13 maggio 2019

Sostenibilità? Non bastano le buone intenzioni

Ieri ho passato la giornata al Salone del Libro di Torino (non lo chiamo “Salone Internazionale” perché la dimensione internazionale era veramente evanescente).

Una delle caratteristiche di questa edizione è una maggiore attenzione alla sostenibilità, ed in particolare alla raccolta differenziata dei rifiuti. All’interno del salone vi erano bidoni diversi (plastica, indifferenziato), ed in un paio di casi ho visto degli addetti presidiare tali bidoni e suggerire la collocazione corretta dei rifiuti.

Hiking Sport di Montagna - Borraccia 500 Tritan 0,5L QUECHUA - Materiale TrekkingLodevole intento, soprattutto per separare la grande quantità di plastica (penso alle bottigliette d’acqua) che si genera in eventi di questo genere.

Ma allora perché ai cancelli di ingresso mi hanno sequestrato la borraccia (di plastica) che mi ero portato da casa proprio per non usare bottiglie usa e getta?

Piuttosto che separare i rifiuti (cosa ovviamente utile e necessaria), non sarebbe meglio evitare di produrli (anche per azzerare i costi della raccolta)?

Fortunatamente mi ero portato da casa anche un paio di bottigliette di plastica tradizionali (quale ingegnere non ha un Piano B pronto per ogni occasione?), le quali sono invece entrate liberamente al Salone senza suscitare alcun dubbio da parte degli addetti. Mah.

Devo dire che mi dispiace ancor più perché la borraccia era di mia figlia (8 anni), che utilizza a scuola, perché ai bambini, invece, hanno insegnato a riusare il contenitore dell’acqua. La scuola fa dei passi educativi, la società li vanifica e li mortifica.

Meno slogan, più coordinamento. Chissà se imboccheremo mai questa strada?


P.S.1. abbiamo potuto recuperare la borraccia all’uscita

P.S.2. ci sarebbero anche altri aspetti da rilevare (perché non c’erano contenitori per la carta? perché i bidoni non erano ben identificabili attraverso i colori convenzionali?), ma affrontiamo un punto per volta.

giovedì 9 ottobre 2014

Divertimento innocuo (?)

Nelle giornate di noia ci sono molti modi per ingannare il tempo, divertimenti più o meno intelligenti, più o meno finalizzati.

E poi ci sono dei “divertimenti” che veramente sono più difficili da comprendere. Come questo:

2014-09-08 10.47.33 scala mobile

A quanto pare il pulsante rosso (arresto d’emergenza della scala mobile) non solo può servire in caso di reale bisogno, ma per taluni può anche essere fonte di divertimento.

Regalo mazzi di carte per giocare a solitario, fate meno danni ed imparate di più…

giovedì 5 settembre 2013

Marciapiedi puliti… magari con l’ironia?

Condivido questo interessante volantino comparso in molte vie della cittadina ligure dove ho passato la vacanza, affisso su vari muretti e pali.

Condivido al 90% il senso della campagna e gli ironici attacchi contenuti nel volantino. Come sempre succede, l’inciviltà di una minoranza di trogloditi si riflette sulla serenità della maggioranza di cittadini educati. [Il 10% che non condivido è la frase finale: il problema è di educazione e civiltà, non di politica o amministrazione].

Ce la potrà fare la chiave ironica a recuperare un barlume di civiltà e responsabilità nei trogloditi? O si sentiranno ancora più superiori, vantandosi dell’impatto (anche comunicativo) che la loro arroganza riesce ad avere?

2013-08-24 10.39.54

mercoledì 7 agosto 2013

Non troppo sensitivo

Il bello di utilizzare un ampio parcheggio pubblico in prossimità delle ferrovie è che vi si sbizzarriscono i più diversi e multiformi volantinatori. Sì, quelli che appicciano al vostro parabrezza un piccolo foglietto colorato, pubblicizzando servizi di scarsa utilità.

