domenica 30 giugno 2019

Risoluzione Infinita

Uno dei tanti esempi di come “il digitale” non sia per nulla compreso, nemmeno da chi se ne professa pioniere.

Tutta fiera, la bolletta di SEN (Servizio Elettrico Nazionale), che ancora ricevo in formato cartaceo (sarò retrogrado, probabilmente), mi spinge ad attivare Bollett@ Online, per ricevere le bollette via e-mail anziché via posta. Di per sé nulla di strano (a parte che l’utilizzo del ‘@’ nel nome mi ha fatto ripiombare negli anni ‘90 quando ciò “faceva moderno”. Ehi, mi fanno addirittura lo sconto di 6 euro l’anno! Come perdere questa golosissima occasione?

Ed è anche facile: basta inquadrare il QR code con lo smartphone. Ecco:


Qual è il problema? proprio il QR code. Quel codice è illeggibile. No, non all’occhio umano, ma a qualsiasi smartphone. I pixel sono troppo piccoli, perché il testo contenuto nel codice sarà troppo lungo. Aggiungiamo che viene stampato con una risoluzione scadente, su carta imperfettamente ruvida, ed il risultato è garantito: il codice non ha la risoluzione grafica sufficiente per essere decodificabile.
[Nota: lo ‘zig-zag’ è stato aggiunto per proteggere gli eventuali dati presenti, non fa parte del codice originale]

Questa è una lunga catena di incompetenza: dal programmatore dei sistema di backend, che ha fornito una URL (sarà una URL?) esageratamente lunga (mai conosciuti gli URL shortener), al programmatore che ha adattato il software per la creazione delle bollette, aggiungendo il QR code, senza porsi il problema della dimensione, al grafico che ha impaginato la bolletta senza rendersi conto che stava inserendo un elemento illeggibile, al controllo qualità (ma ci sarà) che probabilmente non aveva idea di cosa fosse il QR code, a parte che era una cosa “moderna” e “digitale”.

C’è questa illusione che il digitale sia infinitamente preciso e privo di errori, ma il concetto base del digitale è proprio la quantizzazione dell’informazione che avviene ad ogni interfaccia tra il mondo digitale e quello analogico. Sono parole troppo difficili. Bisogna pensare. Ed avere persone competenti. Meglio far finta di essere in una puntata di CSI, dove si può zoomare all’infinito in qualsiasi immagine.

lunedì 13 maggio 2019

Sostenibilità? Non bastano le buone intenzioni

Ieri ho passato la giornata al Salone del Libro di Torino (non lo chiamo “Salone Internazionale” perché la dimensione internazionale era veramente evanescente).

Una delle caratteristiche di questa edizione è una maggiore attenzione alla sostenibilità, ed in particolare alla raccolta differenziata dei rifiuti. All’interno del salone vi erano bidoni diversi (plastica, indifferenziato), ed in un paio di casi ho visto degli addetti presidiare tali bidoni e suggerire la collocazione corretta dei rifiuti.

Hiking Sport di Montagna - Borraccia 500 Tritan 0,5L QUECHUA - Materiale TrekkingLodevole intento, soprattutto per separare la grande quantità di plastica (penso alle bottigliette d’acqua) che si genera in eventi di questo genere.

Ma allora perché ai cancelli di ingresso mi hanno sequestrato la borraccia (di plastica) che mi ero portato da casa proprio per non usare bottiglie usa e getta?

Piuttosto che separare i rifiuti (cosa ovviamente utile e necessaria), non sarebbe meglio evitare di produrli (anche per azzerare i costi della raccolta)?

Fortunatamente mi ero portato da casa anche un paio di bottigliette di plastica tradizionali (quale ingegnere non ha un Piano B pronto per ogni occasione?), le quali sono invece entrate liberamente al Salone senza suscitare alcun dubbio da parte degli addetti. Mah.

Devo dire che mi dispiace ancor più perché la borraccia era di mia figlia (8 anni), che utilizza a scuola, perché ai bambini, invece, hanno insegnato a riusare il contenitore dell’acqua. La scuola fa dei passi educativi, la società li vanifica e li mortifica.

Meno slogan, più coordinamento. Chissà se imboccheremo mai questa strada?


P.S.1. abbiamo potuto recuperare la borraccia all’uscita

P.S.2. ci sarebbero anche altri aspetti da rilevare (perché non c’erano contenitori per la carta? perché i bidoni non erano ben identificabili attraverso i colori convenzionali?), ma affrontiamo un punto per volta.

venerdì 3 maggio 2019

Tips: Unigram

Non c’è dubbio che Telegram sia una piattaforma di gran lunga migliore di WhatsApp, soprattutto perché è basata su un’architettura cloud “vera” (che gli permette di essere multi-device) e non sul database di messaggi e immagini immagazzinato sul telefono dell’utente.

