Speravamo di non arrivarci mai. Che gli episodi talvolta raccontati a bassa voce e sempre in modo indiretto fossero solo sporadici. O addirittura falsi. Che i locali del Poli fossero popolati da persone concentrate sullo studio, sul farsi appassionare dalle nuove tecnologie, e sul cercare nuove amicizie e creare sodalizi, lavorativi o sentimentali.
Così ci immaginavamo le sale studio del Politecnico (che, detto per inciso, da “sale” sono cresciute con il raddoppio diventando anche “corridoi”, “capannoni” e “spazi” studio).
Invece questi locali si sono trasformati in terreno di caccia. Da parte di altri studenti malintenzionati, o da parte di gruppetti semiorganizzati, indifferentemente italiani o stranieri, che hanno iniziato a “battere” i locali frequentati dagli studenti alla ricerca di qualcosa da sgraffignare.
Anche per questo sono comparsi in tutte le sale studio i volantini qui rappresentati, che avvisano sull’opportunità di custodire sempre i propri averi, e non perderli mai di vista. Non solo, tra le parole si legge di fare attenzione a persone che potrebbero avvicinarti con proposte o discorsi strani, con il solo scopo di distrarti.
È sempre stato così? difficile fare un confronto, perché 10 anni fa (ad esempio) nessuno si portava mai appresso cellulare, mp3 e laptop per un valore di qualche migliaio di euro, semplicemente perché tali strumenti non erano ancora così diffusi. Certo avevamo tutti delle “buone” calcolatrici programmabili (ogni tanto riaccendo la ancora la mia fedele HP-28C), ma non ricordo furti o sparizioni, forse perché non così facili da piazzare sul mercato del rubato.
Ricordo invece che i primi giorni di lezione (non ti conoscevi, non conoscevi l’ambiente) molti nelle ore di intervallo chiudevano a chiave le proprie valigette (altro cimelio ormai scomparso ma un tempo dotazione standard). Poi, dopo le prime settimane, il clima si rilassava e l’aula diventava spazio comune in cui ti sentivi al sicuro.
Ciò che rimane da questi episodi recenti è un fondo di tristezza, un profanamento di un spazio ma soprattutto di un modo di vivere e di intendere la giornata di cui noi ex-studenti andavamo fieri.