Non ho fatto statistiche, ma a naso direi che i volantini più frequenti sono quelli relativi alle agenzie di prestiti (altrimenti detti strozzini), poi seguono le nuove aperture di locali (outlet e palestre in primis). Per la prima volta ho invece trovato qualcosa di originale (qui riprodotto in fronte e retro).

giuseppe-sensitivo

Ovviamente “originale” non vuol dire “interessante”, infatti il mio interesse per la categoria dei (sedicenti) sensitivi è puramente antropologico (non tanto per loro, quando per i clienti).

Ed il nostro caro Giuseppe è talmente poco interessante che, nel proprio volantino non è neppure stato in grado di scrivere qualcosa di diverso nel retro rispetto al fronte. Ha talmente poco da dire che lo dice due volte. Ed ovviamente è superiore a qualsiasi forma di grammatica o punteggiatura.

Merita ovviamente una menzione speciale la scritta in piccolo, di traverso, sul fronte del volantino: “Non gettare a terra, rispetta l’ambiente” (punteggiatura mia). Ovviamente il 20% dei volantini cadono a terra per via del vento, il 50% vengono gettati con stizza da chi li ritrova, il 29% vengono affettuosamente raccolti e depositati nel più vicino cassonetto, mentre l’1% viene scannerizzato ed utilizzato in qualche blog. Se fosse realmente sensitivo, lo saprebbe.

Chioserei, piuttosto, “Non distribuire questa schifezza, rispetta le persone”.

lunedì 22 luglio 2013

Civilizzati per divieto

Questo è un cartello simile a migliaia di altri identici, disseminati nelle stazioni ferroviarie, di fronte ai quali siamo passati moltissime volte, senza prestarvi troppa attenzione.

Ma proviamo a leggerlo realmente.

Vietato gettare rifiuti a terra (cicche, chewingum, carta, etc.)

Viene da chiedersi se realmente sia necessario esplicitare questo divieto. Non dovrebbe fare parte delle più normali forme di civiltà il fatto di non gettare i rifiuti a terra? Cosa ne penseranno gli stranieri? Che immagine stiamo dando di noi stessi? trogloditi che getterebbero ogni cosa a terra, se non vi fosse un divieto esplicito, con tanto di sanzioni ridicole?

Io non mi ci riconosco. Spero di non essere in minoranza.

venerdì 10 maggio 2013

Amanti degli animali

La relazione tra umani ed animali può essere la più disparata. Parliamo di gatti.

C’è chi si riempie la casa di gatti.

C’è chi ogni sera esce a portare cibo ai gatti.

C’è chi compra libri sui gatti.

C’è chi si riempie il profilo facebook di foto di gatti (catsbook).

E poi c’è chi…

Per favore il gatto cercate di tenerlo a casa vostra - Grazie

Questo gentilissimo biglietto è approdato qualche tempo fa nella mia buca delle lettere. Ovviamente è anomimo (voi lo firmereste?).

Rimane solo da precisare che la casa in questione è in un paese di provincia, circondata da altre case, tutte con giardino, e che nel vicinato circolano almeno 10 gatti. E non capisco che danno possa fare una gattina di circa un anno, piccola taglia ed indole tranquilla, per di più sterilizzata.

sabato 17 novembre 2012

Più breve di una farfalla

La conoscenza popolare tramanda che le farfalle vivono un solo giorno. Ovviamente non è proprio così, il ciclo di vita di una farfalla è molto lungo, se si comprendono tutti gli stadi dall’uovo al bruco alla pupa fino all’insetto adulto possono passare diversi mesi.

Facendo riferimento allo stadio adulto, effettivamente esistono alcune specie che vivono in questo stadio solo per pochi giorni, o addirittura per poche ore (es. Mayfly o Ephemeroptera).

Ma la nostra cultura “moderna” ha creato un oggetto ancora più effimero (che etimologicamente è lo stesso nome dell’insetto).

Bicchierino del caffè subito prima della sua eliminazione

Mi ha sempre stupito il ciclo di vita del bicchierino di plastica delle macchine automatiche distributrici di caffè, di cui anche il Politecnico è pieno.