Particolarmente comoda è l’esistenza di molte diverse applicazioni (mobile, web, desktop) tutte sempre sincronizzate ed intercambiabili: https://telegram.org/apps

In mobilità utilizzo l’applicazione Android, mentre quando sono in ufficio utilizzo l’applicazione nativa (quella presente sul Windows Store).

L’applicazione Android ha la capacità di supportare nativamente più account diversi, permettendo così di gestire diversi profili e cambiare rapidamente tra di essi. L’applicazione desktop ufficiale, invece, non ha questa capacità.

Si trovano diverse guide per permettere di attivare diverse istanze di Telegram Desktop in parallelo, ciascuna su un profilo diverso, ma è una soluzione pesante in termini di risorse e tutto sommato poco elegante.

Ma il fatto che (1) esiste un problema e (2) il protocollo e le API di Telegram sono pubbliche, fanno sì che gli sviluppatori si diano da fare e trovino delle soluzioni al problema. Le API aperte vincono sempre!

Ed infatti esiste Unigram, che è un clone praticamente identico di Telegram (tra l’altro, open source) che ha implementato la funzionalità multi-profilo. Per la massima comodità, anche Unigram è disponibile sul Windows Store.

sabato 16 marzo 2019

Pigrecate

Anche quest’anno è appena passato il 14 marzo, che internazionalmente è il giorno dedicato a PiGreco (3.14). Il bello di questa ricorrenza è che si sentono ripetere molte scemenze pseudo-matematiche. E molti ad applaudirle a bocca aperta, dimostrando di non voler applicare la dose minima di ragionamento e senso critico.

La mia preferita? il fatto che PiGreco, poiché è un numero trascendente, e come tale ha un’espansione decimale infinita e non periodica, comprenderebbe nella sua espansione qualsiasi sequenza di cifre (quindi anche il tuo compleanno, il tuo saldo in banca, il numero di telefono di Belen, il risultato della prossima estrazione del SuperEnalotto, e così via). Molto poetico ed ispiratore, ma purtroppo falso (o meglio, non è noto se sia vero).

Ricordiamo i fatti (mi scusino i matematici veri per le semplificazioni):

  • è vero che l’espansione di PiGreco è infinita
  • è vero che tale espansione non è periodica (ossia non esiste una sequenza di cifre che, da un certo punto in avanti, si ripete sempre uguale)
  • queste proprietà sono valide in qualsiasi base si esprima il numero.

Ma l’infinito è grande. Il fatto che ci siano infinite cifre, sempre diverse, non implica che una determinata sequenza debba necessariamente essere presente. Posso andare avanti con infinite cifre senza mai ripetermi ed evitando sempre (ad esempio) la sequenza 111222333444.

Dimostrazione:

  • Esprimete PiGreco in base 9. PiGreco=3,124188124074472… (fonte OEIS)
  • Ovviamente, avrà una espansione infinita e non periodica.
  • Ma, per costruzione, la sua espansione (pur essendo infinita e non periodica) non conterrà mai la cifra ‘9’ (che in base 9 non esiste)
  • Ora, rileggiamo il numero in base 10 (non vale più PiGreco, ma non importa)
  • Avremo una sequenza numerica infinita, non periodica, che non conterrà mai ‘9’ né alcuna sequenza che contenga ‘9’.

Quindi non è detto che un numero trascendente possa contenere ogni possibile sequenza. Per poterlo dire sarebbe necessario ipotizzare in più che PiGreco sia un Numero Normale (il che non è al momento ancora noto), ed anche il tal caso sarebbe vero solamente in senso statistico (la probabilità di trovare una sequenza tende al 100%).

Se vogliamo costruire un numero che contenga ogni possibile sequenza, c’è un metodo molto più semplice (anche se meno poetico-evocativo):

0, 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 … 98 99 100 101 102 … 999 1000 1001 … (Ha anche un nome: è la costante di Champernowne)

È un po’ lungo, e decisamente noioso, ma tanto l’infinito è grande e c’è spazio per tutti… prima o poi troverai il numero che ti serve.


P.S. se ho commesso degli errori matematici, sarei ben lieto di essere corretto.

venerdì 15 febbraio 2019

Condividere un file

Succede spesso che gli studenti inviino una e-mail per chiedere chiarimenti sull’esercizio che stanno svolgendo.

