mercoledì 24 febbraio 2010

Vietato(?) fumare

Premessa: non fumo, quindi non sono in grado di valutare quale possa essere l’impatto di una crisi di astinenza per chi è abituato a fumare.

Tuttavia, le proprie abitudini o i propri vizi non dovrebbero arrogarci il diritto di derogare alle norme della civile convivenza (prima) e del reciproco rispetto (poi, visto che quest’ultimo è in perenne declino).

Pochi minuti fa, nel mio quotidiano pellegrinaggio attraverso il binario 4 di Torino Porta Susa Sotterranea, mi sono imbattuto in ben due persone che beatamente si fumavano la propria sigaretta. In barba ai cartelli di divieto. In barba agli annunci vocali emanati periodicamente.

Non voglio discutere sull’opportunità di applicare tale divieto in una galleria che è a metà strada tra il luogo chiuso ed il luogo aperto, e nel quale passano fior di treni diesel che ammorbano l’aria ben più di qualche decina di grammi di tabacco.

Ma se esiste una regola, o ti batti per cambiarla, o ti adegui, che ti piaccia o no. Così ti insegnavano l’educazione civica a scuola (*). Sarò prevenuto, ma mi par di leggere sui volti di quelle persone un’aria di sfida, o meglio un senso di superiorità e vittoria contro le istituzioni.

E’ certo che il (mio) livello di tolleranza si riduce con l’avanzare della (mia) età, ma alle manifestazioni di arroganza e presunta superiorità non riuscirò mai ad abituarmi senza rodermi dentro. Per fortuna!

 

(*) no, non è vero, queste cose non le insegnano a scuola, e neppure nei canali televisivi che dovrebbero consolidare il senso civico nelle masse. Sono valori tramandati a livello famigliare, per chi ha la fortuna di nascere e crescere nei contesti giusti.

domenica 21 febbraio 2010

Porting

Avete scritto un programma. Che sia un’applicazione standalone, o un’applicazione web, o un’applicazione mobile, in questo caso non fa differenza. L’avete scritto, e funziona. Poi lo trasportate su una macchina diversa, e non funziona più.

Questo scenario mi è capitato innumerevoli volte durante esami o consulenze con studenti. Persone stupite, che si meravigliano che il loro gioiello non funzioni al primo colpo, e che iniziano una serie di divinazioni cabalistiche incolpando il compilatore, le librerie, il sistema operativo, il browser, la rete, la tastiera, o il vicino di casa. Oppure persone sconvolte dal fatto che, dopo aver copiato un file, occorra mettere mano a innumerevoli impostazioni (path, password, servizi, proxy, firewall, …) affinché tutto funzioni a dovere, il che richiede molto tempo ed una buona dose di competenza sugli ingredienti di cui l’applicazione è composta.

È il porting, bellezza. L’arte di fare funzionare la stessa cosa su una macchina diversa. E richiede di solito due attività a cui molti non sono preparati, specie se alle prime armi:

  1. pensare in avanti, anticipando i problemi, parametrizzando le applicazioni, e facendo del testing su macchine diverse già in fase di sviluppo
  2. ricordarsi che anche i migliori registi, attori, scenografi, direttori d’orchestra o musicisti fanno sempre una prova generale, nella quale provano, il giorno prima o la settimana prima, il loro pezzo o la loro performance nel contesto in cui dovrà essere realizzata realmente. Perché chi viene a sostenere un esame non installa il giorno prima il software sulla stessa macchina su cui lo dovrà dimostrare?

Un consiglio per tutti: visto che all’ultimo momento gli imprevisti ci saranno sempre (il mitico “effetto demo”), cerchiamo di premunirci in anticipo, con opportune prove generali, non lasciando il successo della performance alla fortuna del momento.