Il bicchierino rimane dormiente per mesi, o settimane, poi finalmente viene il suo turno e passa allo stadio “adulto”, viene riempito con un qualche liquido caldo (al gusto di caffè, cappuccino, the o cioccolato) e finalmente consegnato nelle mani di un umano.

La durata di questo stadio di vita è di pochi secondi (da 10 a 120, all’incirca, in funzione della flemma del bevitore e della temperatura del liquido). Dopodiché l’oggetto viene eliminato. Per sempre.

A fianco di ogni macchinetta del caffè vi sono bidoni pieni di bicchierini vuoti, che spesso finiscono nei rifiuti indifferenziati (anche perché solo da pochi mesi sono stati ammessi come rifiuti differenziabili nella plastica). E che hanno vissuto per pochi secondi ciascuno.

Il problema, ovviamente, è che il prezzo del bicchiere è molto basso. Si possono trovare facilmente stock di 80 bicchieri a € 0,52 (quindi € 0,0065 a bicchiere, ossia 0,65 centesimi).

Ma se il bicchierino si pagasse a parte (ad esempio 5 centesimi), potremmo decidere di portarcelo da casa (o riutilizzare quello di ieri). Oppure è una boiata?

venerdì 26 ottobre 2012

(Sno)Beata gioventù

Questa mattina, treno di pendolari MI-TO. Giovane ragazza, sui 20, aspetto serio, pulito, ordinato, iPhone e cuffiette. Atteggiamento tranquillo, abbigliamento sportivo impeccabile, non un capello fuori posto.

Sul sedile accanto (nulla di male, il treno non era pieno) borsa, cartellina, quotidiano.

Stazione di arrivo, si alza, prende la sua roba, esce. Lasciando il quotidiano sul sedile.

Un piccolo gesto, ma che indica (1) mancanza di rispetto per chi dovrà riassettare il vagone, (2) mancanza di abitudine alla cura degli ambienti in cui si vive, sia nei confronti di chi verrà dopo di lei, sia nei confronti della raccolta rifiuti, (3) mancanza di considerazione per il costo del giornale, abbandonato lì senza neppure averlo letto tutto (a giudicare dal suo stato, senza averne letto neppure il 10%). Tanto paga qualcun altro. Tanto a sistemare ci pensa qualcun altro.

Per fortuna conosco tanti altri ragazzi, magari più scapigliati o disordinati o chiassosi, ma con più attenzione alle persone ed alle cose che li circondano.

martedì 23 ottobre 2012

Pubblicità appiccicosa

Amo sempre molto coloro che decidono di poter disporre del mio tempo per raggiungere i propri scopi. Se poi si tratta di tecniche di marketing di basso livello, sono ancora più felice!

Una delle tecniche pubblicitarie più antipatiche, anche per le conseguenze sull’ambiente ed il decoro urbano, è quella del volantinaggio nei parcheggi. Talmente antipatica che in diversi comuni italiani vi sono ordinanze che la vietano.

Sarà un’esperienza comune a molti pendolari: sceso dal treno, vai a recuperare la macchina, e trovi sotto il parabrezza un volantino pubblicitario. Molti, purtroppo, li rimuovono e li gettano a terra (atto di inciviltà istigato).

L’ultimo che ho trovato era particolarmente antipatico: il volantino, parzialmente plastificato, e soggetto all’azione della pioggia, ha pensato bene di sfaldarsi ed appiccicarsi al vetro.

Vi assicuro che mentre spenderò mezz’ora a raschiare e pulire, penserò con continuità ed intensità al prodotto pubblicizzato, e non potrò fare a meno di acquistarlo in gran quantità.

Volantino appicciato al parabrezza

lunedì 1 ottobre 2012

Tempestività

Quando: Oggi, 1 ottobre. Primo giorno del mese.