Ecco i metodi utilizzati per condividere l’esercizio che stanno svolgendo, che vanno dal meno frequente (ma più adeguato) al più frequente (ma orribile da tutti i punti di vista):

  • Codice sorgente su un repository GitHub, inviando il link al repository.
    Nota: non succede mai, ma sarebbe il mio sogno.
  • Codice sorgente completo (es. progetto Eclipse o progetto PyCharm) inviato come zip.
    Nota: quando lo zip supera i filtri dell’anti-spam, è un po’ scomodo da gestire, ma alla fine sei sicuro che ci sia tutto.
  • Codice sorgente parziale (es. solo un file, o parte di un file), inviato come allegato di e-mail.
    Nota: a patto che l’errore sia proprio in quel file (e comunque non hai modo di provarlo, quindi devi andare “ad istinto”… e sappiamo tutti quanto vale l’istinto nel debug).
  • Codice sorgente parziale, incollato nel corpo della e-mail.
    Nota: spazi, indentazioni, caratteri speciali, se se sono andati a farsi friggere.
  • Videata del codice sorgente (screenshot del PC), inviata come file immagine via e-mail.
    Nota: molto stupido (vedi solo una parte di un file, e non puoi studiarlo né modificarlo) e molto raro (quasi nessuno sa come salvare su file uno screenshot preso da PC… suggerimento: in Windows c’è uno “Strumento di Cattura”, oppure usate il freeware Greenshot).
  • Videata del codice sorgente, sbilenca e sfocata, ottenuta fotografando lo schermo con un cellulare.
    Nota: è di gran lunga la modalità più utilizzata. Di solito è impossibile capire cosa stavano facendo e cosa poter rispondere. Infatti, solitamente non rispondo, o chiedo che inviino il file originale.
    Ma soprattutto il dubbio amletico è: stai lavorando su un file, sei su un PC (o Mac che sia), hai un programma di posta… come ti viene in mente di fare una foto allo schermo?

Ovviamente temo il momento in cui mi invieranno un video in cui mi spiegano a voce il problema, inquadrando lo schermo con fare tremolante ed incerto. Lo temo, ma so già che prima o poi arriverà.

lunedì 14 gennaio 2019

The cat black

The cat black? Orrore! Lo sanno tutti che in inglese gli aggettivi vanno prima del nome: The black cat è la forma corretta. Sarà probabilmente una regola che vi hanno insegnato alla terza lezione di inglese.

Lo sanno tutti!

Lo sanno tutti?

Beh, probabilmente non i curatori di questa campagna di sconti, che hanno stampato probabilmente decine di migliaia di “shopping bag reusable and recyclable”.

Per fortuna che hanno precisato “Made in Italy”, manca forse il “and written in Ital-inglisc”. Sicuramente gli sconti li hanno fatti sui traduttori…

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venerdì 11 gennaio 2019

Elenchi Laureati Politecnico

Succede spesso di ricevere richieste da parte di aziende che vogliano contattare studenti neolaureati. Mi sono reso conto che gli elenchi di laureati, pur essendo disponibili sul sito del Politecnico, non sono facili da trovare (ed anzi, una ricerca su Google rimanda ad un servizio dismesso dal 2011).

Per chi fosse interessato, la pagina da visitare per ricercare i profili di studenti e laureati del Politecnico è: http://stagejob.polito.it/aziende/profili_studenti_e_neolaureati

È disponibile una visualizzazione di tipo anonimo (senza dati identificativi dello studente, ma solo con dati riassuntivi sulla carriera e sulla tesi di laurea svolta) accessibile a tutti. Le aziende, inoltre, possono registrarsi e consultare le informazioni complete sugli studenti selezionati.

Unico problema: i laureati nel settore ICT, soprattutto quelli più bravi, tendono ad essere già occupati sin dal giorno della laurea (talvolta anche prima). Ma a questo problema si può ovviare solamente aumentando il numero di studenti e studentesse che scelgano una carriera informatica.

mercoledì 9 gennaio 2019

Tasto “Ricarica”

La vita del pendolare GTT è ormai appesa alle mitiche macchinette bippatrici di colore blu, con le quali convalidare in modalità contactless il proprio biglietto o abbonamento.
Alcune di queste, posizionate nelle stazioni, possono anche attivare un nuovo abbonamento acquistato on-line o attraverso altri canali (ad esempio, convenzioni aziendali), ricaricando la relativa tessera.
La procedura per ricaricare è autoesplicativa e documentata a caratteri belli grandi sulla macchinetta stessa e, se non bastasse, anche a fianco della stessa.
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Ci sarebbe da chiedersi: perché hanno dovuto scrivere due volte le istruzioni per la ricarica? in fondo è semplicissimo: basta premere il tasto “Ricarica”.
Solo che… il tasto “Ricarica” non esiste, bisogna invece selezionare “Attiva titolo”. Ovvio, no?

lunedì 7 gennaio 2019

Tips: Dizionario italiano in JetBrains

Gli IDE prodotti da JetBrains sono ottimi strumenti per lo sviluppo di applicazioni nei più disparati linguaggi. Inoltre, le versioni professionali degli IDE sono gratuite per studenti e docenti. In particolare, uso molto spesso PyCharm per programmare in Python.

Nella scrittura del codice, PyCharm segnala non solo (ovviamente!) gli errori di sintassi, semantica e stile nel codice, ma anche gli errori di ortografia (spelling) contenuti nei nomi delle variabili, delle funzioni, e nelle stringhe di testo.

Il controllo ortografico avviene normalmente in lingua inglese, ma è possibile aggiungere dizionari anche di altre lingue. Ad esempio, spesso noi italiani utilizziamo un misto di italiano ed inglese sia come identificatori di variabili e funzioni, sia come messaggi in output.

La procedura per installare nuovi dizionari è ben documentata in questa pagina della documentazione ufficiale JetBrains. e vengono supportati sia dizionari sotto forma di lista di parole (una parola per linea, con estensione .dic), sia dizionari nel formato Hunspell (composti da un elenco di parole .dic ed una serie di regole di modifica .aff), che però richiedono l’installazione di un plugin aggiuntivo.

Personalmente propendo per la maggior semplicità del semplice elenco di parole. Il passo successivo è: dove si trova un elenco (completo, aggiornato) di parole italiane? La cosa più semplice è fare riferimento ai dizionari ridistribuiti dall’editor WinEdt, che sono scaricabili da questa pagina.

lunedì 31 dicembre 2018

The Death of Expertise

2018-12-31 08.34.15Nei pochi giorni di vacanza appena trascorsi, ho letto The Death of Expertise di Tom Nichols. Era da qualche tempo che l’avevo acquistato, anche a seguito delle citazioni incontrate in diversi articoli.
Il testo analizza la tendenza attuale per cui la “gente comune” sta sviluppando una sempre maggiore sfiducia nei confronti degli “esperti”, cercandone le cause ed ipotizzandone le gravi conseguenze in termini di impatto sulla società e sulla democrazia.
La lettura è molto interessante ed aiuta a riflettere sulle dinamiche sociali (soprattutto online, ma anche di persona) e sulle contromisure che gli “esperti” possono adottare. La conclusione del testo, purtroppo, è decisamente pessimistica.
Certamente lo posso consigliare a chi è interessato ad approfondire l’argomento. Due i difetti principali: una certa lunghezza e ripetitività (probabilmente metà delle pagine sarebbe stata sufficiente) e l’analisi molto legata alla realtà (della politica, della democrazia, dei media) statunitense, anche se molte delle dinamiche sono evidentemente trasferibili anche alla realtà italiana.

venerdì 21 dicembre 2018

Fidarsi è bene?

Cari amici celiaci, di fronte ad un menù natalizio che espressamente prevede molti alimenti senza glutine, non c’è che da rallegrarsi.Certamente è un segnale di attenzione da parte del ristoratore.

Menù di Natale

A guardar meglio però, qualche dubbio sorge: voi vi fidereste del cibo preparato da chi non sa scrivere correttamente la vostra intolleranza?

lunedì 19 novembre 2018

Lavoriamo per voi

Storia di un piccolo inconveniente: oggi la macchinetta del caffé mi ha rubato 20 centesimi. Ho inserito 50 centesimi, preso una bevanda da 30 centesimi, e non è uscito alcun resto.

Fortunato, io: a fianco c’era il tecnico che stava riempiendo la macchinetta a fianco. Tranquillo, lo dico a lui e tutto risolto: aprirà la macchietta e mi restituirà i miei preziosi 0,20€.

Invece no: il tecnico non può fare nulla sui rimborsi, a meno che non sia autorizzato dalla ditta. Quindi la procedura è questa: io dovrei telefonare alla ditta (numero verde indicato sulla macchinetta), indicare la macchina e spiegare il malfunzionamento. A questo punto la ditta potrebbe credermi (oppure no) e potrebbe autorizzare il tecnico (che nel frattempo sarà andato altrove) a rimborsarmi.