Dove: Chivasso, Parcheggio di piazzale Ceresa, nel quale parcheggiano quotidianamente qualche centinaio di pendolari al prezzo di € 7,30 mensili. Relativamente comodo, abbastanza conveniente.

Ed inevitabilmente qualcuno che non si è ricordato di rinnovare l’abbonamento ci sarà sempre. Soprattutto quando il primo giorno cade di lunedì, tendi a dimenticarti. Ma al mattino non hai tempo di andare in stazione, comprare l’abbonamento, tornare al parcheggio, esporlo in auto, e tornare in stazione per prendere il treno. Sì, perché il bar di fronte al parcheggio, chissà per quale accordo o inciucio, non vende gli abbonamenti dello stesso.

Ed allora il povero tapino pendolare (essendo pendolare è certamente un tapino) che fa? Spera. Spera che non vengano proprio oggi i controlli. Insomma, si organizza per comprare l’abbonamento al ritorno, così sarà a posto per tutto il mese.

multa parcheggio

E invece no. I solerti vigili urbani, evidentemente ben consci del fenomeno, sono passati a controllare ed appioppare dei regalini da € 39,00 ai malcapitati smemorati.

Intendiamoci: tutto perfettamente corretto, chi lascia l’auto senza il contrassegno sa a che cosa può andare incontro. Però il giro di controllo potevano farlo il giorno 2 o 3, no? In fondo si tratta di abbonamenti mensili. E magari anche in qualche altro giorno del mese, quando ci sono persone che lasciano l’auto in luoghi fantasiosi bloccando i passaggi?

 

P.S.: pagare per la singola giornata non avrebbe senso: a € 0,60 l’ora la singola giornata di costa quasi come l’intero mese (ma sempre meno della multa…)

P.S.2: no, non era mia l’auto, io sono in regola (conoscendomi, compro l’abbonamento intorno al 15-20 del mese precedente)

venerdì 8 giugno 2012

Almeno Fufi sta comodo

C’è chi viaggia in modo terribilmente organizzato. Curiosa ed interessante è la sistemazione di questo cagnolino su un treno locale, con tanto di copertina (morbida per lui, pulita per chi si siederà dopo di lui). Complimenti alla proprietaria per la pianificazione e per l’attrezzatura.

cane comodamente seduto sul treno

L’unico rilievo che mi sento di fare è lo stato del resto del treno, con tutti i sedili occupati e parecchia gente in piedi.

Non credo che il cane abbia pagato il biglietto, ma la gente in piedi certamente sì.

La prossima volta, oltre ad organizzazione ed attrezzatura, magari converrà aggiungere un po’ di buonsenso e di rispetto per gli umani?

gente in piedi

sabato 29 ottobre 2011

Puntualità interculturale

Per noi popoli latini la puntualità, si sa, non è il nostro forte.

Solitamente, quando si organizza un evento, ad esempio serale, vi è sempre un orario ufficiale (es. le 20:30) ed un orario entro cui ci si attende che le persone arrivino davvero (es. le 21:00). Addirittura vi è un’espressione apposita, che viene utilizzata esclusivamente in forma verbale: “alle 20:30 per le 21:00”.

La conoscenza del contesto ci fa normalmente capire quale sia l’entità del “margine” di tempo: 5-10 minuti per riunioni/incontri di poche persone, 30 minuti per eventi serali organizzati da associazioni, fino a 60 minuti per manifestazioni più ampie oppure per l’uscita serale dei giovani.

I popoli anglosassoni, anche questo si sa, si trovano a disagio con i concetti “flessibili”, ma in contesti internazionali devono ovviamente adeguarsi e/o gestire la cosa. E producono cose come il curioso invito qui riportato, che ho ricevuto in occasione della cena sociale di un recente congresso.

Conference Dinner - 27 july 2011 - Old Library - 19:15 for 19:30

Gli organizzatori (inglesi) hanno utilizzato la stessa convenzione (informale, non detta e non scritta) del “ritardo accademico” di 15 minuti, e l’hanno formalizzata ufficialmente sul biglietto di invito. La cena era infatti convocata alle “19:15 for 19:30”. Così non hanno rischiato di fare attendere inutilmente i nordici (che sarebbero arrivati puntuali all’ora X) né di veder arrivare in ritardo i meridionali (che sarebbero arrivati all’ora X+15). Anche questa è interculturalità.

A modo loro, hanno risolto brillantemente il problema!

giovedì 22 settembre 2011

The Orion Belt, Italy

Ho visto cose(1) che voi europei, che voi statunitensi, che voi dei paesi civilizzati non potete nemmeno immaginare.

Ho visto un ufficio postale aprire con 2 sportelli su 3 non operativi perché i PC non partivano; su quello che è partito non funzionava il POS. Ho visto gli impiegati postali iniziare a preoccuparsi dopo 20 minuti. Ho visto persone in coda, rassegnate, visto che anche l'erogatore di ticket per le prenotazioni non funzionava. Ho visto riavviare i PC come se fosse un rito propiziatorio. Ho visto telefonare al servizio di assistenza tecnica, che ha risposto che avrebbe prontamente informato il servizio di assistenza tecnica (nazionale). Ho visto impiegati telefonare all'amico che lavora per la ditta locale, che tanto sicuramente verrà chiamata dal servizio di assistenza tecnica nazionale, per anticipargli la chiamata e chiedere che un intervento immediato, in attesa che la comunicazione ufficiale arrivi.

Ho visto studenti che, alla fine della seconda settimana di scuola elementare, non hanno ancora tutti i libri di testo. Ho visto studenti per cui il non avere ancora i libri non è poi così grave, visto che mancano le maestre. Ho visto maestre arrivare dopo due settimane, sapendo che rimarranno solo per due mesi.

Ho visto l'università italiana prima in classifica che, ad una settimana dell'inizio del semestre, non aveva ancora pubblicato gli orari delle lezioni.

Ho visto un tecnico perdere 3 ore per cambiare un pezzo da 10 euro ad un portoncino blindato. Ho visto che alla fine non l'ha riparato perché il pezzo era difettoso alla fonte. Ed ho visto perché le aziende italiane, credendo di risparmiare sulla qualità, in realtà ci perdono sul personale e sul mercato.

Ho visto pendolari lottare per avere dei treni, piuttosto che compagnie ferroviarie lottare per avere dei clienti fedeli come solo i pendolari possono essere.

Mi sono visto attirare da un libro su uno scaffale, che prometteva di svelare i trucchi per non essere ingannati dal marketing. E quel libro, e quello scaffale, erano parte stessa del marketing. E mi sono visto acquistare quel libro e portarlo a casa.

Ho visto colleghi che ricevono ottime offerte di lavoro dall'estero, senza conoscenze e senza inviare curriculum, grazie ai propri titoli e pubblicazioni. Ho visto gli stessi colleghi essere rifiutati e bistrattati nei concorsi nazionali per un posto alla metà dello stipendio.

Ho visto l'IVA aumentare dell'1% ed i prezzi arrotondarsi all'euro superiore. Ho sentito che questo dovrebbe aumentare i consumi e ridurre l'evasione fiscale.

Ho visto avvisi sui diari scolastici dei figli, in cui si chiede di portare a scuola le cose più strane ed improbabili. Gli oggetti sono sempre diversi, ma la postilla è sempre "possibilmente per domani". Ed ho visto genitori sclerare per partecipare alla caccia al tesoro a tempo.

Ho visto offerte di lavoro per lavori anonimi, sostituibili e noiosi ma ben retribuiti. Ho visto offerte molto minori, alla stessa persona, per lavori innovativi, insostituibili ed interessanti. Ed ho percepito confusione e indecisione.

Ho visto una società di rating dire a proposito delle prospettive di sviluppo di una nazione ciò che ormai tutti sanno da anni. Ho visto persone agitarsi perché le società di rating iniziano a dire ciò che tutti sanno da anni.

Ho visto tutto solo nell'ultima settimana. Direi che ho visto troppo.