Quando faccio notare che per 20 centesimi non ho voglia di sobbarcarmi tutta questa trafila, il tecnico sbotta che, poiché facciamo tutti così (tradotto: visto che nessuno chiama il numero verde per segnalare i malfunzionamenti), il problema non sarà risolto. Poi, testualmente: “La macchina è evidente che abbia dei problemi, ma se non ci sono segnalazioni non verrà sistemata”.

Domanda molto ingenua: ma se un tecnico sul campo vede degli evidenti problemi, perché non fa lui la segnalazione? (perché non è autorizzato a farla?). Perché ‘N’ utenti devono perdere il proprio tempo per diagnosticare e segnalare guasti che personale affiliato all’azienda già conosce? Perché il cliente deve spendere tempo ed energie per risolvere i problemi già noti al fornitore?

lunedì 5 novembre 2018

mercoledì 10 ottobre 2018

Cacografia

No, non è una parolaccia. Cacografia è semplicemente il contrario di calligrafia. Dove quest’ultimo rappresenta una bella (calli-) scrittura (-grafia), il prefisso caco- indica la brutta scrittura.

Io sono certamente affetto da questo difetto, ed in effetti cerco di evitare in ogni modo di scrivere a mano (soprattutto se devo consegnarlo ad altri).

I rimedi alla cacografia cronica sono tre: scrivere lentamente, il più possibile ordinato; scrivere in carattere stampatello; scrivere con caratteri grandi e ben contrastati.

Gli esami degli studenti, invece, riescono spesso a contravvenire a tutte e tre le regole:

  • Scritti a matita (sì, nel mio corso è permesso). Con tratto leggerissimo, quasi invisibile. Su foglio non bianchissimo, ma di carta grigia (stesso colore della matita). Con quadrettatura pesante, certamente più pesante del testo scritto.
  • Scritti in corsivo, quasi mai a stampatello. Ma quel corsivo che usi quando hai fretta, pieno di scorciatoie sulla forma delle lettere, mancanza di spazi tra le parole, occasionali errori sintattici.
  • Scritti e riscritti, con correzioni, cancellature, riscritture, riporti, frecce e rimandi. Per cui ricostruire ciò che si voleva dire è effettivamente un’opera di enigmistica.

Comprendo bene lo stato di agitazione che si può provare sotto esame, ma ciò rischia di rendere più difficile la correzione, ed in ultima analisi rende difficile al docente capire che cosa lo studente volesse effettivamente descrivere.

E talvolta il desiderio di scrivere “di più” è controproducente, perché porta a scrivere in modo indecifrabile. Suggerimento: meglio essere sintetici, schematici, chiari e comprensibili. La correttezza non si misura mai dal numero di parole scritte o di pagine riempite.

mercoledì 5 settembre 2018

Tip: Open Live Writer

Da parecchio tempo questo blog era fermo. Il motivo principale (oltre alla pigrizia, sempre presente) è che Windows Live Writer (l’ottimo programma della suite Windows Live Essentials di Microsoft pensato per scrivere i post) non è più aggiornato da tempo, ed ha smesso di funzionare su blogger.com per via di una nuova modalità di autenticazione sui server Google.

L’interfaccia nativa di Blogger è troppo spartana ed irritante (oltre a non essere disponibile offline), ed il suo utilizzo supera già la “soglia di sbattimento”. Per cui, piuttosto che adattarsi ad un’interfaccia antipatica, non scrivo. Tanto per ricordarci quanto sia importante l’usabilità di una qualsiasi interfaccia.

Oggi qualcosa è cambiato: ho letto un articolo di PC Professionale (di Antonio Maruccia, disponibile qui) in cui si racconta che la suite Windows Live è ormai scomparso (non più supportato e non più scaricabile dai server di Microsoft). Ma la buona notizia è che l’articolo citava Open Live Writer, un’alternativa open source che raccoglie l’eredità del prodotto Microsoft abbandonato. O, come dicono gli autori: An open source fork of Microsoft's Windows Live Writer.

Adesso, con uno strumento finalmente comodo e flessibile, mi rimane solamente la pigrizia come scusa per non scrivere. Chissà se riuscirò a vincerla?

venerdì 16 giugno 2017

Tecniche di Programmazione 2016/2017

Si è conclusa l'edizione 2016/2017 del corso di Tecniche di Programmazione per ing. Gestionale al Politecnico di Torino.
Principali trattati nel corso: Java, JavaFX, database, algoritmi, strutture dati, ricorsione, simulazioni ad eventi, pattern di programmazione).
Ricordo a tutti gli interessati le risorse didattiche prodotte durante il corso, liberamente accessibili con licenze "open"(se volete, chiamatele OER - Open Educational Resources):

Un ringraziamento ai collaboratori Andrea Marcelli ed Alberto Monge.

mercoledì 31 maggio 2017

Un passettino fuori dal medioevo

Gli eventi di queste ultime settimane mi hanno ispirato questa...

Proposta di legge urgente per aiutare l'Italia ad uscire dal Medioevo.

Articolo 1 - Incremento di produttività

1. A partire dal 01/01/2018, i pagamenti attraverso bollettino postale, nei confronti di una qualsiasi pubblica amministrazione, sono vietati.

Articolo 2 - Norme transitorie

1. A partire dal 01/09/2017, tutte le pubbliche amministrazioni dovranno offrire, per i pagamenti nei loro confronti, almeno una alternativa che abbia le seguenti caratteristiche: essere esente da costi per l'utente (comprese ricariche e abbonamenti), non richiedere spostamenti fisici, non richiedere al cittadino di fare delle code.2. Qualora le alternative di cui al precedente comma 1 non siano offerte, o non siano chiaramente comunicate, il cittadino è esentato dal versamento della cifra richiesta.
3. A partire dal 01/01/2018, le modalità di pagamento ammesse dovranno avere tutte le caratteristiche di cui al comma 1.

Articolo 3 - Copertura finanziaria

1. Le misure di cui sopra saranno realizzate a costo zero per le amministrazioni e per gli utenti.2. La produttività guadagnata (tempo risparimiato per gli operatori e dei cittadini) sarà investita nella formazione alla cittadinanza digitale.



venerdì 11 novembre 2016

Il Phishing sta migliorando

Siamo quotidianamente subissati da maldestri tentativi di Phishing, la maggior parte dei quali facilmente riconoscibili per la struttura sgrammaticata, oppure perché sono relativi a servizi ai quali non siamo iscritti.
Quello che ho ricevuto oggi, invece, era molto ben fatto. Ovviamente, applicando la regola aurea "mai cliccare sui link ricevuti via e-mail" non ci sono cascato.

Questo il messaggio ricevuto:


Si può notare che il messaggio è scritto in un buon inglese, pulito e chiaro. Quasi ragionevole, direi. E, cosa che più mi ha preoccupato, è che proprio oggi si è rinnovato il mio pagamento mensile a Netflix: come facevano a saperlo?

Ovviamente, bastano 5 secondi per verificare che il mittente è un certo netflix@contact.com (ovviamente non è parte di Netflix, e non capisco perché non abbiano usato un indirizzo fasullo @netflix.com, tanto è facile contraffarlo), e che il link manda ad un oscuro http://ow.ly/K0223063JNf.
Per curiosità, la pagina di destinazione, è anch'essa molto ben fatta, e somiglia veramente molto alla pagina di login "reale" di Netflix:


Solo che, come si può vedere, è ospitata su un piratesco http://update.account-proccessing.tk/ anziché sul server legittimo.

In conclusione: occhi aperti, mai cliccare sui link ricevuti, e verificare sempre 3 volte gli indirizzi dei siti su cui si inseriscono i propri dati, immettendoli possibilmente a mano o dai propri bookmark.

giovedì 11 agosto 2016

La legge di Pournelle

Inizia sempre così: una serie di piccoli malfunzionamenti, non del tutto correlati, che suggeriscono che qualcosa sia da riparare o sostituire. Questa volta è il turno della rete locale in casa mia: disconnessioni temporanee, Wi-Fi incerto, switch che si bloccano, ecc.
La reazione è scontata: sostituiamo i componenti più vecchi (quando un Access Point Wi-Fi o un router ADSL superano i 5/6, oltre a non essere più aggiornati con le attuali velocità di trasferimento dati, è possibile che inizino a mostrare segni di vecchiaia). Soprattutto se non erano componenti di marca primaria.
Cambiamo l'Access Point. I malfunzionamenti non si risolvono, anzi forse peggiorano leggermente. Allora cambiamo anche il router ADSL. Stessa solfa. Un vecchio switch Ethernet 10/100, collegato al ruoter, può cedere il passo ad un nuovo switch Gigabit. Ed i problemi peggiorano.