(1) Eterna riconoscenza a Philip K. Dick per il meme "ho visto cose" (I've seen things), tratto dal romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep?

[P.S. prima che qualcuno dubiti: tutti fatti vissuti realmente in prima persona]

mercoledì 31 agosto 2011

Proibizionismo Wi-Fi

Certo che l’Italia non è famosa per essere la patria del Wi-Fi libero e gratuito ovunque (nelle biblioteche, librerie, bar, coffee shop, …) come altre nazioni più civilizzate.

Però l’accesso ad Internet offerto dal campeggio toscano nel quale ho passato una settimana di vacanza mi ha veramente terrorizzato. Tariffe allucinanti. Condizioni capestro. Obbligo di essere maggiorenni. Ma sto affittando un accesso Internet oppure un superalcolico? o un mitragliatore da guerra?

L’unica cosa che mi consola è che gli stranieri (ed il campeggio ne era pieno) avranno qualche storiella denigrante in più su noi italiani, quando torneranno in patria.

Wi Fi Codes Tariff (1 hour, 3 euro; 5 hours, 10 euro; 10 hours, 15 euro; 20 hours, 20 euro). To buy the code you must be 18!! And you have to show us an ID!!

lunedì 29 agosto 2011

L’impostazione di default

Tutto dipende dalle impostazioni di base: le persone si aspettano, per ogni oggetto, prodotto o servizio, alcune modalità di funzionamento “di default”, e per esse non hanno bisogno di istruzioni o indicazioni. Se la modalità di funzionamento non è quella di base, allora è necessario spiegarla.

Asciugatore a getto di aria calda con scritta "funziona" aggiunta a mano

È probabilmente ciò che ha pensato chi ha (giustamente) apposto il cartello “funziona” sull’asciugatore (scovato in un bagno del mio Dipartimento). Visto che ci si aspetta che nulla funzioni (l’impostazione di default), allora quando qualcosa, eccezionalmente, funziona, occorre specificarlo. Geniale.

giovedì 28 luglio 2011

Ripetere a piacere

Ci sono cose che impariamo da piccoli. Se chiami qualcuno e non risponde, prova a ri-chiamarlo. Se suoni un campanello e nessuno risponde, riprovi a suonarlo dopo poco.

Ci sono invece culture in cui questo non viene insegnato. Come in UK, dove si dà per scontato che una richiesta, una volta fatta, venga esaudita. Oggigiorno non è più così, ma la concezione della civiltà anglo-standard non è ancora mutata.

Per cui, meglio scriverlo. Mi vedo già l’inglese stereotipato (che non esiste) seguire alla lettera le istruzioni, e continuare a premere il pulsante per 8 giorni di fila, se nessuno risponde.

Emergency telephone. Press alarm button for 3 seconds. If unobtainable press again

mercoledì 27 luglio 2011

Scegli il tuo simbolo

Ci ero passato molte volte, apprezzando il concetto, questa volta ho anche scattato una foto. Parlo di questo cartello visibile all’aeroporto di Monaco:

Meditation and Prayer Room (with 5 different religion symbols)

Ovviamente in un luogo pubblico (come un aeroporto, specie se internazionale) non puoi sapere chi arriverà e quali saranno le sue credenze religione.

Ed allora, se fai una cappella, predisponila per tutte le religioni possibili (almeno quelle principali). Semplice, no? E rivoluzionario allo stesso tempo.

Si chiama “integrazione”, basta cercarla sul vocabolario. Invece da noi stiamo ancora a litigare sul crocifisso appeso nelle scuole (ovviamente per secondi fini).

mercoledì 6 luglio 2011

Accessibilità, nei dettagli

Foto del bancone della receptionSempre a proposito di civiltà nordica e di accessibilità, un rapido foto-quiz: che cos’è l’oggetto di plastica nera che sporge dal bancone della reception di un albergo?