Ed è a questo punto (cioè poco prima di iniziare a sbattere la testa contro il muro), che ti ricordi della mitica legge di Pournelle.
I più maturi (cioè anziani) nel mondo dell'informatica se lo ricorderanno: la mitica rivista BYTE è stato un punto di riferimento per circa 20 anni. La più seria rivista di informatica, che univa all'aspetto commerciale (presentazioni di nuovi prodotti, cosa che fanno tuttora le riviste) anche quello tecnologico (con articoli di approfondimento, tecnicamente corretti ma alla portata di tutti) e quello critico (con prove approfondite dei prodotti, soprattutto hardware). Se eri fortunato potevi trovarla in qualche edicola ben fornita (che di solito ne aveva una copia, quindi dovevi arrivare per primo). Oppure potevi abbonarti e fartela spedire direttamente dagli USA (taciamo sui costi di spedizione). [Nota: molti numeri di Byte sono stati scansiti e caricati sull'Internet Archive]
Una delle rubriche fisse di byte era "Chaos Manor" (e prima ancora "The User's Column"), in cui Jerry Pournelle (noto come scrittore e giornalista) raccontava le proprie personali vicissitudini con l'informatica, da utente avanzato ma non esperto, alle prese con le nuove uscite hardware e software. Con tono ironico (e talvolta saccente), aiutava a vedere l'altra faccia dell'informatica, ossia le difficoltà di comprensione, gestione e manutenzione, che spesso rischiano di portare via più tempo rispetto al reale utilizzo dei sistemi informatici.
Nelle sue sperimentazioni, Pournelle aveva coniato la sua famosa legge: «Check the cables, first». Stava ad indicare che il 90% dei problemi nasce spesso da problemi di connessione (connettori, cavi, contatti) di scarsa qualità o non perfettamente collegati.

L'applicazione della legge di Pournelle ha dato risultati insperati. Ho scoperto che stavo usando cavi Etnernet "di recupero", alcuni di categoria 5 (anziché 5E, necessaria per le velocità superiori ai 100 Mbps), alcuni addirittura senza categoria marchiata, parecchi con connettori "ballerini" o crimpati male. Risultato: buttati via i cavi inaffidabili, acquistati una decina di cavi Ethernet nuovi. Addirittura un paio di prese Ethernet cablate non erano correttamente connesse (contatti incerti) e le ho dovute ri-crimpare (imparando come si fa su YouTube, ovviamente).
Con il senno di poi, si spiega anche perché i problemi tendessero ad aumentare aggiornando l'hardware: se un cavo (o connettore) regge "abbastanza bene" a 100 Mbps, nel momento in cui entrambi i capi (lo switch, il router, il PC, ...) cercano di comunicare a 1 Gbps, i difetti di connessione rendono impossibile la comunicazione, causando pacchetti persi, o periodicamente il reset dell'interfaccia di rete e/o dello switch, fino ad arrivare ad alcuni switch che si auto-disabilitano per i troppi errori.

Ora che i problemi indoor sono risolti (fino alla prossima disavventura, ovviamente), le difficoltà rimanenti sono e continuano ad essere quelle dovute alla penosa qualità della ADSL che Tim riesce a portarmi in casa. Ma questa è un'altra storia.

lunedì 4 luglio 2016

La signora Gabriella

Questo post è un ringraziamento pubblico per la signora Gabriella, e di tutte le signore come lei che ci tengono a renderci la vita un po' più complicata (pardon, interessante). Nota: Gabriella è un nome di fantasia, anche se casualmente coincide con il nome che aveva stampato sul proprio badge.
Gabriella si alza ogni mattina per andare a lavorare in banca, allo sportello di una filiale di una piccola località ligure. Ed aspetta la sua occasione per venire incontro alle esigenze dei clienti.
Capita, un giorno, che il cliente fossi io. A dir la verità, molto umilmente, volevo solamente prelevare qualche euro dal Bancomat della filiale, ma all'asetticità del Bancomat si è presto sostituito un rapporto personale con Gabriella. Ma andiamo per ordine.