Se fossimo qui da noi, sarebbe probabilmente una rottura del pannello che nessuno si è curato di riparare. Oppure il supporto per qualche tipo di cartellone o pannello informativo, che rimane lì per decenni dopo che ha esaurito la sua funzione, solo perché non è compito specifico di alcuno rimuoverlo.

Invece no, perché siamo in un paese civile, dove ageing society non è solo una parola chiave per etichettare velleitarie iniziative autoreferenziali, ma effettivamente inizia ad essere considerato un problema da affrontare concretamente.

Ed ecco la risposta al foto-quiz: si tratta di un supporto per appoggiare/agganciare il bastone da passeggio, da utilizzare durante l’attesa alla reception.

Spendi pochi euro. Metti a suo agio l’utente. Velocizzi le operazioni perché il cliente ha le mani libere. Davvero geniale.

This is a walking stick holder that takes care of your walking stick while you're standing in reception

martedì 5 luglio 2011

Sglobalizzazione

…ossia Globalizzazione al contrario.

Solitamente pensando alla globalizzazione si pensa a prodotti prodotti dalla parte opposta del pianeta, con manodopera sottopagata, e che arrivano sui nostri mercati a fare concorrenza ai prodotti locali per via del prezzo competitivo.

Sale grosso proveniente dalla Bretagna o dall'HimalayaMa esiste anche il contrario, come ho tristemente scoperto. Trattasi di prodotti provenienti sì dall’altro lato del pianeta, ma offerti a prezzi esorbitanti (e secondo il dogma consumistico, totalmente inutili).

In un normale supermercato ho trovato delle confezioni di sale grosso provenienti da diverse parti del mondo, ad esempio dall’Himalaya.

A parte il fatto che il sale è semplice cloruro di sodio (NaCl, magari addizionato di iodio, come è richiesto dalle nostre parti) e non vedo la necessità di farlo viaggiare per 20.000 km. A parte il fatto che “sapore autentico” (sull’etichetta) non vuol dire nulla (perché, l’Himalaya ha un sapore?).

Ma ciò che più sconvolge è l’etichetta con il prezzo:

Prezzo: € 5,29. Prezzo al Kg: € 76,67

Non fermiamoci a guardare il prezzo totale di oltre 5 euro, ma aguzziamo la vista per leggere il prezzo al kilogrammo: questo sale (in confezione da 69 grammi… per la precisione!) costa 76,67 euro al kg. Settantasei euro al chilo.

Ma siamo pazzi? (la risposta viene da sé…)

martedì 17 maggio 2011

Binario 6: la trama per un b-movie

Continuano le quotidiane scene di ordinario attrito riguardo al famigerato binario 6 della stazione di Chivasso, sulla cui collocazione logistica, creata ad arte nel modo più scomodo e disagevole per l’utenza, ho già scritto.

In questi giorni ho potuto apprezzare le varie forme di questa guerra tra sfigati (viaggiatori da un lato, macchinisti e capotreni dall’altro):

  • viaggiatori che, talvolta a rischio della propria vita, decidono di attraversare i binari dove invece ciò non è permesso
  • capotreno che litiga con i viaggiatori, minacciando di lasciarli a piedi e lamentando che stanno facendo ritardare la partenza (…trascurando il fatto che devono fare 800 metri anziché 40 metri per il cambio di binario), con tanto di dialogo del tipo «ma che ha da fischiare?» «si sbrighi se no la lascio a piedi» «ma che razza di coincidenza è questa?» «se non le sta bene, chiamo Roma e le faccio parlare con i responsabili»…. surreale…
  • passeggeri che dottamente disquisiscono sul fatto che sia più opportuno per il treno fermarsi un po’ più avanti o un po’ più indietro (pur sapendo che delle loro opinioni nessuno mai si occuperà)
  • turisti stranieri che, per andare da Torino ad Aosta, rimbalzano più o meno casualmente tra i binari 4, 5, 6, non capendo mai quale treno prendere, ma sicuramente percorrendo chilometri a piedi tra il disinteresse del personale di stazione.

Quasi quasi ne esce una sit-com di serie B…