  • Ore 12:00, arrivo al Bancomat (posto all'esterno della filiale), inserisco la tessera. Un gesto comune, fatto da milioni di persone ogni giorno.
  • Nessuna reazione. La tessera viene risucchiata, ma il Bancomat sembra non accorgersene. Continua a dire "Inserire la tessera". Attendo un attimo, non succede nulla. Provo a premere Annulla, non succede nulla. Un po' di altri tasti a caso, non succede nulla. Diagnosi: il Bancomat mi ha "catturato" la tessera per qualche motivo.
  • Poiché la banca è aperta, entro (semivuota, per fortuna niente code) e mi reco al primo sportello libero. Gabriella. Espongo il problema, e lei mi dice che devo semplicemente aspettare, e la tesserà verrà restituita automaticamente.
  • Faccio presente che, se il Bancomat dice "Inserire la tessera", probabilmente non si è accorto di averla catturata, ed è improbabile che la possa restituire. Ma Gabriella ne sa più di me, ed insiste di tornare fuori ad aspettare.
  • Con fatica, vista la mia stizza, si alza dalla sedia, percorre 5 passi fino a raggiungere l'interno del Bancomat, apre uno sportello, guarda dentro non molto convinta e ribadisce la verità inoppugnabile dei fatti: "Qui non c'è".
  • Coda tra le gambe, torno fuori ad aspettare come un cretino.
  • Passati 10 minuti, durante i quali ho provato una serie di cose inutili (prova ad inserire un'altra tessera: impossibile, non entra perché lo slot è già occupato; prova a schiacciare tasti che neanche Allevi: inutile; prova con qualche gentile scossone, vuoi mai che vada in 'tilt' come i flipper: inutile), decido di tornare dentro.
  • Lo sguardo di Gabriella, come avesse visto una nutria in decomposizione, cerca di scoraggiarmi dal rivolgersi nuovamente a lei. E lo farei volentieri, vista la simpatia dimostrata, ma purtroppo di fronte al bisogno sono costretto a ri-spiegare da capo il problema.
  • La risposta, questa volta, è stata di tornare fuori ad aspettare, che il Bancomat avrebbe restituito la tessera. Dopo quanto? chiedo io. 2 minuti, 5 minuti, 10 minuti, mezz'ora? La risposta, testuale, è stata "Se lo sapessi sarei un'indovina". Grande, impiegata dell'anno, anzi del secolo. Direttrice delle relazioni con i clienti. Preside della facoltà di comunicazione.
  • L'aspirante indovina, a riprova della sua dedizione al caso, ri-compie nuovamente i 5 passi, facendo pesare ogni movimento, e torna ad aprire la macchina. La tessera "non è caduta", e non può prenderla finché la macchina non la restituisce. E se la prendesse, non potrebbe restituirmela, ma sarebbe necessaria un'autorizzazione della mia banca.
  • Torno fuori, più per sbollire la rabbia che per realmente aspettare la tessera.
  • In tutto questo tempo passano diverse persone, che vorrebbero prelevare, con le quali condivido la storiella, e condividiamo l'amore per le cose che funzionano bene. Il commento di tutti, unanime, è stato "ma dentro non la possono aiutare?". E certo che no! Se no che ci stanno a fare?
  • Nel frattempo, il Bancomat fa un po' di tutto (Fuori servizio, attendere prego. Sincronizzazione con il server. Riavvio.), forse come parte di procedure di auto-diagnostica, forse perché magari qualcuno ha premuto un tastino. Fa un po' di tutto, ottenendo un po' di niente.
  • Passata mezz'ora dall'inizio dell'evento, decido di far bloccare la tessera e farmene spedire una nuova dalla banca, piuttosto che dover accampare lì fuori per 3 giorni e 2 notti.
  • Ritorno in banca per comunicare a Gabriella (cercava di nascondersi tra una risma di fogli) che poteva estrarre la tessera e distruggerla, quando scatta l'illuminazione: una collega, forse incuriosita dalla relazione che si stava creando tra me e Gabriella, suggerisce di chiedere a Roberto.
  • Roberto. La salvezza. Roberto è un tipo, presente in filiale, camicia hawaiana, capello lungo, sguardo vivo (finalmente). In 10 secondi riassumo la situazione. "Ma è mezz'ora che aspetta?" Certo, che dovevo fare? "Aspetti che verifico". Sguardi feroci tra Roberto e Gabriella. Gabriella che cerca di negare il fatto che io fossi già entrato 3 volte (forse mi ha confuso con la nutria).
  • Roberto fa i 5 fatidici passi (per lui sono solo 3, è un po' più agile), fa scattare una serratura, fa scorrere un meccanismo su una slitta, prende la mia tessera, e richiude il tutto. "Ci voleva tanto?" è il suo commento. Sarebbe anche il mio, ma non saprei a chi rivolgerlo.
  • Documento d'identità, fotocopia, data, controfirma, ed il 30 secondi sono fuori con la mia tessera.
Forse il post dovrebbe essere un ringraziamento a Roberto, tutto sommato. Che come tutte le persone sveglie di questo mondo, fa il suo lavoro. Lo fa bene, con cortesia ed efficienza. E vorrebbe probabilmente trasferire buona parte dei suoi colleghi a vivere in un allevamento di nutrie, visto che sul lavoro non fanno altro che creare problemi ed ostacoli.